Lo chef imprenditore del gruppo Momofuku ha partecipato a una puntata speciale del quiz, rispondendo correttamente anche all’ultima domanda. Il suo milione di dollari finirà nelle casse della Southern Smoke Foundation, per aiutare l’industria della ristorazione piegata dalla crisi.
Pubblicità

David Chang a Chi vuole essere milionario?

Chi è stato il primo Presidente degli Stati Uniti ad avere l’elettricità? Benjamin Harrison. È questa la risposta fornita da David Chang all’apice della tensione dopo aver scalato le domande che portano verso il traguardo di Chi vuol essere milionario?. Il quiz televisivo imperversa da anni sulle emittenti di mezzo mondo (in Italia, con la produzione di Endemol, dopo un lungo periodo di pausa, Gerry Scotti è tornato con la quindicesima stagione): il format originale nacque in Inghilterra nel 1998 e oggi è trasmesso in oltre 120 Paesi. Ma cosa ci faceva il fondatore dell’impero Momofuku, celebre imprenditore della ristorazione e volto televisivo, sulla sedia del fortunato concorrente chiamato a conquistarsi, una risposta dopo l’altra, l’ambito bottino da un milione di dollari? Qualche giorno fa, David Chang ha partecipato a una puntata speciale del quiz trasmesso da ABC, in compagnia di un nutrito gruppo di celebrità disposte a mettersi in gioco per beneficenza. E quando è toccato a lui rispondere alle domande di Jimmy Kimmel, dopo un’infilata di quattordici risposte esatte (due a tema gastronomico: per 250mila dollari, a Chang è bastato “indovinare” che i giapponesi sono soliti ordinare cibo dalla catena KFC per celebrare il Natale), David ha “acceso” con coraggio anche la risposta più importante – Benjamin Harrison – grazie all’aiuto della telefonata da casa, indirizzata alla giornalista di Espn Mina Kimes.

Un milione di dollari per la Southern Smoke Foundation

Così, per la prima volta nella storia del quiz, una celebrità si aggiudica l’ambito milione di dollari. Ironico il commento postato da Chang su Twitter, sopra alla foto che lo ritrae incredulo nel momento della vittoria: “Il mio problema con il gioco d’azzardo ha finalmente dato i suoi frutti…”, scrive lo chef, prima di annunciare i beneficiari della vincita. Chang ha scelto di devolvere il milione in favore della fondazione Southern Smoke, che supporta i lavoratori della ristorazione: “Avere tra le mani un milione di dollari in questo momento può offrire un cambio di prospettiva per moltissime famiglie”, auspica Chang. Gli fa eco la fondazione, grata per aver ricevuto un aiuto tanto importante: “Non potremo mai ringraziare abbastanza. Questo cambierà in meglio la vita di molte persone”. Southern Smoke è un’organizzazione no profit fondata nel 2015 a Houston dallo chef Chris Sheperd, e negli ultimi anni si è più volte trovata a sostenere l’industria della ristorazione in periodi di difficoltà (a partire dal 2017, dopo la devastazione dell’uragano Harvey).

Il difficile momento dei lavoratori della ristorazione negli Usa

Ma è dall’inizio della pandemia che alla fondazione è richiesto lo sforzo più grande di sempre: il registro dei fondi raccolti negli ultimi mesi, disponibile sul sito della Southern Smoke, testimonia l’impegno per garantire ai numerosi lavoratori del settore rimasti senza lavoro i soldi necessari per avere cure mediche e di che sfamare la propria famiglia. Sono oltre duemila i lavoratori della ristorazione aiutati dall’inizio dell’emergenza sanitaria, in tutti gli Stati Uniti, dalla fondazione. Ma il lavoro di Southern Smoke, come quello delle altre organizzazioni no profit che stanno supportando l’industria della ristorazione nella difficilissima sfida posta dal Covid-19, deve continuare. Dopo il Cares Act firmato la scorsa primavera, la seconda tranche del pacchetto di aiuti a fondo perduto stanziati dal governo per ridare impulso all’economia vede la luce solo in questi giorni (e altre settimane saranno necessarie prima che il provvedimento sia concretamente applicato). Ma dei 900 miliardi di dollari messi in cantiere, solo una minima parte del fondo sarà destinata al settore della ristorazione, che invece più di ogni altro ha risentito della crisi (e anche il Restaurants Act proposto in ottobre dai Democratici, al momento, è stato accantonato). Saranno soprattutto le piccole attività a scontarne il prezzo: negli ultimi mesi sono almeno 100mila i ristoranti che hanno chiuso battenti nel Paese, e si prevedono molte altre chiusure, dovute anche all’impossibilità di appellarsi all’ultimo appiglio rimasto – gli spazi outdoor, unici a essere consentiti in molte città – durante i mesi invernali.  Questo si traduce in milioni di lavoratori rimasti senza un impiego, né garanzie sul proprio futuro. E così l’iniziativa di David Chang assume un forte significato simbolico, oltre a garantire concretamente ossigeno per molte famiglie.

Pubblicità

 

a cura di Livia Montagnoli