Quando la storia vitivinicola si incrocia a quella d'Italia: tre secoli visti attraverso dieci generazioni della famiglia Mastroberardino, nel nuovo museo di Atripalda che la storica cantina inaugura il prossimo 15 maggio.
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Mima. Il museo di Mastroberardino

Sarà aperto al pubblico dal prossimo 15 maggio il Mima-Museo d’Impresa Mastroberardino ad Atripalda. In esposizione non ci saranno i soliti attrezzi agricoli, bensì un percorso di tre secoli di storia italiana e dei vini d’Irpinia, attraverso le vicende imprenditoriali e personali di dieci generazioni della famiglia Mastroberardino. Un vero e proprio tesoro, consultato e vagliato da Piero Mastroberardino, di oltre 10.000 documenti tra lettere, copie commissioni, ordini, fotografie, che fatalmente si intrecciano con i principali accadimenti del nostro Paese.

All’inizio della storia

La prima sezione (1700-1914) ospita la narrazione delle prime vicende d’impresa della famiglia che elesse il paese di Atripalda a proprio quartier generale. Vi sono documenti che riguardano il Regno di Napoli, dagli Asburgo ai Borboni e poi a Casa Savoia con i suoi regnanti, sino alla scomparsa di Angelo Mastroberardino, pioniere della prima internazionalizzazione dell’azienda, a partire dal 1878.

I vini Mastroberardino nel mondo

La seconda sezione (1914-1932) ha come fulcro Michele Mastroberardino con i suoi viaggi in Europa, Nord America e nell’Africa Coloniale per vendere i vini di famiglia, creare nuove reti di distribuzione, intessere nuovi rapporti commerciali. La famiglia partecipa alla Grande Guerra, si confronta con il fascismo e poi con il dirottamento delle navi operate da Dannunzio con il Vate che chiede ai proprietari il riscatto delle merci – in questo caso vini – per foraggiare i legionari Fiume. In quegli anni, a causa del Proibizionsimo in Usa, i vini dell’azienda presero la via del Sud America, dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania.

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Valorizzare il territorio attraverso il vino

La terza sezione (1933-1945) vede ancora protagonista Michele che caduto il Proibizionismo, sfrutta il momento favorevole e il consolidarsi dei nuovi mercati. In Italia l’azienda si trova ad affrontare i problemi con il modello corporativo fascista, il regime di autarchia, l’affondamento del piroscafo Cesare Battisti impegnato nel trasporto del vino nelle colonie a causa delle rappresaglie inglesi per la conquista dell’Etiopia. Con lo scoppio della II Guerra Mondiale i collegamenti diventano difficili e rischiosi mentre la fase più drammatica arriva con i devastanti bombardamenti del 1943 e primi passi di una difficile ricostruzione nel dopoguerra. Se oggi l’Irpinia, il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino e il Taurasi sono nella ristretta cerchia dei grandi territori e dei grandi vini italiani, lo si deve in grande parte al ruolo svolto negli ultimi tre secoli dalla famiglia Mastroberardino che lo ha saputo imporre a livello internazionale.

Il Mima, presentato durante questa edizione di Vinitaly, con i suoi documenti e le sue ricostruzioni storiche, è uno spaccato non solo dell’azienda, ma è un omaggio alla migliore tradizione e alla vocazione alla qualità della terra irpina.

a cura di Andrea Gabbrielli