Fino agli anni Settanta, il mulino di Sturminster Newton, nella campagna inglese del Dorset, è stato operativo, pur avendo alle spalle secoli di storia. Poi è diventato museo, ma da qualche settimana ha ripreso l’attività per far fronte alla grande richiesta di farina.
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Mille anni di storia per il mulino di Sturminster Newton

Oltre mille anni di vita, nella campagna inglese del Dorset (a sud ovest del Paese), sulle rive del fiume Stour. Nella tranquillità di uno scenario che avrebbe certamente ispirato un pittore paesaggista in cerca dell’Arcadia, il mulino di Sturminster Newton è sopravvissuto al passare del tempo, e oggi può raccontare a chi gli fa visita la sua storia millenaria, unico superstite della moltitudine di mulini sorti lungo il fiume per soddisfare la richiesta di farina nel corso dei secoli. I documenti testimoniano la sua presenza già nel 1016 e ne accompagnano le vicissitudini fino ai giorni nostri, tra ricostruzioni ed evoluzioni tecnologiche, necessarie per rispondere al mutare delle esigenze di consumo. Fino agli anni Settanta, infatti, il mulino di Sturminster Newton è rimasto in attività, prima di diventare attrazione storica aperta alle visite del pubblico.

Da mulino a museo

E da cinquant’anni il museo nel mulino racconta come si è evoluta la cultura del grano, la storia di una professione che rischia di essere dimenticata (quella del mugnaio), le tecniche di macinatura a pietra e il sistema di relazioni con la campagna circostante. Per due giorni al mese, però, il mulino torna in attività per produrre farina a scopo dimostrativo, e venderla nello shop del museo. Dunque la struttura non si è mai arrestata del tutto, e qualche settimana fa, quando si è trattato di far fronte a una situazione senza precedenti, i gestori del mulino inglese non sono rimasti a guardare. Il periodo di clausura forzata che ha accomunato quasi tutto il mondo alle prese con la prima vera pandemia dell’era contemporanea, ci ha reso simili anche nell’affrontare il disagio di un tempo nuovo da gestire. E con la cucina a giocare il ruolo della valvola di sfogo, la farina è stato uno dei prodotti più gettonati della spesa in quarantena (tanto che anche molti piccoli mulini italiani hanno evaso una quantità di richieste senza precedenti, come confermano, per esempio, i mugnai del Cuneese, territorio tra i più preziosi in Italia nel conservare le tradizioni di una professione antica).

La ripresa dell’attività

Così il mulino di Sturminster Newton – costretto nel frattempo a interrompere l’attività museale –  ha risposto alla chiamata, riprendendo a macinare grano quotidianamente per soddisfare il fabbisogno della comunità locale, rifornendo di farina negozi e panifici locali. Fautore dell’iniziativa è stato Pete Loosmore, attuale proprietario del mulino e nipote dell’ultimo mugnaio del paese, che dunque ha interpretato questa missione come un’opportunità per riallacciare il legame con le proprie radici e con la storia di un luogo che ha vissuto in passato situazioni ben più tragiche, dalla peste del Seicento alla Spagnola di un secolo fa. L’attività straordinaria del mulino proseguirà fin quando l’emergenza sanitaria continuerà a imperversare: in un mese è stata macinata più di una tonnellata di grano, e la farina insacchettata e distribuita grazie al contributo di volontari è finita sugli scaffali delle botteghe locali al costo di 3 sterline per sacco

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