Dopo un serrato confronto tra Governo e Regioni, il nuovo Dpcm entrerà in vigore il 6 novembre, con restrizioni estese fino al 3 dicembre. Il Paese si spacca: nelle regioni ad alto e medio rischio, tutte le attività di ristorazione e somministrazione devono chiudere. Per almeno 15 giorni.
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Aggiornamento del 9/11/2020

La mappa del rischio da Covid in Italia si colora più diffusamente di arancione dopo l’ultimo controllo dei dati ricevuti dal ministro Speranza in merito alla situazione epidemiologica nei diversi territori. A partire da mercoledì 11 novembre, dunque, entreranno in zona arancione cinque ulteriori regioni: Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Basilicata. Mentre è atteso nelle prossime ore il responso per la Campania, che potrebbe passare direttamente da zona gialla a zona rossa. Le misure restrittive applicate nelle nuove regioni arancioni sono descritte in modo più approfondito qui sotto.

Firmato il nuovo Dpcm. Coprifuoco alle 22 in tutta Italia

Il nuovo Dpcm del governo Conte, quello che ancora cerca di scongiurare un lockdown nazionale, è stato firmato nella notte tra il 3 e il 4 novembre, mentre gli occhi del mondo erano puntati sullo spoglio dei voti per eleggere il nuovo presidente degli Stati Uniti. In Italia, invece, era stata una lunga giornata di confronto tra governo centrale e regioni, tutte preoccupate a difendere le proprie libertà cercando un compromesso con dati epidemiologici che evidenziano, in diverse zone del Paese, situazioni di emergenza più avanzate. E alla fine, come annunciato, il decreto tiene conto di queste disparità, dividendo l’Italia in tre fasce di rischio: rossa, arancione e verde, sul modello già sperimentato nell’Inghilterra di Boris Johnson, dove ora si è arrivati al lockdown totale. Su tutto il territorio nazionale, però, vigerà un coprifuoco esteso dalle 22 alle 5 del mattino, che per quel che riguarda la ristorazione individua anche il termine ultimo per usufruire del servizio di asporto serale (mentre si protrae senza limiti di orario, in tutta Italia, la possibilità di effettuare consegne a domicilio). Mentre è la macchinosa suddivisione in diverse zone di rischio – operata secondo 21 parametri indicati nel testo – a determinare le differenze più marcate per chi conduce ristoranti o attività di somministrazione.

Le fasce di rischio. Stop a bar e ristoranti in zone rosse e arancioni

In continuità con le restrizioni già imposte dal Dpcm del 25 ottobre, solo nelle regioni in fascia gialla le attività di ristorazione (ma anche bar, pasticcerie, gelaterie) potranno continuare a stare aperte tra le 5 e le 18, festivi compresi. Eventualità esclusa sia in zona rossa, che in zona arancione. Nelle regioni a più alto rischio, infatti, nelle prossime settimane si vivrà una sorta di secondo lockdown: solo i negozi che vendono beni essenziali (alimentari, farmacie ed edicole) potranno restare aperti. Chiudono invece negozi al dettaglio, mercati e tutti gli esercizi di ristorazione, che potranno fare asporto (fino alle 22) e consegne a domicilio. Ma anche per le regioni inserite in fascia arancione si preannunciano diverse restrizioni, non ultima la totale sospensione dei servizi di ristorazione, fatta eccezione per mense e catering. Anche in questo caso restano consentiti asporto e delivery. Mentre la validità del Dpcm – efficace da venerdì 6 novembre – è estesa fino al 3 dicembre, l’ingresso o l’uscita dalle zone di allerta rossa e arancione saranno valutati costantemente, su base settimanale, dal ministro Roberto Speranza, tenendo conto dei 21 parametri di cui sopra. Quel che è certo è che se una regione entra in zona rossa dovrà restarci per almeno 15 giorni.

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Le regioni in fascia rossa e arancione

L’Italia della ristorazione è così spaccata in due, perché sono diverse le regioni che al momento afferiscono alle zone rossa e arancione. Partendo dal più alto livello di rischio, però, sembra destinata a paralizzarsi buona parte del Nord, con Lombardia e Piemonte e Valle d’Aosta inserite in zona rossa. Si aggiunge, al Sud, la Calabria, dove preoccupa il fragile sistema ospedaliero, nonostante l’Rt sia più contenuto delle altre regioni nella stessa zona. In zona arancione, invece, figurano alla fine di una lunga contrattazione solo Puglia e Sicilia. Salve la Campania (che, stando ai dati della sola città di Napoli, ha rischiato anche di finire in zona rossa), ilVeneto e la Liguria, che fino all’ultimo si temeva entrassero nel gruppo, e invece faranno parte della più nutrita zona gialla. Ma non si possono escludere aggiornamenti a stretto giro, fermo restando che la continua revisione dei dati, di settimana in settimana, rischia di mettere in difficoltà il settore della ristorazione sull’intero territorio nazionale – già sul piede di guerra per le limitazioni imposte da qualche giorno a questa parte – costringendo gli esercizi commerciali a chiudere da un giorno all’altro, qualora la situazione nella regione di appartenenza peggiorasse. Impossibile, a queste condizioni, pianificare il lavoro, rapportarsi con i fornitori con un minimo di prospettiva, stabilire se sia più conveniente chiudere o restare aperti. Per i ristoratori delle zone rosse e arancioni, già dal 6 novembre, significherà ripiombare nell’incubo del lockdown, che pure più di qualcuno aveva auspicato nei giorni scorsi, preferendolo a una via di mezzo (la chiusura entro le 18) che penalizzava molte attività, non offrendo la possibilità di ottenere indennizzi adeguati. Ora il ministro Boccia garantisce l’arrivo tempestivo dei ristori per tutte le attività colpite. Ma come ci si regolerà con i coefficienti previsti dal Decreto Ristori nelle regioni di zona rossa e arancione? Ai ristoranti, su tutto il territorio nazionale, era stato riconosciuto il coefficiente 2 (un rimborso pari al doppio dell’indennizzo ottenuto per la primavera di lockdown), concesso alle attività fortemente danneggiate. E questo non dovrebbe porre problemi. Ma bar, pasticcerie e gelaterie – indennizzati secondo coefficiente 1,5 ma ora costretti a chiudere in diverse regioni – come saranno compensati? In conferenza stampa Conte annuncia l’approvazione di un Decreto Ristori bis in tempi rapidi.