L’ingresso nel capitale di Arnaldo Caprai, cantina icona dell’Umbria e alfiere del Sagrantino di Montefalco, è l’ultima operazione di Angelini Wines & Estates, costituita da 6 cantine, per un totale di 1.700 ettari di terreni, di cui 460 vitati, e una produzione complessiva di circa 4 milioni di bottiglie l’anno. Tra le realtà più celebri del gruppo: Bertani (Cantina dell’Anno 2023 dal Gambero Rosso) in Valpolicella, Val di Suga a Montalcino e Cantina Puiatti in Friuli. Di questi tempi, un gruppo che continua ad investire fa notizia (accanto ci sono le notizie di gruppi in perdita, come Zonin1821 che ha avviato la composizione negoziata della crisi). Delle strategie e del modello imprenditoriale di Angelini abbiamo parlato con il presidente e ceo Alberto Lusini.

In questo momento difficile per il mondo del vino un’azienda che investe è una buona notizia?
Spero di sì. Serve una buona gestione che aiuti in un momento di difficoltà delle vendite. La famiglia Angelini ritiene che sia ancora positivo investire nel mondo del vino e dell’hospitality. Non c’è solo passione ma una visione imprenditoriale.
Quali sono le sfide al vino che vi preoccupano di più?
C’è tanto vino che il mercato non ci chiede. In Italia abbiamo più di 50 milioni di ettolitri di stock complessivo. Un terzo di questi prodotti sono in affinamento e non preoccupano, un terzo rappresenta il cuore della produzione che ruota annualmente, un terzo è fatto di vini generici che non hanno denominazione e provengono da aree poco votate: è il problema che abbiamo in questo momento. Negli ultimi anni sono state piantate vigne in territori non vocati dove prima si facevano mais e patate. Ovvio, poi, che della crisi del vino generico risentono tutti. C’è troppo vino che il mercato non chiede.
Come si risolve?
Non servono espianti. Con il tempo si crea un equilibrio: il mercato blocca ciò che non è richiesto. Oggi siamo ancora nella tempesta perfetta: il livello dei prezzi si è alzato e nel 2026 avremo problemi sul fronte dell’energia, ma il consumatore non è pronto ad accettare un altro aumento di prezzi. La ristorazione premium va bene, ma serve professionalità. Le aziende sono piccole e hanno una visione frammentata: pertanto dovranno aggregarsi e servirà una maggiore professionalità dei player.
Esempi virtuosi?
Cito quello del Soave. Il consorzio guidato molto bene da Cristian Ridolfi sta facendo una cosa intelligentissima: invece di tagliare in modo lineare le rese del Soave va a limitare le zone che non erano vocate. Una scelta coraggiosa nella direzione del mercato. Anche per noi che puntiamo sul Soave con 15 ettari dell’azienda Bertani a Castelcerino, è un esempio utile.
Con i vostri brand siete radicati in diverse zone e fate parte di diversi consorzi. Che anno vi aspettate?
Siamo un’azienda multibrand e lavoriamo su 7 territori diversi: tutti stanno risentendo delle criticità del settore. Il 2026 sarà complesso quanto il 2025 per il sistema di distribuzione, ma dobbiamo ricordare che veniamo da 30 anni di crescita a doppia cifra.
Quali territori vi sembrano più in difficoltà e quali reagiscono meglio?
In Valpolicella, Bertani è in un momento favorevole: i rating sono alti e l’apertura della cantina all’ospitalità aiuta molto il brand. Puiatti in Friuli fa il prodotto giusto al momento giusto: bianchi diretti, luminosi, dritti. In generale, la bollicina cresce del 20% in un contesto negativo: nel 2025 abbiamo diminuito le vendite del 2%. Si fa più fatica in Toscana dove c’è tanta concorrenza: c’è una flessione delle top line ma portiamo a casa il risultato.
Andiamo al vostro ultimo “acquisto” in Umbria. Che cosa aggiunge Arnaldo Caprai al vostro portafoglio? Perché è interessante per voi?
Faccio una battuta: se il treno in corsa oggi è quello dei pinotage bianchi e delle bollicine noi, con un investimento sul sagrantino che è la varietà più potente e tannica al mondo, siamo in controtendenza. In verità, è un investimento compatibile con la nostra strategia di sviluppo: noi siamo una costellazione di produttori premium e Caprai è un’azienda che, insieme ad altre come Lungarotti, ha costruito il territorio umbro. Propone prodotti esclusivamente per la ristorazione e, in più, ha un prezzo medio che farebbe invidia a tanti marchi blasonati. Il suo posizionamento è perfetto per noi.

In questa operazione vede anche un’occasione di progresso per l’Umbria o prevale il peso del brand?
Il nostro leit motiv è “Elevating Territories”, cioè sviluppare territori: produciamo vino per parlare in tutto il mondo di quanto è buona e bella l’Italia. Certo, ci sono aree più blasonate, ma in Toscana siamo già presenti con tre realtà, mentre in Piemonte non c’è ancora stata l’occasione giusta. La scelta su Caprai è nata più sul marchio che sulla regione, ma siamo abituati a lavorare anche su regioni “eccentriche”. La famiglia Angelini è originaria di Ancona, quindi con fortissime radici marchigiane: l’attenzione sul centro Italia c’è sempre stata. L’Umbria è un territorio meraviglioso e Caprai fa il 15% di hospitality. È un’occasione di sviluppo.
Come si integrano le due compagini?
Alla fine del processo noi avremo una maggioranza pari al 65%, a Marco Caprai resta il 35%.
Parliamo di mercati. Quali sono i vostri sbocchi principali? E cosa vi aspettate dalle nuove aperture verso India, Mercosur e Australia?
Metà del prodotto resta in Italia, l’altra metà va all’estero. I mercati principali sono Usa ed Europa: Nord Europa e UK crescono molto. Tra i nuovi sbocchi, in Australia ci siamo già. L’India vivrà un’apertura molto lenta: i dazi sono ancora altissimi. Trovo molto più interessante il Mercosur: la diminuzione dei dazi si realizzerà nell’arco di 8 anni, ma già oggi Brasile, Colombia e Uruguay stanno rimpiazzando le speranze che si avevano sulla Cina. Molto interessante il Brasile in particolare per il Brunello.
Con quali strategie presidiate i mercati?
Puntiamo sul trade marketing piuttosto che sul consumatore finale. All’estero abbiamo investito su una squadra di export manager che Angelini Wines non aveva mai avuto: con l’arrivo di Caprai abbiamo un team di sei persone. Non solo fiere: miriamo a duty free e on premise, alle catene più importanti all’estero e alle enoteche più prestigiose con un lavoro di mappatura. In un mercato così frammentato è complesso fare investimenti: serviranno sempre di più le aggregazioni tra produttori.

La bottaia di Bertani
Oggi nella storia irrompono i vini NoLo. Che ne pensate?
Noi facciamo un no-alcol con Fazi Battaglia che ha un posizionamento diverso da altri marchi. Sono prodotti che parlano a un consumatore diverso da quello italiano, semmai più adatti al Nord Europa. Parliamo dell’1% del mercato: per ora è troppo poco. Basti pensare che il mondo dei rosati è cinque volte più grande. Puiatti propone un low alcol naturale con posizionamento più alto. Su tutte le aziende noi siamo “estates producer”: ciò vuol dire che partiamo dalla campagna e partire dalla campagna sui low alcol significa parlare di un vino da 9,5 gradi.
Intanto cresce l’offerta enoturistica. Sarà un asset anche per voi?
L’Italia fa meno della metà dell’hospitality che fa la Francia, ma ha il vantaggio di poter vantare più zone di attrazione. In più il turismo cresce nella fascia premium, quindi ha senso investire. E poi tutti vogliono andare verso il consumatore: noi stiamo cercando di costruire una leva tramite l’ospitalità. Il vino è una costellazione di altre emozioni. Presto avremo grandi novità con strutture che vogliono generare esperienza in tutti i territori presenti. Su Verona lavoriamo in maniera attiva sulla ristorazione all’interno delle nostre aziende. In Toscana lavoriamo sull’hotellerie su Borgo Tre Rose: serviranno due anni per la ristrutturazione. Caprai fa già 15 mila visitatori l’anno, ora lavoreremo sulla ristorazione. Tutte le offerte saranno premium perché devono dialogare con i brand che rappresentano.
Niente da mostrare
ResetNo results available
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd