Dal fuori casa allo studio di servizi intelligenti per favorire il consumo domestico. L’emergenza stimola nuove idee. E l’industria dei distributori automatici potrebbe aiutarci a fare la spesa limitando i rischi.
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Come cambia l’offerta dei distributori automatici

Soluzioni efficaci per ripensare il nostro rapporto col cibo spezzafame fuori casa. Questo scrivevamo, giusto un anno fa, a proposito delle nuove idee in arrivo dall’industria alimentare e tecnologica per riabilitare il ruolo dei distributori automatici. Emblema dello snack fuori pasto poco salutare, pratico e diffusissimo veicolo di junk food in tutto il mondo, il distributore di merendine si è rivelato negli ultimi anni uno strumento su cui lavorare per divulgare buon cibo a prezzi ragionevoli. A patto, però, di avere le idee giuste. E citavamo, in proposito, l’iniziativa Farmer’s Fridge nata ormai diversi anni fa a Chicago, diventata vera a propria rete per la condivisione di cibo fresco e pronto all’uso fruibile comodamente con la geolocalizzazione via app. Ma anche il tentativo italiano (e non solo) di ripensare i distributori di snack nelle scuole, per portare sui banchi merende bilanciate e nutrienti, dalla frutta essiccata alla verdura fresca, allo yogurt. Senza escludere la realtà della pausa pranzo in ufficio, grazie all’intuizione di FrescoFrigo, startup lanciata dal genialissimo Enrico Pandian nell’autunno 2018 a Milano con l’idea di portare negli uffici (ma anche in hotel e palestre) distributori di cibo fresco pensato per essere consumato entro due giorni dalla preparazione e gestibile dagli utenti tramite app. Parlare di fuori casa, oggi, sembra quasi un anatema.

Cascina Merlata a Milano

Distributori intelligenti in quarantena. L’idea di FrescoFrigo

Ma i bistrattati distributori automatici possono rivelarsi utili anche in questa situazione. Di nuovo, a patto di saper usare la testa. Del resto, già prima dell’emergenza, si iniziavano a sperimentare forme di ristorazione automatica basata in gran parte sulla limitazione (fin quasi a escludere) della presenza umana nella gestione del servizio. E proprio sfruttando il principio di distributori costantemente riforniti di cibo fresco pronto all’uso, preparato da cucine chiuse al pubblico. Se questo non è il futuro auspicabile per la ristorazione tout court – preservare i rapporti umani e il lavoro degli addetti ai lavori sarà la priorità dei prossimi mesi, anche se sarà necessario inventare nuovi equilibri – perché invece non sfruttare l’idea per favorire l’approvvigionamento domestico durante la quarantena? Ci ha pensato ancora una volta FrescoFrigo, che da qualche giorno ha installato i suoi frigoriferi intelligenti nel complesso residenziale smart del Social Village Cascina Merlata, che alla periferia di Milano riunisce un bacino d’utenza di 900 residenti.

Fai la spesa a domicilio

L’assortimento di questo insolito “supermercato condominiale”, fornito quotidianamente in collaborazione con attività commerciali della zona (gastronomie, ortofrutta, laboratori adibiti al delivery), spazia da frutta e verdura fresca a frullati e zuppe pronte, annoverando anche salumi, formaggi, latte e generi alimentari di prima necessità, come pane, farina e uova. Con prezzi analoghi al prezzo di vendita dei canali tradizionali. “Fare” la spesa a domicilio è semplice: un’app permette di scegliere i prodotti ben visibili oltre la vetrina, sblocca il frigo, garantisce di finalizzare l’acquisto addebitando il costo relativo tramite sistema di pagamento inserito in app dall’utente.

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Un distributore di mascherine e gel igienizzante a Torino
Foto da La Stampa

I distributori di Torino utili per la collettività

Nel frattempo, a Torino sono i distributori dislocati in città a cambiare faccia, in nomi di servizi essenziali utili per la cittadinanza. Dunque stop agli snack, sostituiti da gel igienizzante, guanti e mascherine, ma anche da generi alimentari come sale, zucchero, cibo fresco pronto all’uso. Mentre Confida, associazione di categoria di riferimento per il settore dei distributori convenzionali, lamenta un periodo di difficoltà dovuto alla chiusura dei luoghi deputati ad accogliere le macchinette (uffici, scuole, palestre), stimando 16 milioni di euro di perdite e 30mila posti di lavoro a rischio. Non è detto, però, che dalla difficoltà non nasca lo spunto per rispondere a nuove esigenze. Qualcuno è già in corsa per tracciare la strada.