Un programma ricco e suddiviso in cinque aree principali, con focus sul significato profondo dell’isola: ecco perché Procida è la Capitale italiana della cultura 2022. Più elenco dei piatti tipici.
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Procida Capitale italiana della cultura 2022

Solo 3,7 chilometri quadrati e 16 km di coste, ma ben 3 porticcioli su altrettanti versanti: Procida è sempre quell’Isola di Arturo, paradiso nostrano e ancora vergine, un luogo di pescatori da girare a piedi; piccola sì, ma non per questo poco vivace. L’isola in provincia di Napoli si appresta ora a diventare Capitale italiana della cultura 2022. Lo ha comunicato lo scorso 18 gennaio il presidente della giuria Stefano Baia Curioni, una notizia che non ha tardato a destare scalpore: è infatti la prima volta che il riconoscimento va a una località così piccola, a un borgo e non a una città. E il motivo è presto detto: il progetto presentato è curioso e interessante, sono stati studiati bene i sostegni locali e regionali pubblici e privati, e poi “la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria”.

Procida e la cultura dell’isola

Si sta scoprendo sempre più meta turistica, Procida, probabilmente per via del fascino di baie e promontori, delle spiagge sabbiose e delle stradine caratteristiche del borgo dei pescatori, ma anche di quelle casette colorate che hanno fatto da scenografia a tanti film, a cominciare dall’indimenticabile Il Postino. E ancora una volta, proprio come nel film di Michael Radford e Massimo Troisi, è la poesia a creare l’atmosfera giusta nella bella località marittima, che ha presentato un progetto “capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio per tutti noi, al Paese nei mesi che ci attendono”. Procida, La cultura non Isola è il titolo del dossier di candidatura, che pone l’accento sul significato profondo del concetto di terre isolane, che sono prima di tutto luoghi “di esplorazione, sperimentazione e conoscenza”, modelli delle culture “e metafora dell’uomo contemporaneo”.

Il programma di Procida Capitale italiana della cultura 2022

Sono ben 44 i progetti culturali in programma per il prossimo anno, per un totale di 330 giorni di programmazione che coinvolgeranno 240 artisti, 40 opere originali e 8 spazi culturali rigenerati. Il programma è stato suddiviso in cinque sezioni principali: Procida inventa, con mostre, performance e attività culturali, Procida ispira che premia i contenuti creativi che omaggiano l’isola, Procida include per le iniziative di inclusione sociale, Procida innova per ripensare in maniera strategica il proprio patrimonio culturale, e Procida impara, che si propone di coinvolgere diverse realtà del territorio per scambiare conoscenze e rafforzare la cultura della comunità.

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Cosa mangiare a Procida: prodotti e piatti tipici

Centri fortificati, panorami mozzafiato e anche un’isola nell’isola, Vivara, riserva naturale protetta, selvaggia e disabitata, unita a Procida solo da un vecchio ponte percorribile a piedi: sono tante le bellezze da ammirare durante una visita all’isola, e altrettante sono le delizie da assaggiare a tavola, in uno dei tanti ristoranti buoni del luogo (mentre a Roma, prontamente, Gabriele Muro, chef del ristorante Adelaide dell’Hotel Vilòn, originario di Procida, proporrà dal 25 gennaio un menu dedicato alla sua isola, per gli ospiti dell’albergo). Impossibile resistere a un assaggio di luveri al sale, per esempio, o un piatto di spaghetti ai ricci di mare o con le canocchie. Procida è famosa poi per i crostacei, le alici e i limoni, di grandi dimensioni e profumatissimi, spesso serviti in insalata, bolliti e conditi con olio, sale e menta fresca. Gli agrumi danno vita anche a limoncello, crema al limone e dolci freschi, mentre nell’orto spiccano i carciofi, di una varietà particolarmente pregiata e gustosa, insieme a melanzane e zucchine. Per gli amanti della carne, qui si predilige il coniglio alla procidana, fatto con pomodoro ed erbe aromatiche, da accompagnare a un vino tipico locale: falanghina per il bianco, aglianico per il rosso.

a cura di Michela Becchi

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