Dall’altra parte dell’Atlantico, alcune grandi città hanno sperimentato precocemente pedonalizzazioni e nuovi assetti urbanistici per dare spazio, tra le altre cose, alla ristorazione all’aperto. E ora i cittadini chiedono che queste misure diventino permanenti.
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Da una settimana la ristorazione italiana è alla prese con le bizze metereologiche di una primavera insolitamente piovosa, che complica non poco il servizio – obbligato, fino al 1 giugno – all’aperto. Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, alcune grandi città americane pensano già a strutturare in modo permanente la gestione di dehors e pedonalizzazioni che ormai da quasi un anno hanno modificato l’approccio dei cittadini agli spazi pubblici e alla socialità, con la benedizione delle amministrazioni cittadine interessate.

La ripartenza di New York

Nella New York che dal 1 luglio si appresta a riconquistare la normalità con la cessazione di ogni restrizione alle attività commerciali e culturali (e il sindaco Bill De Blasio suona la carica: “Questa sarà l’estate di New York, vedrete attività incredibili, torneranno le attività culturali, credo che la gente verrà a frotte a New York perché vogliono riprendere a vivere”), l’ultimo anno è stato amministrato chiedendo grandi sacrifici (anche) al settore della ristorazione. E il processo di graduale ripartenza di bar e ristoranti è ancora in corso: solo dal 7 maggio, gli esercizi potranno ricominciare a lavorare al 75% della capienza interna, mentre dal 17 del mese il coprifuoco ancora vigente – fissato a mezzanotte – cadrà per il servizio outdoor (e dal 31 maggio anche per chi preferisce sedere all’interno). In tutto questo periodo travagliato, però, l’utilizzo di dehors e terrazze è sempre stato consentito, proseguendo persino durante il rigido inverno newyorkese. E questo modo di vivere la città ne ha cambiato il volto, trasformando molte strade, isolati, parchi di New York e Brooklyn (da Manhattan al Queens, a Williamsburg…) in una colorata sequenza di bar e ristoranti a cielo aperto, che in diversi contesti ha regalato a una delle città più popolose e caotiche del mondo un’atmosfera da sagra di paese che invita tutti – e tante famiglie! – a godere di spazi ripensati a misura d’uomo.

Open streets. New York vuole renderle permanenti

Buona parte del merito si deve al programma di pedonalizzazioni temporanee Open Streets, varato durante l’estate 2020 dal lungimirante consiglio comunale, che ora pensa di rendere permanente l’iniziativa: anche quando la pandemia sarà un ricordo lontano, dunque, i distretti e le comunità locali potranno far richiesta all’amministrazione per partecipare al programma, e, periodicamente, la mappa di strade e piazze pedonalizzate sarà aggiornata, mentre – dove consentito dall’urbanistica – si procederà all’allestimento di arredi urbani permanenti per favorire l’attività all’aperto di bar e ristoranti. Al momento il programma amministra 20 diversi siti in 5 quartieri della città, da Vanderbilt Avenue (Brooklyn) alla 34th nel Queens: il consiglio ha prodotto 39 voti favorevoli (e 8 contrari), ora spetta al sindaco firmare il provvedimento.

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Philadelphia è cambiata. In meglio?

Riflessione analoga si fa strada a Philadelphia, altra grande città statunitense dell’Est che ha beneficiato di un programma di pedonalizzazioni e ripristino delle attività all’aperto sin dai primi mesi di pandemia, nel 2020, mitigando la crisi della attività di ristorazione. Durante l’inverno, la progettazione di queste strutture all’aperto si è fatta più complessa e articolata, e ora la città si riscopre piacevolmente trasformata, con la benedizione dell’amministrazione locale, che ha consentito a bar e ristoranti di occupare parcheggi, spazi non valorizzati, interi isolati laddove possibile senza impattare sulla viabilità. Le licenze di concessione scadranno alla fine del 2021, ma molti cittadini (con i ristoratori in prima linea) già chiedono che il cambiamento possa diventare permanente, intravedendo le potenzialità di un vero e proprio cambio di passo nelle abitudini della comunità. Molti quartieri, spiegano le associazioni cittadine, hanno conquistato nuova vitalità e sono tornati ad attirare persone proprio a partire dal ripensamento degli spazi pubblici. E questo cambio di prospettiva potrà rivelarsi munifico anche sotto il profilo commerciale. Dunque è già partito il dibattito che coinvolge architetti, progettisti, designer, imprenditori e cittadini per rendere sostenibile (e compatibile con la gestione quotidiana di una grande città) la fruizione di questi “nuovi” spazi e servizi destinati alla collettività.

a cura di Livia Montagnoli