Un racconto ironico, sentimentale, che ritrae una famiglia nel momento di trasformazione di un'intera società. Un racconto che passa attraverso i riti che si dispiegano intorno al piatto delle grandi occasioni: l'insalata russa.
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Si suol dire che il primo romanzo è sempre un autobiografico, più o meno velatamente. Non così per questo Insalata russa, di Letizia Muratori. Non perché non lo sia, autobiografico, anzi lo è in modo inequivocabile. Ma perché non è il suo primo titolo. Scrittrice ormai di lungo corso, stavolta Letizia Muratori si concede il piacere di rivolgere lo sguardo indietro nel tempo, frugando tra ricordi di gioventù immersi dentro quella famiglia che appare così vivacemente caratteriale. Un rientro in casa, dunque, firmato Slow Food Editore a sigillare lo stretto legame che esiste tra cibo e storia personale.

La copertina di insalata russa libro di Letizia Muratori

La nonna Antonietta

La Muratori racconta della sua famiglia e di una nonna originale, tracciando il quadro di un preciso momento storico, sul finire degli anni ’70, quando la società faceva i conti con una rivoluzione che investiva ogni cosa, e che – inevitabilmente – portava con sé nuove mode e altri modi di consumo del cibo. Così la nonna Antonietta Muratori Carducci – qui chiamata anche Tony, Antony (come il giovane Delon) o, in uno slancio di sfarzosità, Maria Antonietta – si confronta con un momento mutevole, di profonda trasformazione. Un’epoca difficile, che in Italia sosteneva l’eco delle lotte per l’emancipazione e il peso di bufere politiche e guerriglie urbane. Anni di paure ma anche di ottimismo. Un bivio, in cui la nonna della Muratori abbraccia con slancio la modernità e con essa nuove abitudini e comode scorciatoie. Che in cucina, in un certo momento, si incarnavano in un panetto untuoso: la margarina. Erano gli anni in cui si metteva al bando il burro e si guardava con cupidigia a quel parente lontano ma – parola magica – vegetale (quindi, per qualche strana teoria, migliore). Apripista di tante altre manie e orrori alimentari cui siamo stati testimoni. Così, quel grasso alla portata di tutti, era la chiave di volta di una cucina casalinga che accoglieva i dettami di una tradizione tradita senza troppi pensieri, ma solo nel segreto delle proprie case, come vizi privati di fronte alla pubblica virtù delle pietanze opulente, quelle dalle lunghe preparazioni e dalle molte ritualità, ricette passate di madre in figlia, immutabili (in apparenza): sformati, carni in crosta, timballi da gran soirée. Piatti che la nonna non si sognava di rinnegare ma semplicemente ritoccava secondo esigenza.

cucina della nonna - Gianluca Biscalchin
La cucina della nonna. Illustrazione di Gianluca Biscalchin

La cucina delle nonne

Nella rivoluzione sociale di quegli anni, ci si doveva confrontare con un nuovo mito, quello della velocità, che fa rima con praticità. E dunque cibo già pronto. “Nonna sparava balle da réclame” si legge. A liberare – finalmente – il ruolo familiare da quell’epica cuciniera che oggi pare inevitabile. Chi sei oggi se non parli anche tu un po’ della cucina della nonna? E invece no, la nonna della Muratori portava in tavola, con grande sfrontatezza, surrogati imbellettati e decorati così da confonderne l’origine con un make up edibile.

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L’insalata russa

Punto fermo della sua cucina: l’insalata russa, che pur partecipe di quel processo di semplificazione (leggi verdure congelate – ma non quelle del minestrone – e maionese in barattolo) viveva di riti inamovibili: la salsa già pronta andava bene per l’interno, non per la copertura che richiedeva una maionese fatta in casa, addirittura a mano, così importante da diventare sinonimo del piatto, in una sineddoche gastronomica ad alto tasso lipidico. Un piatto borghese, da grandi occasioni, quello delle feste e delle domeniche, degli ospiti e della condivisione. Che vive di riti e di trasgressioni. “Nel ricordo diventiamo tutti un dettaglio” e in questi dettagli ricostruisce il ritratto di quell’eminenza grigia, diplomatica e manipolatrice, che tirava le fila di un’intera famiglia, che “trattava il freezer come una cassaforte” e mescolava con disinvoltura sacralità ed eresie gastronomiche. Perfetta sintesi di un’epoca che doveva fare i conti con gli obblighi di ieri, che subiva le lusinghe del domani, ma che era inesorabilmente calata nell’oggi.

E nella maionese preparata a mano che “quando si addensa cambia suono”, in quella gara contro l’imponderabile che non dà certezze nel risultato c’è tutto: il passato, il futuro, le regole e le trasgressioni, le relazioni, la famiglia, la famiglia, la famiglia. Letizia con il suo matrimonio giovanile, la sorella Cocò, il cugino Alvise e la mogie Letizia “che pareva un’hawaiana”, la vicina Anna compagna di soap, la zia Luciana, la sorella di Antonia, insieme: le inseparabili. Quella vivace pluralità che compare, pezzo dopo pezzo, a coronare il ritratto della nonna Antonia, in questo libriccino svelto e sentimentale.

Insalata russa – Letizia Muratori – Slow Food editore – 128 pp. – 10€

a cura di Antonella De Santis

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