Sono sempre più numerose, in Italia, le realtà che fanno della lotta allo spreco un ottimo punto di partenza per contrastare la disuguaglianza alimentare. Operazione ancor più importante davanti alla crisi sociale che affrontiamo. Gli esempi di Food Pride a Torino e Comida Sociale a Milano.
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Food Pride a Torino

Alla necessità di contenere gli sprechi alimentari – urgenza dei nostri tempi che è ormai presenza fissa nelle Agende istituzionali di tutto il mondo – si è aggiunta con la pandemia l’emergenza di far fronte alle difficoltà di un numero sempre più alto di famiglie che non hanno di che sfamarsi. Il progetto Food Pride è nato a Torino all’inizio del 2019, convogliando le esperienze di associazioni antispreco che già operavano sul territorio. Nel primo anno di attività ha recuperato 120 tonnellate di cibo perlustrando un circuito di cinque mercati rionali e numerose panetterie cittadine; così, prima della pandemia, il progetto già riusciva a sostenere oltre 400 beneficiari, grazie all’impegno di un nutrito numero di volontari. L’acronimo scelto alle origini – Pride come Partecipare, Recuperare, Integrare, Distribuire, Integrare – dunque, si è rivelato una promessa mantenuta. E anche negli ultimi mesi, l’associazione ha continuato a promuovere le sue attività sul territorio, recuperando le eccedenze nei negozi di quartiere e nei mercati torinesi, con biciclette e carrelli; organizzando laboratori di cucina con soggetti svantaggiati per insegnare il recupero intelligente degli scarti; distribuendo le eccedenze a persone che vivono in condizioni di marginalità, per ridurre l’incidenza della povertà alimentare.

La sinergia tra no profit e attività commerciali

Proprio la contingenza ha portato il circuito a consolidarsi, con la collaborazione di una rete di attività commerciali sempre più ampia, facilmente individuabile grazie al logo del progetto, che identifica i locali aderenti all’iniziativa come fosse un marchio di qualità per l’impegno dimostrato. Grazie al supporto di Associazione Eufemia, inoltre, i laboratori di cucina sociale che coinvolgono spesso anche persone senza fissa dimora sono ripresi in osservanza delle misure di sicurezza previste per legge. E la possibilità di usufruire di una cucina (più cucine, visto il coinvolgimento di realtà come la Gastronomia Veg e Cucine Confuse) ha anche permesso a Food Pride di preparare pasti caldi da distribuire in strada e presso i centri di ospitalità notturna dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Così, lo scorso 29 settembre, in occasione della Giornata internazionale antispreco, Food Pride si è fatto portavoce di tutte le realtà torinesi (e non solo) impegnate nel recupero e distribuzione di cibo. Ne è nata una mappa online, in aggiornamento costante, che tiene traccia di tutte le buone pratiche legate al recupero delle eccedenze, in ambito nazionale.

Comida Sociale a Milano

A questo proposito, a Milano ha debuttato proprio durante il lockdown il progetto Comida Sociale, nato dall’incontro tra le associazioni Mutuo Soccorso Milano e Rob de Matt, e oggi ancora attivo dopo gli ottimi risultati raggiunti nei mesi più difficili (con 630 pasti a settimana consegnati, dall’inizio di marzo, a persone senza fissa dimora). Il principio è analogo a quanto già detto per Food Pride: si parte dalla lotta allo spreco alimentare per contrastare la disuguaglianza nella distribuzione di cibo. Presso l’ortomercato di Milano, in collaborazione con Recup, si recuperano ogni settimana i prodotti ortofrutticoli rimasti invenduti, altrimenti destinati al macero; poi, negli spazi messi a disposizione dai locali aderenti, i prodotti sono utilizzati per preparare pasti caldi da distribuire ai clochard tramite la Croce Rossa Italiana e il progetto Drago Verde. Un altro esempio di come la sinergia tra realtà diverse, del mondo no profit e di quello commerciale, possa raggiungere traguardi importanti per alleviare le difficoltà dei più deboli in questo difficile momento storico. Per questo Comida Sociale cerca nuovi volontari e locali disponibili a partecipare (le adesioni possono essere indirizzate al Mutuo Soccorso).

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