Hanno esordito firmando un manifesto che, dopo qualche mese, si è concretizzato nel movimento etico più ambizioso della ristorazione italiana. Ma gli chef torinesi non si fermano qui: il progetto Cucine Solidali è appena iniziato.
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Con l’emergenza sanitaria le iniziative solidali nel settore della ristorazione si sono diffuse lungo tutto lo Stivale. Quella che stiamo per raccontare, però, è una storia diversa dalle altre: nessun protagonista, nessuna campagna mediatica a livello nazionale; solo una grande rete virtuosa che ha visto scendere in campo i ristoratori di Torino con l’obiettivo di supportare le fasce più deboli della popolazione. Parliamo di Cucine Solidali, progetto avviato lo scorso marzo da un gruppo di cuochi torinesi per offrire aiuto concreto alle mense dei poveri della città in cui vivono. Un movimento unico nel suo genere – nato dalla stesura di un manifesto programmatico firmato dai partecipanti – che finora ha visto la distribuzione di più di 35 mila pasti a scopo caritatevole. Così, durante i mesi bui della pandemia, le cucine della capitale piemontese sono rimaste attive grazie alla mobilitazione di un esercito silenzioso di chef, impegnati nella preparazione di pasti caldi per sfamare le persone senza fissa dimora. Ma cerchiamo di capire come si è attivato il grande circuito della solidarietà locale.

Cucine solidali per la mensa dei frati minori

Cucine Solidali. L’esordio del movimento etico torinese

Tutto è nato dall’aggravarsi della situazione sanitaria nel mese di marzo: in quel periodo, infatti, nei centri abitati delle grandi città come Torino i senzatetto hanno subìto più di chiunque altro il dramma dei contagi, e in seguito all’ondata di licenziamenti il loro numero è cresciuto a dismisura, mettendo a dura prova il lavoro compiuto dalle reti di accoglienza torinesi. Di fronte a uno scenario così travagliato, dunque, i cuochi di oltre 20 attività della zona – “senza alcuna distinzione fra trattorie e ristoranti, locali etnici, gastronomici o tradizionali“, come specifica il Manifesto delle Cucine Solidali – hanno unito gli sforzi per porre rimedio al problema, riaccendendo i fornelli dei ristoranti dalle sale deserte e impegnandosi a supportare le principali associazioni umanitarie di Torino, dalla mensa dei Frati Minori a quella della Comunità di Sant’Egidio, fino agli asili notturni del Centro Torinese di Solidarietà.

Per noi è stato un gesto spontaneo”, racconta Andrea Chiuni, executive chef dei ristoranti Tre Galline, Tre Galli e Carlina, nonché coordinatore del progetto, “e terminato il lockdown abbiamo deciso di continuare a preparare i pasti, perché l’emergenza è tutt’ora in corso. Lo definirei un movimento anarchico: ci autogestiamo. Io compilo i turni di volta in volta e stabiliamo un calendario per la distribuzione dei piatti, di cui si occupano la Croce Verde e i Taxi Solidali Torinesi. Soprattutto in un momento simile, dobbiamo prestare attenzione alle esigenze concrete della comunità e renderci utili per sostenere chi non ha le nostre stesse risorse”.

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Cucine solidali. Il ristorante del Cambio a Torino

I ristoranti di Torino uniti per una buona causa

Ma come funziona in pratica Cucine Solidali? A rispondere è Matteo Baronetto, chef del ristorante Del Cambio: “Ovviamente non c’è una sede centrale per il confezionamento dei pasti, quindi ogni ristorante prende in carico un tot di comande. Utilizziamo sempre ingredienti che sono stati offerti in beneficenza da produttori locali e in questo modo riusciamo ad ottimizzare le risorse. Realizziamo piatti semplici, ma curati e con un buon apporto di nutrienti: pasta al forno, risotto gratinato, polpette, frittate”. E aggiunge: “Il bello è che si tratta di un modello perfettamente replicabile: teoricamente, potrebbe essere adottato da tutte le città italiane con un minimo di impegno. Questo movimento unisce i cuochi non per coltivarne il narcisismo, ma per metterne a frutto la professionalità a scopo benefico”. Dello stesso avviso Stefano Sforza, chef di Opera, ingegno e creatività, che ha supportato in particolar modo la mensa dei Frati Minori, molto vicina al ristorante: “Aiutiamo spesso i frati, ma finora abbiamo voluto tenere l’iniziativa un po’ nascosta, perché non troviamo giusto attirare su di noi pubblicità o meriti non richiesti. È una questione di amore e rispetto verso il prossimo. Le file fuori dalla mensa sono sempre più lunghe e chiudere gli occhi è praticamente impossibile; condividere con i colleghi questa responsabilità ci fa sentire utili”.

Manifesto cucine solidali

Per il momento, quindi, i cuochi continuano a supportare quotidianamente le associazioni torinesi. Ma come abbiamo visto l’unicità di Cucine Solidali sta anche nella scelta di coinvolgere una pluralità di figure diverse: oltre agli chef, si sono messi in gioco piccoli produttori, volontari attivi sul territorio, addetti ai servizi pubblici e… Artisti. Sì, perché il manifesto che vi mostriamo nell’articolo è opera di Davide Dutto, fotografo professionista che ha unito in un mosaico i singoli ritratti dei ristoratori aderenti all’iniziativa. Una testimonianza visiva di grande impatto per evidenziare il valore dei piccoli gesti: se ciascuno fa la propria parte, la solidarietà si moltiplica.

Sito: [email protected] – Pagina Facebook: Cucine Solidali

A cura di Lucia Facchini

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