Un buon andamento nella grande distribuzione non è riuscito a compensare il vistoso calo nell’Horeca per la chiusura di pizzerie e pub. AssoBirra chiede interventi fiscali nel Dl Sostegni bis e aiuti ai micro-birrifici in difficoltà.
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C’è il segno meno davanti alle vendite di birra in Italia nel 2020. Secondo l’Annual report di AssoBirra, la produzione italiana si è attestata a 15,8 milioni di ettolitri, in calo dell’8,4% sul 2019 quando raggiunse 17,2 milioni di ettolitri. Anche i consumi, condizionati dalle restrizioni nel fuori casa, hanno perso l’11,4%, a 18,78 milioni di ettolitri rispetto agli oltre 21 del 2019, che fu un anno record. Il Covid, in altre parole, è costato al comparto birrario circa 2 milioni di ettolitri, con un calo dei ricavi di 1,6 miliardi di euro nello sfortunato primo semestre 2020, il che significa che le lancette del business sono tornate indietro di quasi quattro anni.

Canali e mercati

Nel dettaglio, se la Gdo italiana ha segnato un +4%, l’Horeca ha registrato un -35%. In flessione anche l’export, per il quale si rilevano cali più contenuti a -4,8 in volume, per complessivi 3,3 milioni di ettolitri venduti fuori confine in tutto il 2020, con Regno Unito (47,3%), Stati Uniti (7,3%) e Australia (7%) i principali clienti. L’Italia ha importato anche meno birra: il calo è del 15% a 6,3 milioni di ettolitri. Se si guarda, poi, all’andamento dei primi cinque mesi del 2021, questi restano ancora condizionati da restrizioni e lockdown: “La distribuzione moderna si è mantenuta sui livelli del 2020” ha spiegato il presidente Michele Casonma nel canale tradizionale si soffre ancora”.

Il valore della filiera

Nonostante la congiuntura negativa, che ha interessato tutta Europa, dove il valore aggiunto del settore si è ridotto di oltre 15 miliardi (-25%; da 60 a 45 miliardi), la birra resta la bevanda più consumata e rappresenta un importante patrimonio per l’Italia. La filiera brassicola nel 2020 conta circa 900 imprese e oltre 115.000 occupati (20mila quelli persi nel primo semestre 2020), dalle imprese agricole ai punti di consumo. Il giro d’affari generato nel 2019 ammontava a 9,5 miliardi di euro, di cui 5,9 nel solo on-trade (Horeca). Motivo per cui AssoBirra (aderente a Confindustria, con 40 imprese per il 71% della birra commercializzata in Italia) chiede con forza aiuti al Governo per tornare a crescere.

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Le richieste del comparto

Un credito d’imposta destinato all’Horeca e una riduzione triennale delle accise sulla birra (che risalgono al 2013) sono tra le richieste principali: “Un sostegno immediato per le sofferenze dell’Horeca e dei birrifici artigianali potrebbe arrivare da un incentivo fiscale di 10 centesimi al litro sulla birra in fusto”, ha spiegato il vice presidente Alfredo Pratolongo durante la presentazione del rapporto: “Servirà per sostenere oltre 140mila punti di consumo, quali bar, ristoranti e le 80mila pizzerie”. Per ora si tratta di emendamenti al Dl Sostegni-Bis in discussione in Parlamento, che AssoBirra auspica possano trovare il disco verde, preoccupata anche per il -31% (da 523 a 361 mila ettolitri) registrato nel 2020 dai micro-birrifici italiani. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, infatti, circa cento tra le 841 imprese attive un anno prima hanno sospeso la produzione: “Non vogliamo che queste sospensioni si trasformino in chiusure definitive”, ha ammonito Cason.

Il futuro

AssoBirra guarda, tuttavia, al futuro con ottimismo, alle stime di ripresa del Prodotto interno lordo (Pil) che provengono sia dall’Istat sia dagli osservatori internazionali, convinta che proprio la birra sarà protagonista di un importante rimbalzo nel 2021, favorita da un’estate in zona bianca. A patto, però, che alle imprese sia garantito un aiuto e siano sostenute nella loro capacità di investire, in funzione di una crescita, che anche il Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) dovrà sostenere in modo determinante. “Siamo soddisfatti dell’impostazione del Piano presentato dall’Italia ma” avverte AssoBirra “i principi devono essere tradotti in pratiche”, per un settore brassicolo che conta sempre di più nel panorama dell’agroalimentare Made in Italy e che l’ultima Legge di bilancio, per la prima volta nero su bianco, ha riconosciuto come vera filiera economica.

 

A cura di Gianluca Atzeni

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