Non solo mare e spiagge. La Costiera Amalfitana offre spunti suggestivi anche fuori dalla stagione calda. Quattro idee per un week end d'autunno
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Qualche grado in meno e molta, molta folla in meno. Quella folla che nei momenti caldi della stagione estiva rende impossibile perfino camminare o spostarsi da una località all’altra della Costiera Amalfitana. In autunno la Divina non manca di attrattive: non più le acque limpide in cui tuffarsi, ma i molti tesori da scoprire. Siamo in una zona di grande prestigio, incantevole bellezza paesaggistica e fiorenti produzioni enogastronomiche e artigianali. Che vale la pena conoscere. Ancora di più: da vivere.

 

Costiera Amalfitana, borghi, strade e grandi vini

Stretta tra la Penisola Sorrentina (a nord) e la Costiera Cilentana (a sud), la Costiera Amalfitana è il tratto della costa tirrenica in provincia di Salerno che va da Punta Campanella a Vietri sul Mare, uno dei luoghi più famosi e visitati al mondo, patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1997. Una scenografica strada nata in epoca borbonica – la Statale 163 Amalfitana – tra le più belle (e in alta stagione ingolfate) d’Italia collega la manciata di comuni che conservano monumenti ed edifici di grande pregio artistico e architettonico. Piccoli e inconfondibili borghi affacciati come un balcone verdeggiante sul mare che offrono scorci entrati nell’immaginario collettivo, eppure capaci di sorprendere un momento via l’altro: Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare e Agerola. Centri pittoreschi sviluppati per lo più in verticale, cerniera che unisce il Tirreno con i Monti Lattari. In cui si snoda il Sentiero degli Dei, spettacolare percorso che collega Agerola e Nocelle che offre panorami mozzafiato. Visitarli fuori dalla stagione che affolla le spiagge significa scoprire delle vere e proprie perle. Un autentico giacimento di tradizioni e cultura popolare, artigianato e prodotti tipici d’eccellenza. Un angolo di bellezza e di bontà, dove si trovano ristoranti tipici e grandi tavole (qui una selezione dei ristoranti da provare in Costiera Amalfitana). Senza scordare che Costa d’Amalfi è anche il nome di un vino locale.

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Ravello la città della musica e dei giardini

Basterebbe a se stessa, Ravello, senza bisogno di altro, con i suoi terrazzi sospesi nel vuoto e la vista mozzafiato, la posizione strategica tra Minori e Amalfi, leggermente nell’entroterra. Eppure altro c’è: il Duomo – una delle (ex) cattedrali più antiche d’Italia il cui nucleo originale risale al 1086, sede del Museo dell’Opera e della pinacoteca d’arte medievale e moderna – il museo del corallo. E il festival musicale, innanzitutto, l’appuntamento di inizio estate che da oltre 60 anni richiama nomi di calibro internazionale del panorama della musica classica e non solo. È un evento che unisce grandi concerti alla magia di uno scenario di incredibile suggestione: l’Auditorium Oscar Niemeyer e la vicina Villa Rufolo, tanto amata da Richard Wagner.

Un vero gioiello architettonico, risalente al XIII secolo, con la sua torre d’ingresso, il viale alberato che porta al chiostro moresco, il pozzo, la cappella, e il magnifico belvedere sospeso sul vuoto, palcoscenico di tanti spettacoli. Una delle attrazioni di questa Alhambra, mescolanza di stili architettonici, è il giardino di chiaro stampo ottocentesco ricco di piante esotiche, un patrimonio cittadino che si affaccia verso oriente, e offre un bellissimo panorama su tutta l’area della Costiera. È uno dei magnifici giardini di Ravello, disegnato dallo scozzese Francis Neville Reid che acquisì la Villa nell’Ottocento e destinò un’area alla scuola per giardinieri attiva ancora oggi. Ci sono poi altri gioielli verdi tra strade e viuzze punteggiate dalle botteghe degli artigiani, come quelli custoditi in ville private e soprattutto nei grandi hotel cittadini, per esempio Villa Cimbrone, cui si arriva attraverso la caratteristica strada.

I giardini terrazzati del Caruso visti dall’alto

Non è l’unica: il Caruso, oggi di proprietà del gruppo Belmond, è una meta per tanti stranieri e italiani conquistati dalla bellezza di questo luogo. Un edificio del XI secolo, situato nel punto più alto di Ravello, a 300 metri sul mare, la cui piscina a sfioro riscaldata, sospesa sul nulla, rappresenta un’attrattiva difficilmente ignorabile. Il giardino terrazzato conserva uguale bellezza. A curarlo, Gaetano Amato, giardiniere di quarta generazione, da oltre 15 anni al servizio dei magnifici giardini di quella che un tempo era la residenza della famiglia Camera d’Afflitto. A lui il compito di vestire (e raccontare agli ospiti) le terrazze con tutti gli alberi e le piante che appartengono alla flora mediterranea e non solo: alberi di melograni e meli rari nella parte bassa, cipressi e rose storiche intorno alla piscina, aranci, limoni e ulivi nella parte inferiore, e poi un giardino di erbe aromatiche a disposizione dello chef Mimmo Di Raffaele. Un paradiso da scoprire, il momento migliore – spiega il capo giardiniere – è al mattino.

Amalfi dall'alto

Amalfi, i limoni e il Duomo

Ex repubblica marinara, Amalfi è il centro più importante della zona, quello che dà il nome a questo tratto di costa. Letteralmente preso d’assalto dai turisti, merita una tappa, foss’anche per una passeggiata per il centro con il caratteristico reticolato di viuzze, piazzette e scalinate e una visita al Duomo – la cattedrale di Sant’Andrea – con la sua facciata neomoresca ricca di decori dorati, bifore e trifore, gli interni gotici e barocchi e l’atrio che collega il campanile, il chiostro del Paradiso e la chiesa del Crocifisso. Poco distante, proseguendo sulla strada centrale verso nord in direzione della Valle dei Mulini e le Ferriere – da cui partono i sentieri da trekking – si incontra il Museo della Carta, che celebra una tradizione locale iniziata tra il XII e il XIII secolo, e poco dopo quello della Civiltà Contadina Arti e Mestieri, allestito dalla famiglia Aceto, che da quasi 200 anni lega il proprio nome a quello dei limoni locali. L’attività si fa risalire infatti al 1825, ma è nella seconda metà del ‘900 che l’azienda si struttura, addomesticando un’area all’apparenza inaccessibile, e valorizzando il limone locale, lo Sfusato, ma anche lo Zagara Bianca e il Verdello.

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limoni Amalfi

La nascita dell’IGP Limoni Costa d’Amalfi si deve infatti al patriarca Luigi, mentre all’intraprendenza delle nuove generazioni il merito di insistere sulla conservazione del territorio (quasi 13 ettari tutti a regime biologico) e aver sviluppato una serie di attività collaterali, legate alla trasformazione del prodotto e al turismo: ne siano un esempio i Lemon Tours che portano alla scoperta dei giardini verticali che – in stagione – punteggiano di giallo quest’angolo di paradiso con una serie di pergolati di legno di castagno che formano gallerie profumatissime. Le macere, i terrazzamenti di pietrame a secco, determinanti nella conservazione dell’assetto idrogeologico e morfologico del territorio, sono veri e propri esempi di land art in piena armonia con la storia locale. È infatti in questa agricoltura eroica che risiede l’anima di questi luoghi. Una tradizione raccontata anche attraverso il piccolo ma ricco museo che ospita strumenti del mestiere, attrezzature e cimeli che testimoniano il legame dell’uomo con il lavoro contadino e con il suo frutto più famoso: il limone amalfitano. Sarà facile notare il trenino giallo che dal mare porta su fino all’ingresso dell’azienda agricola e alle sue architetture naturali affacciate nella vallata, la stessa che assicura un microclima così favorevole a questa coltura.

Lemon Tours – Salvatore Aceto –  335 1218292 – https://www.amalfilemonexperience.it/it/lemon-tour/

Cetara e la colatura

Un luogo che conserva con orgoglio una profonda anima marinara: dal piccolo porto alla manciata di case riunite tutt’intorno e incastonate in una profonda e verde vallata, all’atmosfera che si respira ogni giorno dell’anno; ogni cosa qui parla di mare. Il dolce clima autunnale invita alle passeggiate, alla volta della Chiesa di San Pietro Apostolo con la cupola impreziosita dalle maioliche e poi fin verso il porto dove sostano pescherecci, tonniere, cianciole con le caratteristiche lampare, e alla scoperta della torre Vicereale proprio sulla spiaggetta, costruita in seguito al violento saccheggio da parte dei turchi a metà del XVI secolo.

pasquale torrente. foto andrea moretti (38)
foto Andrea Moretti

Orientarsi nel piccolo borgo è facile e la passeggiata che porta al porticciolo costeggia la Chiesa e il Convento di San Francesco (entrambi risalenti al 1300), quest’ultimo oggi sede del Comune e del ristorante più famoso della cittadina, quel Convento che ha saputo far conoscere Cetara e il suo prodotto simbolo in ogni parte del mondo: la colatura di alici, che vede in Pasquale Torrente il suo sacerdote e nel Convento il suo tempo, oggi al passaggio del testimone con Gaetano, la nuova generazione, sempre più protagonista. Una salsa sapidissima e intensa derivante dalla maturazione delle alici poste sotto sale appena pescate. Alici e tonno sono i protagonisti incontrastati della tavola locale (ma anche delle botteghe che propongono diverse conserve ittiche) che gode dei frutti del fiorente pescato locale. Del resto, lo stesso nome della cittadina pare fare riferimento alla pesca: sono diverse le ipotesi, ma tutte rimandano alla pesca o alla lavorazione del pesce.

Al Convento – Cetara – Piazza S. Francesco, 16 – 089 261039 – http://www.alconvento.net

Vietri sul mare

Vietri sul Mare e le ceramiche

Il primo borgo per chi viene da Salerno, l’ultimo da Napoli, Vietri sul Mare lega la sua storia al mito di Giasone che – secondo la tradizione – vi approdò durante il suo viaggio con gli Argonauti alla ricerca del Vello d’oro e pose le fondamenta della città, incantato dalla bellezza di questo luogo. Più realisticamente l’origine di questa cittadina si fa risalire all’antica Marcina, ricca località etrusca famosa per lo sviluppo economico e artistico, distrutta intorno al 500 e poi ricostruita successivamente sui resti della vecchia città distrutta. E a quella fa riferimento il nome Vietri, derivante dal latino vetus: vecchio, antico. Oggi è uno dei borghi meno noti della costiera, poco meno di 9mila abitanti e una tradizione consolidata nell’arte della ceramica, artistica, di uso quotidiano, da rivestimento. Una lunga storia condivisa un po’ con tutta la Costiera ma che qui vede la sua capitale, come evidenzia la chiesa di San Giovanni Battista – il Duomo sul Mare, dai soffitti a cassettoni dorati – con la sua cupola rivestita di maioliche colorate che domina il centro abitato, e gli scorci decorati da ceramiche dalle tonalità accese. Colori vivaci che esprimono nelle cromie, nel disegno e nelle forme, la bellezza e il calore di questi luoghi. Un settore artistico e commerciale così importante che gli è stato dedicato anche uno spazio espositivo: il Museo della Ceramica all’interno di Villa Guariglia, che conserva vasellame di uso quotidiano, ceramiche salernitane del “periodo tedesco”, oggetti a tema religioso.

Solimene Vietri sul Mare
Solimene

Per chi volesse perdersi tra i colori di queste ceramiche, vale la pena una visita a Solimene, insegna artigiana che vanta una tradizione familiare centenaria e una bellissima struttura, inconfondibile edificio in cui si trovano stoviglie, soprammobili, vasi: un labirinto di ceramiche di ogni fatta. Solimene tira – tra l’altro – i famosi Piatti del Buon Ricordo che celebrano la cucina di tradizione. Il borgo è dominato da diverse torri: quella della Marina di Vietri, quella di Dragonea, la Torretta Belvedere a Raito. Le torri del ‘500 cingono la spiaggia della Crespella, proprio di fronte ai Due Fratelli, i faraglioni di Vietri sul Mare. A un passo da Vietri c’è il Parco Croce, oasi WWF regalata dalla famiglia di Benedetto Croce, un bosco di macchia mediterranea che ospita diversi esemplari di fauna locale, tassi, faine, cinghiali, volpi, e molti rapaci.

Solimene – Vietri sul Mare (SA) – via Madonna degli Angeli 7 – 089-210243 –http://www.ceramicasolimene.it

 

Qui una selezione dei ristoranti da provare in Costiera Amalfitana