Centinaia di comuni toccati, transazioni per circa un milione di euro al mese, 250mila clienti attivi e oltre 700 rider. Alfonsino è il food delivery dei piccoli comuni.
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Quando hanno cominciato, le consegne di cibo a domicilio riguardavano solo le grandi città, capoluoghi di provincia in cui grandi players si contendevano ristoranti e territorio, spesso sovrapponendosi. Tutt’altra storia in provincia, dove di bici e scooter con la tipica borsa termica neanche l’ombra. E loro hanno guardato proprio in quella direzione. “Abbiamo ribaltato il paradigma puntando ai piccoli centri” racconta Domenico Pascarella, uno dei tre soci fondatori con Carmine Iodice e Armando Cipriani.

Oggi i soci sono molti di più: “oltre 250 soci investitori”. Quelli che hanno aderito ai crowfunding. Il primo è stato nel 2018, e ha raccolto 150mila euro poi investiti per far crescere l’attività, una seconda campagna si sta chiudendo in questi giorni: obiettivo 350mila euro ampiamente superato, toccando quota 460mila euro che saranno impiegati per sostenere un nuovo piano di espansione che mira a coprire oltre 400 comuni entro il 2022 “poi tra due anni ci risiederemo a tavolino per capire se avviare un processo di internazionalizzazione o implementare altri servizi”. Intanto però i clienti attivi sono 250.000 e il fatturato complessivo al termine dell’anno in corso dovrebbe superare i 3milioni di euro (+150% rispetto all’anno precedente).

Dove siete operativi?

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A oggi il servizio copre circa oltre 300 comuni italiani in sei regioni: Campania, Abruzzo, Lazio, Toscana, Umbria e di recente Puglia; entro il 2021 vorremmo chiudere altre 45 città e per la fine del 2021 arrivare a 400 comuni serviti. In ogni città in cui siamo presenti, abbiamo un raggio di azione di 3 chilometri e mezzo: un’area che spesso copre anche altri comuni.

Quanti ristoranti avete?

Oggi sono quasi 950, nel 95% di casi sono attività di piccoli imprenditori. Ma per la fine di marzo 2021 dovrebbero salire a 1500.

Fate selezione?

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Sì, per noi non conta la quantità ma la qualità dei prodotti offerti.

Ma avete anche delle grandi catene tra i vostri affiliati…

Abbiamo un contratto nazionale con Burger King e Old Wild West, si tratta di partner importanti con i quali c’è anche una attività di marketing congiunto. Tra le altre cose, Burger King ci invia le liste di città in cui aprire il servizio.

E gli altri, che ristoranti sono?

Per lo più pizzerie hamburgerie e sushi, ma ci sono anche ristoranti che fanno cucina tipica o gourmet. Proprio un paio di giorni fa, dopo la notizia dell’ultimo Dpcm, ci ha contattato uno ristorante blasonato di Caserta.

L’attualità influisce anche sulla vostra attività. Come è andato quest’anno?

A marzo c’è stata un’ondata di ristoranti che volevano aderire al servizio, e di persone che si sono proposte come driver, e la stessa cosa sta succedendo adesso. Registriamo un picco di richieste di affiliazione al servizio delivery: in questo momento, chi vuole continuare a lavoricchiare si affida a noi. Ma anche noi durante il lockdown ci siamo dovuti organizzare.

Ovvero?

Nelle prime settimane del lockdown, in Campania non era consentito neanche il delivery, quindi per lavorare abbiamo dovuto attivarci. Ne abbiamo approfittato per aprire il servizio di spesa a domicilio di prodotti alimentari e parafarmaci, che avevamo previsto di far partire a settembre e che in futuro vogliamo incrementare, ora è attivo solo in quattro città campane. Quando poi anche in Campania si è potuto fare la consegna di pasti c’è stato un picco di ordini, che man mano è andato a scemare.

Ora come è la situazione?

C’è stata comunque una crescita, le persone hanno continuato a ordinare, ma meno, in ogni caso abbiamo un aumento dei clienti intorno al 30%. Ma soprattutto è aumentato il tasso di penetrazione del servizio tra le persone, che dopo il lockdown è arrivato al 12% rispetto al 7-8% abituale.

Si può dire che il lockdown ha reso familiare questo servizio?

Con tutta la comunicazione che c’è stata, possiamo dire che è come avere avuto 10 anni di pubblicità gratis.

Come funziona per i clienti?

Le persone possono andare sulla nostra pagina Facebook e fare l’ordine per asporto o delivery via chat e in totale serenità. Negli anni abbiamo reso tutto ancora più fluido e leggero, creando un applicativo all’interno della chat che ha snellito il processo. Ora il cliente in 3 minuti riesce a creare l’ordine, mentre prima il risponditore automatico del bot impiegava 6 o 7 minuti per fare tutto. Si può pagare in contanti al rider o con carta di credito sulla piattaforma online con Stripe.

Come è nato Alfonsino?

Quando abbiamo cominciato, Facebook dava la possibilità di sviluppare piattaforme di messaggistica chat. All’epoca lavoravano tutti su piattaforme in nativo, su app. Abbiamo creato una chatbot per differenziarci ma usando una piattaforma per messaggistica avevamo la necessità di creare anche una figura che interagisse con le persone, quasi una mascotte. Così è nato Alfonsino.

E per chi non ha Facebook?

Abbiamo la nostra app.

Invece per i ristoranti come funziona?

C’è una percentuale sugli ordini di circa il 25%, e poi un fee mensile di 4,99 euro per chi sceglie il pagamento con la carta di credito, che diventa 25 euro al mese se si sceglie il pagamento in contanti, per cui il nostro driver paga al ristoratore e il cliente paga al driver.

Il 25% è una percentuale sostenibile per i ristoratori?

Dipende dai locali e dalle spese che hanno.

Quali altri servizi offrite?

Innanzitutto c’è la piattaforma attraverso la quale il cliente può ordinare la consegna o l’asporto, e il ristorante può avvisare quando l’ordine è in preparazione o pronto. Inoltre ogni ristoratore ha un consulente dedicato che fa da coach e spiega come ottimizzare il menu migliorare la visibilità e ottimizzare il lavoro per il delivery. Nessun call center ma consulenti dedicati.

Invece per i rider?

Non abbiamo partite Iva: tutti i nostri rider sono assunti come co.co.co. con regolare cedolino e copertura Inail. C’è un fisso giornaliero che varia nei giorni della settimana (equivalente a 3 o 4 consegne nei giorni feriali, ndr), più alto dal venerdì alla domenica e poi i driver hanno una quota a consegna.

Quantificando?

In una città che lavora bene, un rider può arrivare anche a 1200 euro al mese.

Hanno mezzi propri o li fornite voi?

Mezzi propri.

Quanti sono i rider?

Circa 700 all’attivo che diventeranno 3700 entro il 2022, mentre i dipendenti interni sono circa 30 tutti a Caserta.

A quanto ammontano le consegne?

Circa 30mila ordini al mese concentrati soprattutto in Campania, dove c’è il 70% dei clienti.

Tradotto in termini economici?

Stiamo facendo transazioni per circa un milione di euro al mese, con un incremento del 3% mensile.

E quali sono i prodotti più richiesti?

Il più richiesto è il crocché, forse perché è un cibo correlato a un panino o una pizza. Poi ci sono la Margherita e i burger.

https://alfonsino.delivery

a cura di Antonella De Santis