Quattro mesi di sospensione dei dazi varati dal governo Trump per iniziare un nuovo rapporto di confronto tra Ue e Usa nell’era Biden. Ci guadagna il made in Italy, specie il settore lattiero-caseario. Ma altri guai si preannunciano nel Regno Unito della Brexit e in Cina.
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Dazi Usa. Il nuovo accordo

Non si parla di una vittoria definitiva. Piuttosto, per il momento, di una parentesi che fa ben sperare. Quattro mesi di respiro per i prodotti dell’agroalimentare italiano destinati all’export negli Stati Uniti; tanto quanto durerà il periodo di sospensione dei dazi doganali ratificati alla fine del 2019 dal governo Trump, come ricaduta dell’affaire Airbus-Boeing, e in vigore ormai da diciotto mesi. L’annuncio è affidato alle parole di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, che negli ultimi giorni ha raggiunto un accordo con il neopresidente degli Stati Uniti Joe Biden, e parla di un periodo di sospensione “iniziale”, riportando l’impegno congiunto “a risolvere queste controversie”. Per l’Italia il mercato delle esportazioni agroalimentari negli States vale 500 milioni di euro, e a tirare un sospiro di sollievo, pur momentaneo, è in primis il made in Italy delle Dop, delle Igp e dei Consorzi di Tutela, che ha trovato nell’europarlamentare Paolo Di Castro un ambasciatore di peso nel dirimere la controversia. Per primo, infatti, Di Castro aveva presentato una proposta di moratoria, sostenuta poi della Commissione Agricoltura dell’Ue, e ora parla di un’ottima notizia, pur consapevole di dover negoziare una soluzione definitiva alla disputa Boeing-Airbus: “Credo, però, che in un momento come questo di pandemia e di calo dei commerci internazionali, possiamo permetterci di essere ottimisti e di pensare a un’eliminazione definitiva dei dazi”.

Dazi Usa. Sollievo per i formaggi italiani

A gioire è soprattutto il settore lattiero-caseario, il più colpito dai dazi americani, che hanno finito per avvantaggiare una concorrenza locale incline a giocare sull’italian sounding. La soddisfazione è condivisa dai Consorzi del Parmigiano Reggiano – che negli USA ha il suo principale mercato di esportazione, con 12mila tonnellate di prodotto spedite oltreoceano ogni anno –  e del Grana Padano. Dall’autunno 2019, il Parmigiano ha scontato – come gli altri formaggi –  dazi aggiuntivi del 25%, e il prezzo a scaffale è passato dai 40 ai 45 dollari al chilo, determinando un calo della domanda aggravato dall’ultimo anno di pandemia. Dunque, dichiara oggi il presidente del consorzio Nicola Bertinelli, “siamo ottimisti per il futuro: ci auguriamo che l’amministrazione Biden metta fine a questo contenzioso commerciale che non è più sostenibile”. Ottimismo espresso anche da Stefano Berni, direttore del Consorzio Grana Padano: “Da tempo aspettavamo un cambio di rotta nei rapporti fra Usa e Ue che la nuova amministrazione Biden aveva già fatto intuire. Ci sorprendono i tempi così rapidi per la diplomazia, ad appena quaranta giorni dall’insediamento. Siamo estremamente soddisfatti.” Nel computo del Consorzio, i quattro mesi di tregua sgraveranno 65 milioni di prodotto, garantendo un “risparmio” di 16 milioni di euro per distributori e consumatori (perché ricordiamo che a fare le spese della politica dei dazi sono stati gli stessi consumatori americani, penalizzati sull’acquisto di prodotti made in Italy). L’intero comparto dell’export italiano lattiero-caseario negli Stati Uniti vale 350 milioni di euro (dato relativo al 2019), ma nel 2020 il mercato è crollato del 21% in valore, portando un ammanco di 50 milioni, a scapito, oltre che del Parmigiano e del Grana Padano, anche di Provolone, Asiago, Gorgonzola.

Una battaglia vinta per il made in Italy. La prima

Allargando l’orizzonte all’intero comparto agroalimentare, tutte le associazioni festeggiano: “Con il nuovo presidente Usa Biden occorre ora avviare un dialogo costruttivo tra Paesi alleati” sostiene il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini; “ora invitiamo la Commissione a rilanciare anche la gestione degli scambi commerciali su base multilaterale”, aggiunge Massimiliano Giansanti di Confagricoltura. E per il mondo del vino – finora non toccato dai dazi, a differenza dei vini francesi –  si pronuncia Paolo Castelletti, segretario generale dell’Uiv: “Questa sospensione va nella direzione di una rinnovata cooperazione transatlantica indispensabile per le imprese vitivinicole, dipendenti dal mercato Usa per 1,6 miliardi di euro”. Recuperare i rapporti con gli Usa, peraltro, sembra tanto più importante in un mondo di relazioni commerciali molto cambiato a seguito di un anno difficile per l’azione della pandemia e per il concretizzarsi della Brexit.

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Gli altri fronti. Brexit e Cina

Nelle prime settimane del 2021, l’export di cibo italiano nel Regno Unito è crollato del 38%, per le difficoltà logistiche legate alla nuova burocrazia doganale. Per volumi, l’alimentare è il primo settore di export del made in Italy in Uk, e ora Coldiretti denuncia un rischio per 3,4 miliardi di esportazioni agroalimentari nel Paese, dove i prezzi dei prodotti italiani, a partire da frutta e verdura, hanno già subito rincari evidenti. Anche sul versante cinese, nel frattempo, si registra un intoppo rispetto all’Accordo stipulato tra l’Unione Europea e la Repubblica Popolare Cinese sulla cooperazione e la protezione dall’imitazione e dall’uso improprio della denominazione di 200 Indicazioni Geografiche europee e cinesi, in vigore dal 1 marzo scorso. Diversi Consorzi italiani, infatti, hanno segnalato a Origin (l’associazione che li riunisce) ostacoli posti dalla Cina alla promozione dei prodotti Dop e Igp: il Paese starebbe chiedendo ai Consorzi di dotarsi di un rappresentante legale in loco per poter svolgere le normali attività di promozione. La Cina si appella a una legge del 2017: se fosse confermata la sua posizione, le ripercussioni per l’agroalimentare made in Italy non si farebbero attendere.

 

a cura di Livia Montagnoli