Anche Roma avrà una sua Food Policy

24 Feb 2022, 14:07 | a cura di Antonella De Santis
Sarà un percorso lungo e articolato quello che porterà Roma alla definizione di una sua Food Policy. Nel frattempo si è insediato il Consiglio del Cibo e si comincia con la definizione dei 7 tavoli di lavoro.
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Food Policy: Roma

La prima convocazione del Consiglio del Cibo, insediatosi il 23 febbraio 2022, segna il calcio di avvio di un processo che dovrà portare alla definizione di una Food Policy per Roma Capitale, ovvero quell'insieme di pratiche, iniziative, norme e azioni adottato dall'amministrazione sui temi dell'agrolimentare. Come già a Milano, prima città in Italia a dotarsi di una visione operativa sul settore, eredità dell'esperienza di Expo, e come accade a Londra, New York e altre città nel mondo, anche la Capitale avrà il suo piano strategico del cibo, dalla produzione alla distribuzione, dalla trasformazione alla somministrazione, dal consumo alla lotta allo spreco e la riduzione dei rifiuti, passando anche per la ristorazione, inclusa quella scolastica e collettiva.

A dare una spinta in tal senso, l’assessora capitolina all'Agricoltura, all'Ambiente e al Ciclo dei Rifiuti Sabrina Alfonsi che ha sostenuto questo percorso e fornito la sponda istituzionale perché si passi dalla fase di confronto e riflessione a quella di concreta realizzazione, “non siamo qui solo per l’istituzione di un organismo” ha commentato il sindaco Roberto Gualtierima per realizzare un’ambiziosa Food Policy. Roma può fare molto non solo per se stessa ma anche per i cittadini”. Anche perché Food Policy significa diritto al cibo, attenzione all'ambiente, equità sociale e lavorativa, con un forte impatto su salute ed educazione, integrazione ed economia.

Il primo Consiglio del Cibo

Questa primo appuntamento del Consiglio, che arriva a quasi un anno dalla delibera 38 del 27 aprile 2021 (che indicava questa convocazione a 60 giorni per attuare una Politica del Cibo nell'arco di sei mesi) è un traguardo ma anche un punto di partenza. “La politica del cibo è la politica della città” spiega Gianmarco Palmieri, presidente del Consiglio del Cibo in questa prima fase transitoria. In questo passaggio si annida una sfida importante: ripensare Roma, nell'ottica di “una città più sostenibile, equa, efficiente”. "Una trasformazione della città che si deve attuare attraverso la terra” incalza l'assessora Alfonsi, ricordando come Roma sia il più grande comune agricolo d'Italia e uno dei maggiori in Europa, con l tenute agricole gestite direttamente da Roma Capitale (Castel di Guido e Tenuta del Cavaliere), circa 150 orti urbani ospitati su terreni pubblici, esperienze di recupero di aree verdi - veri laboratori di inclusione, sostenibilità, resilienza - con la rete degli Orti in Comune.

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Food Policy. A Roma, politica è partecipazione

Il lavoro sulla Food Policy è un esempio di politica dal basso che unisce diversi attori della filiera alimentare. È una sfida importante e complessa, che nasce sulla scorta di un lavoro di un comitato promotore in cui convergono circa 50 associazioni diverse – da Slow Food a Terra!, dall'associazione delle Botteghe del Mondo alle cooperative agricole che insistono sul territorio capitolino, dalle cooperative sociali all'associazione romana Dottori in Agraria e Forestali, alle diverse onlus che si occupano di temi legati all'alimentare, lotta alla fame, inserimento lavorativo, economia circolare e molti altri - che negli ultimi due anni ha sviluppato un percorso partecipativo che rappresenta un unicum sul territorio nazionale di vera politica dal basso, in cui le istituzioni accolgono e accompagnano un processo voluto dalla società civile. Una compagine eterogenea che mette insieme diversi comparti della società civile, un gruppo non necessariamente allineato, che ora dovrà lavorare insieme per scrivere il futuro alimentare della città. Oggi, al comitato promotore si sono unite diverse altre realtà, specchio di un panorama già molto attivo ma estremamente frammentato, “Roma conta moltissime esperienze reali, finora mai messe a sistema” spiega Sabrina Alfonsi, che aggiunge “ora occorre dar vita a un percorso coordinato per rilanciare potenzialità non del tutto espresse”.

I temi in ballo abbracciano molti dei punti chiave dell'agenda 2030, e non solo il secondo - sconfiggere la fame – ma anche contrastare povertà e malattie, ridurre le disuguaglianze, tutelare le risorse naturali. Per portare avanti il progetto sono stati definiti 7 tavoli di lavoro, ognuno con 2 coordinatori.

Food Policy: i 7 tavoli di lavoro

  1. Food Governance
    Quale governo del sistema agroalimentare per Roma? Il tavolo si interrogherà sulla forma da dare al regolamento che definirà le attività del Consiglio del cibo prevista dalla delibera 38 e sui flussi di comunicazione e lavoro tra i diversi livelli del Comune di Roma, nonché tra il Comune e le altre istituzioni.
  2. Accesso alle risorse, produzione locale e agroecologia
    Il tavolo lavorerà sulle politiche per l’accesso alle risorse primarie per la produzione agricola, al fine di promuovere la nascita di nuove aziende agricole (in particolare sulle terre pubbliche), l’ingresso dei giovani in agricoltura, lo sviluppo di programmi di mantenimento e il ripristino dell’agrobiodiversità, la formazione degli agricoltori per la transizione agroecologica, il contrasto al consumo di suolo, la pianificazione territoriale e la tutela del paesaggio.
  3. Mercati, cibo locale e logistica
    l lavoro del tavolo sarà concentrato sullo sviluppo di proposte e strategie per un miglior collegamento tra produzione nelle aree rurali e consumo urbano: in questa chiave sarà affrontato il ruolo dei mercati rionali, dei mercati contadini e del commercio agroalimentare, quello del Centro Agroalimentare Roma (CAR) e di altri poli logistici, tenendo fermi i criteri di trasparenza di filiera e prevenzione di fenomeni come lo sfruttamento e il caporalato.
  4. Economia solidale e filiere alternative
    Il tavolo lavorerà sulla proposta di politiche, programmi, progetti e iniziative per rafforzare la presenza sul territorio di prodotti e produttori locali legati alle reti di economia sociale e solidale, commercio equosolidale e gruppi di acquisto solidale. In questo spazio verranno affrontati temi quali la creazione e sostegno ai Distretti di Economia Solidale, ai progetti di piccola distribuzione organizzata e alla logistica per le filiere cosiddette “alternative”, insieme alla promozione dell’agricoltura sociale e degli orti urbani.
  5. Contrasto allo spreco e alla povertà alimentare
    Il tavolo si occuperà di ragionare sulla promozione di strategie, politiche e programmi per il contrasto allo spreco alimentare in tutte le fasi della filiera. Le proposte verteranno su azioni sistemiche di prevenzione, sensibilizzazione, redistribuzione e riutilizzo delle eccedenze, l’economia circolare e l'accesso al cibo locale e di qualità. Tra i principali obiettivi, la creazione di opportunità di inclusione socio-lavorativa e il sostegno alle fasce più deboli.
  6. Ristorazione scolastica, ristorazione collettiva ed educazione alimentare
    Le filiere della ristorazione scolastica, la ristorazione collettiva e il ruolo degli acquisti verdi, per favorire l’approvvigionamento dal territorio, la filiera corta e l’agroecologia saranno uno degli assi portanti del lavoro di questo tavolo. Questo ragionamento sarà collegato ad uno più ampio, per lo sviluppo di proposte sull’educazione alimentare e sui rapporti tra cibo e salute, per offrire indicazioni sulla sostenibilità delle diete.
  7. Cultura gastronomica, ristorazione e trasformazione del cibo
    Il tavolo lavorerà per approfondire il ruolo di ristoranti e attività commerciali come volano per la valorizzazione del cibo locale ed ecologico, in funzione di garantire diete sostenibili, salutari ed economicamente accessibili. Saranno affrontati aspetti quali la formazione per cuochi e ristoratori mirati alla transizione ecologica del sistema alimentare, la costruzione di reti di ristoratori e attività commerciali orientate alla sostenibilità del cibo e della filiera.

a cura di Antonella De Santis

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