I custodi del vino. Il libro di Laura Donadoni

12 Mar 2022, 09:43 | a cura di Antonella De Santis
Un viaggio di 92 giorni su e giù per l'Italia, in cerca di Storie di un'Italia che resiste e rinasce, raccolte nel libro I custodi del vino di Laura Donadoni
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Custodi del vino

92 giorni, 12.598 chilometri, 2 auto ibride e 1 diesel, 1 traghetto, 1 aereo, 1 elicottero, X fuoristrada. E poi ancora 20 regioni, 28 letti, 67 ristoranti, 54 gelaterie, 95 cantine, 356 vini assaggiati (+ altri 42 assaggiati successivamente), 119 interviste, 2853 minuti di video registrati, 224 minuti di note vocali, 4 taccuini, 2224 foto, 3254 storie su Instagram. Grandi numeri, certo, ma la sintesi numerica – che pure è ragguardevole – non rende merito dell'entità del viaggio che Laura Donadoni ha intrapreso nel 2021.

Storie di un'Italia che resiste e rinasce

Esperta di vino, scrittrice, giornalista, Laura si è buttata a capofitto nel cuore e nelle viscere dell'Italia del vino. Un'Italia di grandi paesaggi e storie minime, di imprenditori e sognatori, che tracciano i contorni sempre mobili di un mondo in grande fermento, che accoglie le sfide imposte dai cambiamenti climatici, sociali, economici inclusi quelli conseguenti alla pandemia. Laura Donadoni segna e procede, curiosa, occhi aperti e cuore spalancato, forte di quella curiosità prensile che la consegna a un paesaggio abitato da personaggi diversi, sospesi tra concretezza e follia: le donne e gli uomini che ha incontrato per raccontare come sta evolvendo l'Italia del vino. Ne deriva un volume che racconta, regione dopo regione, le “Storie di un'Italia che resiste e rinasce”, accompagnata da vignaioli e appassionati, da custodi di quell'ambiente che, in una visione olistica, è un compendio di natura, cultura, sapere, società, tradizioni. Storie di famiglia e di comunità, ma anche storie di visionari solitari, storie di una poesia agricola che segna il cuore e apre la speranza.

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Ci sono Chul Kyo Peloso, che molti chiamano Andrea, che in Val d'Aosta si prende cura delle vigne abbandonate o di quelle che i proprietari, ormai in là con gli anni, non riescono più a lavorare. La vigna più antica ha 300 anni, l'ha presa in affido aveva tralci di appena 50 centimetri, ora sono 4 volte tanto ed è ancora produttiva con circa 250 bottiglie a vendemmia di Monaja 300. Incredibile. Come incredibile è la storia di consapevolezza, riscatto, comunità che sta dietro a Mamojà, che punta a far rivivere un angolo della Barbagia più arcaico proprio attraverso il vino, in una sintesi di passato e futuro che qui come altrove è legato a una visione di sviluppo sostenibile. Elemento identitario, di narrazione e riscatto da un passato oscuro, ma anche cardine di rinascita economica e argine allo spopolamento. Ci sono grandi nomi – Emidio Pepe e sua figlia Sofia che l'affianca da 32 anni perché “ho capito che ci voleva una vita per imparare a sentire quello che sente lui quando è in vigna”– e vignaioli emergenti – Francesco Cirellli – che in Abruzzo, regione aspra ma che cela un'incredibile varietà di paesaggi, operano in perfetta armonia con l'anima di questi luoghi. Con pazienza certosina, impegno costante e concentrazione assoluta, con quella spinta verso l'essenziale che è il tratto distintivo di chi interpreta nel modo migliore questo territorio. Ne è perfetto testimone Niko Romino, che con quella sua cucina Apparentemente semplice lavora per sottrazione con uguale pazienza certosina, impegno costante e concentrazione assoluta, proprio alla ricerca dell'essenza dei prodotti e dei sapori. È lui a fare da guida a una regione troppo spesso rimasta in secondo piano, anche dal punto di vista enologico. Se non per quei grandi, che hanno mantenuto una fedeltà alle origini che oggi pare avanguardia pura. Che hanno indicato la strada con quei loro vini, cui danno il giusto valore “perché” dicono “noi ci crediamo davvero”.

Gli ambasciatori dei territori

Così, regione dopo regione, si srotola un racconto che intercetta, per ogni territorio, un ambasciatore. Si tratta di nomi del mondo della musica e della letteratura, della televisione e della ristorazione che si spogliano della loro fama per farsi narratori a loro volta: Paolo Fresu per la Sardegna, Paolo Cognetti per la Valle d’Aosta, Carlo Petrini per il Piemonte, Bruno Pizzul per il Friuli, Mario Tozzi per il Lazio, Linus per l’Umbria, Gino Sorbillo per la Campania. E via così. Ad aggiungere punti di vista, resoconti, impressioni e suggestioni a questo libro che parla di vino senza parlare di vino, perché protagonisti sono donne, uomini, paesaggi e storie.

Custodi del vino. Storie di un'Italia che resiste e rinasce – Laura Donadoni – Slow Food – 324 pp. - 16,50 €

a cura di Antonella De Santis

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