Secondo gli ultimi dati sul consumo di prodotti confezionati, gli snack salati stanno vivendo una nuova ondata di popolarità, grazie alle pratiche confezioni monouso e alla demonizzazione degli zuccheri semplici. Ma quanti possiamo mangiarne? Lo abbiamo chiesto a un’esperta.
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Al bando merendine e barrette di cioccolato: lo snack di metà mattina cambia volto (e gusto). Complice la maggior propensione all’acquisto di cibi salutari indotta dalla sedentarietà dello smart working, sembra proprio che gli italiani abbiano sfruttato l’anno appena trascorso per rivedere e correggere il proprio stile di vita alimentare. Da un lato, dunque, cresce a vista d’occhio il consumo di prodotti provenienti da agricoltura e allevamenti sostenibili (+12%), con una netta prevalenza di quelli che riportano in etichetta le diciture “senza antibiotici” o “con ingredienti 100% naturali”, secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Immagino di Gs 1 Italy e Nielsen; dall’altro, si fa più attenzione al razionamento delle materie prime deperibili, con evidenti ricadute sullo spreco di cibo, che nel 2020 ha registrato una diminuzione del 12% a livello nazionale, come sottolinea il rapporto di Waste Watcher International Observatory On Food and Sustainability, pubblicato lo scorso 5 marzo (qui 10 consigli per ottimizzare le risorse in ambito domestico). Ma la nuova ondata di consapevolezza non investe solo frutta e verdura: le ultime ricerche, infatti, evidenziano la rivincita degli snack salaticrackers, grissini e taralli – su quelli zuccherati.

Crackers

Perché è aumentato il consumo di snack salati?

Se confrontate con l’anno precedente, le ultime statistiche pubblicate da Nielsen segnalano il trend positivo degli snack salati, con un aumento del 7,9% nei supermercati da gennaio a novembre 2020. A confermare i risultati dello studio, una recente indagine di Osservatorio Food in collaborazione con Doxa-Bva, secondo cui alcuni brand leader nella grande distribuzione come Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Lidl, Pam, Panorama e Unes hanno ampliato significativamente lo spazio sugli scaffali dedicato a taralli, crackers, grissini e sfoglie croccanti, fino a raggiungere una media di 12 metri, a fronte degli 8,9 registrati nel 2019. Interessanti le motivazioni alla base del fenomeno: sembra, infatti, che – oltre al gusto gradevole e all’assenza di zuccheri semplici nei prodotti presi in esame – quasi la maggior parte dei clienti (49%) attribuisca grande importanza al packaging già porzionato, pronto all’uso. Comprensibile, ma assai poco incoraggiante, la prassi quotidiana di consumare i farinacei privi di lievito al di fuori dei pasti principali, più diffusa tra le donne (26% del campione) rispetto agli uomini (21%).

Grissini

Snack salati: i consigli della nutrizionista

Fra i diversi tipi di prodotti secchi, ciò che fa la differenza è la qualità dei grassi aggiunti“, spiega Arianna Rossoni, Dietista, Docente di Nutrizione Femminile e Alimentazione Antinfiammatoria e AIP e fondatrice del progetto scientifico Equilibriodonna.it. “La quantità di sale, infatti, si assesta sempre su valori standard per conferire il giusto livello di croccantezza all’impasto, con l’eccezione dei crackers salati in superficie (più appetibili, ma decisamente meno salutari). Quanto alla componente lipidica, solitamente le aziende arricchiscono la preparazione con oli dal sapore neutro e il profilo nutrizionale sbilanciato a favore degli omega-6, che tendono a deteriorarsi con il calore e hanno un maggior potenziale ossidativo una volta ingeriti“. Dunque, gli snack migliori vengono realizzati con oli che vantano una discreta resistenza alle alte temperature, come quello extravergine di oliva, e hanno un prezzo finale maggiore rispetto agli equivalenti con olio di mais o di colza. “Un buon compromesso è dato dall’olio di girasole altoleico, che subisce dei trattamenti per mantenere inalterate le proprietà durante la cottura“, specifica Arianna.

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Crackers

Crackers, grissini, taralli. Come sceglierli e quanti mangiarne?

Rispetto ai crackers, i grissini prevedono spesso l’aggiunta di burro, “ma non è un male, perché questo ingrediente tollera bene le alte temperature: meglio 2-3 grissini al burro che un pacchetto di snack con olio di colza. Consiglio, comunque, di optare per i crackers a base di farine integrali o semintegrali, alternandoli con quelli contenenti farina di farro, di segale o di grano saraceno. L’aggiunta di semi può migliorarne il gusto, ma (anche qui) l’irrancidimento dei grassi è dietro l’angolo“. A favore dei taralli, d’altro canto, gioca la maggior diffusione in commercio di prodotti realizzati con olio extravergine e metodi artigianali. “In ogni caso, dobbiamo sempre tenere a mente che questi cibi vanno dimezzati rispetto alla porzione di lievitati consumata abitualmente durante il pasto. Quindi una fetta di pane da 50 grammi corrisponde a 25 grammi di crackers, taralli o grissini“. E la sostituzione dev’essere occasionale (non più di 2-3 volte la settimana): il pane rimane sempre la scelta migliore per una merenda sana. Se lavorate da casa, accompagnatelo con 2 cucchiaini di confettura o con yogurt e frutta fresca di stagione. Fermo restando che, di tanto in tanto, i prodotti secchi non guastano: basta scegliere quelli giusti.

Dietista Arianna Rossoni – via del Donatore 14 Villafranca Padovana (PD)- Tel. 0039 347 5054458 – [email protected] www.alimentazioneinequilibrio.it

a cura di Lucia Facchini

 

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