Alpi possibili

Il piccolo borgo piemontese che prova a non scomparire grazie un'osteria e una scuola

Vecchie case ristrutturate, una scuola che resiste, un’osteria che tiene insieme chi arriva e chi resta: così Frassinetto prova a resistere allo spopolamento e a non cadere nel dimenticatoio

  • 09 Luglio, 2025
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Frassinetto è un piccolo borgo di montagna in provincia di Torino (a 1.050 m) e tra le Valli Orco e Soana, con poco più di duecento abitanti stabili. Per anni ha segnato decadi di lento abbandono, come tanti borghi del canavese: case vuote, residenti in calo, figli sempre più rari, scolari quasi inesistenti. Anziché arrendersi, il Comune ha preferito muoversi con precisione: bandi per nuovi residenti, risorse pubbliche ben impiegate, progetti dal respiro pragmatico. Nessuna retorica, nessuna operazione estetica, solo un lavoro meticoloso sul territorio.

Politiche pubbliche e ristrutturazioni concrete

frassinetto

Nel 2021 la Regione Piemonte ha lanciato “Resto in Montagna”, un bando che offre contributi da 10.000 a 40.000 € per chi acquistasse e ristrutturasse una casa in uno dei comuni alpini sotto i 5.000 abitanti. Frassinetto è stato ammesso e ha ricevuto decine di domande da coppie giovani, famiglie con bambini e smart worker attratti da una montagna concreta. Molte abitazioni in pietra, abbandonate da decenni, sono così tornate a vivere. Al fianco della Regione, il GAL Valli del Canavese ha impiegato fondi del PSR 2014–2020 per finanziare il restauro conservativo: uso di pietra, legno, tetti in lose, intonaci naturali. Questi interventi hanno favorito la rinascita di residenze stabili, non deliranti seconde case.

Presenza concreta, non solo flussi occasionali

I progetti avviati vanno oltre la semplice presenza. La Scuola di Montagna, inaugurata nel 2022, offre a chi pensa di trasferirsi una settimana di formazione pratica: gestione di immobili alpini, agricoltura in quota, relazioni di comunità, strumenti fiscali. L’Albergo Sospeso è un sistema di ospitalità diffusa: case ristrutturate disponibili per soggiorni brevi o medi da parte di turisti, artisti, studenti o chi vuole sperimentare la vita in quota. Dal punto di vista turistico, Frassinetto si è attrezzato: il ponte tibetano,  uno dei più alti d’Europa, e la zipline sulla forra dell’Orco, in grado di far raggiungere anche 100?km/h, hanno attirato nuovi visitatori. A questi si aggiungono i percorsi cicloturistici, per bici da strada, MTB e gravel, che attraversano paesaggi aperti e impegnativi, rendendo il paese meta appetibile tutto l’anno: i ciclisti arrivano, si fermano, mangiano e dormono, confermando che innovare non significa stravolgere.

Luoghi di comunità e vita vera

Osteria la masca

Oggi Frassinetto è abitato da chi ha scelto di starci davvero, non solo di passarci. I luoghi che reggono questa quotidianità non sono molti, ma funzionano. L’Osteria La Masca è uno di questi: un punto di ritrovo stabile, dove la cucina piemontese è ancora una faccenda concreta, fatta di piatti semplici, porzioni generose e una gestione familiare che conosce tutti per nome. Dal 2024 si è aggiunta anche la Baita Fiorita Da Codemo, poco fuori dal centro, in località Oronco: un posto raccolto, con pochi coperti, un camino acceso quasi tutto l’anno e una cucina che lavora su prodotti biologici e stagionali. Sono luoghi dove si mangia, certo, ma soprattutto si resta un po’ di più del necessario: si parla, si lavora, si legge il giornale. Anche questo contribuisce a tenere vivo un paese. La quotidianità è anche educativa: la scuola primaria è attiva come “scuola sussidiata” insieme a Ronco Canavese e Ceresole Reale, sostenuta dalla Regione Piemonte. Quanto all’abitare, gli alloggi dell’Albergo Sospeso ospitano workshop, residenze temporanee, momenti collettivi. Alcuni ex rustici sono stati trasformati in laboratori, spazi coworking e alloggi brevi, ma su questo fronte serve ancora un riconoscimento formale: esistono progetti reali, ma non ancora spazi istituzionali certificati, sono alloggi convertiti a usi plurimi, nati dal basso, con il supporto del Comune.
Frassinetto non è un caso da manuale né un “modello” generalizzabile. È però la dimostrazione che un paese può essere salvato dal declino se le politiche territoriali non restano lettera morta, se i fondi vengono usati con criterio e se chi arriva decide davvero di restare. Non vetrine, ma progetti vissuti e comunità costruite giorno dopo giorno.

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