Folco Portinari è stato un uomo di cultura, senza preclusioni di sorta. Saggista, letterato e poeta, brillante intellettuale e divulgatore. Amante dei piaceri della tavola e sostenitore della cultura del cibo inteso come linguaggio universale. Con Carlo Petrini, negli anni Ottanta, fondò Slow Food.
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Folco Portinari. Un uomo di cultura

Il prossimo 25 gennaio avrebbe compiuto 93 anni. Ma Folco Portinari è scomparso sabato scorso a Milano, dopo aver attraversato quasi un secolo da protagonista della scena culturale italiana. Classe 1926, era nato a Cambiano (Torino), da un padre enologo. E questo lo porterà a interessarsi per tutta la vita di enogastronomia, lodando i piaceri della tavola e indagando il linguaggio del cibo da brillante intellettuale qual era, nonostante la sua carriera prenda presto la strada della letteratura. Dunque un amante della cultura a tutto tondo e senza discriminazioni settoriali, apertura che negli anni Ottanta lo porterà a essere riferimento di quel movimento poi consolidatosi intorno alla figura di Carlo Petrini, di cui sarà amico, complice, sostenitore e fonte di ispirazione nel parlare della gastronomia come fatto culturale, attribuendo una dignità nuova al cibo e alle relazioni che genera.

Prima di farsi trovare pronto alla rivoluzione di Slow Food, però, da saggista (grande il suo contributo alla decodificazione della cultura letteraria dell’Ottocento italiano) e collaboratore di quotidiani e periodici nazionali, negli anni Cinquanta era entrato in Rai per meriti culturali, e sarà fautore dell’approdo in televisione di Luigi Veronelli, per la prima volta davanti a una telecamera alle prese con il racconto dei territori e delle tradizioni rurali d’Italia. Poi, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, Portinari sarà anche docente di Storia di Letteratura all’Università di Torino, confermandosi al contempo prolifico autore di testi letterari nel senso più ampio del termine.

Dal Piacere della gola al Manifesto di Slow Food

Così, nel 1986, si spiega la pubblicazione di Il piacere della gola, un romanzo gastronomico privo di tecnicismi e invece ideato in forma di diario da un gastronomo che vuole condividere il piacere della tavola e del raccontarla, facendo del cibo l’oggetto di una narrazione che spazia da Orazio ad Apicio, a Brillat Savarin e Pellegrino Artusi, passando da monsignor Della Casa alla casetta di marzapane di Hansel e Gretel, perché “l’uomo è onnivoro, e qualcuno ne approfitta”. Un anno dopo, il 3 novembre del 1987, Folco Portinari è tra i firmatari del Manifesto di Slow Food pubblicato sul Gambero Rosso (da noi ripubblicato nel 2017, in occasione del trentennale), all’epoca ancora supplemento del quotidiano Il Manifesto. Con lui, che del testo è l’autore materiale, Carlo Petrini e Stefano Bonilli, oltre a un gruppo di firmatari di alto profilo: Dario Fo, Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Enrico Menduni, Antonio Porta, Ermete Realacci, Gianni Sassi, Sergio Staino. Un incitamento a ritrovare il tempo “contro coloro che confondono l’efficienza con la frenesia”, scaturito dall’urgenza intellettuale di contrapporsi all’avvento del fast food (proprio in quegli anni, a piazza di Spagna, nasceva il primo Mc Donald’s nel centro di Roma) e della “Fast-life, che sconvolge le nostre abitudini”. La via da perseguire, invece – suggeriva quel gruppo di intellettuali che si era ritrovato per la prima volta unito nell’Arcigola fondato da Carlo Petrini come sezione dell’Arci dedita alla critica gastronomica, e dalla fine dell’86 sul Gambero Rosso di Stefano Bonilli – indirizzava verso “la difesa del tranquillo piacere materiale”, iniziando proprio dalla tavola: “Contro l’appiattimento del “Fast-Food” riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali”. Erano gli albori della chiocciolina, della lumaca slow: “È infatti sotto il segno della lumaca che riconosceremo i cultori della cultura materiale e coloro che amano ancora il piacere del lento godimento”. L’esperienza di Slow Food sarebbe stata formalizzata nel 1989, a Parigi. Con gli anni il movimento del cibo buono, pulito e giusto è diventato planetario. E molto del merito si deve a Folco Portinari.

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I funerali si terranno oggi, 14 gennaio, alla Casa funeraria San Siro di Milano, alle 14.