Forse bisogna rivedere, parzialmente, il giudizio diffidente sulla Gen Z, quella fascia di popolazione che negli ultimi anni non è stata certamente il motore dei consumi delle bevande alcoliche, a livello mondiale (abbiamo già provato a smontare alcuni luoghi comuni sul rapporto dei giovani con l’alcol). Un segmento che si è comunemente distinto per la moderazione e per l’attenzione agli aspetti salutistici dell’alimentazione.
Tuttavia, rispetto a due anni fa, quando il coinvolgimento dei più giovani aveva toccato i minimi, sembra che qualcosa stia cambiando. Gli ultimi dati e le ultime analisi rese note dall’Iwsr, istituto londinese specializzato nelle analisi di mercato, parlano di «re-engaging with alcohol» e ci dicono che nel marzo 2025, considerando i 15 mercati principali per le vendite di bevande alcoliche, la percentuale di chi, tra i giovanissimi, ha dichiarato di aver consumato alcol negli ultimi sei mesi è passata dal 66 al 73 per cento.
Questo incremento nei livelli di consumo di alcolici si è visto, nello specifico, in alcuni importanti Paesi. Secondo i dati Bevtrac di Iwsr, negli Stati Uniti, il tasso di coinvolgimento tra gli individui della Z Generation sono passati dal 46% al 70% tra 2023 e 2025. Nel Regno Unito si parla di crescita robusta, dal 66% al 76 per cento, così come in India (dal 60% al 70%) e in Australia, con tassi di coinvolgimento passati dal 61% all’83 per cento del marzo 2025.

L’Iwsr ha rivelato che gli ultimi rilevamenti sulla Gen Z evidenziano alcune tendenze positive nel rapporto di questa categoria con le bevande alcoliche: più disponibilità alla sperimentazione e a navigare tra i brand con in mano una gamma vasta e allargata di categorie del beverage; un più forte coinvolgimento coi superalcolici, rispetto alla media del mercato; una maggiore inclinazione a frequentare i locali (canale on-trade) e un atteggiamento più elastico rispetto al concetto di moderazione prolungata.
Analizzando il calo globale dei consumi, Iwsr sottolinea come la Gen Z sia stata condizionata in questi anni nell’approccio con le bevande alcoliche non solo da determinate convinzioni personali che hanno a che vedere col rapporto alcol-salute, ma anche dalle evidenti difficoltà economiche e dalla conseguente ridotta capacità di spesa. Ma le ultime rilevazioni stanno offrendo segnali di risveglio, in controtendenza, come ha sottolineato Richard Halstead, responsabile consumer insights di Iwsr: «Abbiamo prove che la propensione a uscire e spendere di più sia in ripresa per questa specifica categoria di giovani consumatori, in contrapposizione alla teoria secondo cui la Gen Z stia abbandonando gli alcolici».

Guardando ai prodotti, in questo nuovo scenario, secondo Iwsr, è la birra di fascia premium a conquistare la palma del segmento più attivo, con incrementi in Brasile, Francia e Spagna. Questo, a fronte di un rallentamento in alcuni Paesi del coinvolgimento dei consumatori che scelgono la versione analcolica. E in un contesto in cui sia i vini sia i liquori vedono rallentare la tendenza di lungo corso alla premiumizzazione.
Lo scenario macroeconomico, secondo gli analisti, lancia segnali contrastanti, con difficoltà economiche e segnali di ripresa. Per questo motivo, per il mercato degli alcolici si tratta di una vera e propria sfida, in quanto il sentiment generale dei consumatori si colloca in un grado da neutro a negativo. Un quadro che appare difficile soprattutto per gli Stati Uniti (alle prese con le incognite sull’effetto dei dazi) e per la Cina, mentre sono sui livelli del 2024 gli altri mercati.
Unico Paese con indicatori tutti positivi (sentiment, spesa e volumi acquistati) è l’India, dove i Millennial di classe medio-alta, e residenti nelle grandi città, hanno uno sguardo ottimistico sul futuro dell’economia, guadagnano bene, continuano a bere e spendono di più. E, in questo, si stanno portando dietro, conclude l’Iwsr, anche i più giovani appartenenti alla Z Generation.
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