L'arte in Cucina: opere d'arte, ricette, vino e social. Intervista a Nilufar Addati

13 Apr 2021, 14:58 | a cura di Gambero Rosso
Arte, cucina, vino, tutto insieme in un programma tv che prende a prestito istanze e linguaggio dei social network. L’Arte in Cucina è un nuovo format di Gambero Rosso HD con la conduzione di Nilufar Addati, ogni lunedì alle 21:30.
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Un piatto, un cuoco, un’artista, e il vino a legare. Debutta lunedì prossimo L’Arte in Cucina, il nuovo format televisivo in onda su Gambero Rosso HD (canale 132 e 412 di Sky) ogni lunedì alle 21:30. Scatta l’esordio per Nilufar Addati, alla conduzione di un programma che mischia arti culinarie e arti visive, social media e vitigni autoctoni. Ripresi sul piccolo schermo alcuni temi del libro L’Arte in Cucina di Domenico Monteforte, mentre gli abbinamenti vinosi sono raccontati da Lorenzo Ruggeri. Intercettiamo Nilufar, nel bel mezzo delle riprese.

Nilufar Addati. L’Arte in Cucina,

Pronti e via: come nasce la passione per la cucina?

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In famiglia. Vengo da un contesto biculturale, mia madre è iraniana, mio padre napoletano: parliamo in continuazione di cibo, anche su Whatsapp. Amano cucinare e sono molto bravi. Io mi sono appassionata guardando mia nonna materna all’opera. Ho iniziato con i dolci, solo perché non li preparava mai nessuno a casa, così mi sono avvicinata alle preparazioni e alla ricette. Ma di fondo la mia grande passione sono i carboidrati, la pasta in tutte le sue forme.

Un piatto che accende la tua fantasia?

La genovese di mare. Mio padre me l’ha appena preparata per il compleanno. Tanta, tanta cipolla, lasciata sul fuoco per 9 ore, e al posto della carne c’è la purpessa, il polpo femmina. Pacchero di Gragnano e via: mi fa impazzire.

Sei un’esperta di social, che cosa hai voluto portare nel programma?

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La sfida è aver portato e messo a confronto un linguaggio fresco e nuovo come quello dei social con mondi diversi, arte e cucina, vino ad alto livello, mischiando e alternando continuamente. I social hanno avvicinato le persone a un mondo che fino a pochi anni fa era confinato ai ristoranti gourmet, un mondo che è ancora elitario.

Perché?

L’obiettivo è incuriosire, raccontare i retroscena, sbirciare e assaggiare in cucina in modo che le persone possano scegliere dove andare dopo aver visto come lavorano.

C’è anche una puntata interamente dedicata ai social…

Nella puntata sui social ho riproposto delle orecchiette con feta e pomodorini. Prendi una teglia, pomodorini spaccati a metà, timo, olio, sale e pepe; cuoci per una ventina di minuti e la feta diventa cremosa. Su tik tok la ricetta è diventata virale, un successo incredibile: tant’è che in Norvegia è praticamente finita la feta. Non si trovava più.

Quanto tempo passi sui social?

Te lo dico subito, controllo sull’iphone. Tempo di utilizzo: 8 ore e 6 minuti. Mentre sui social, la tacca blu, arriviamo a 26 ore nell’ultima settimana.

Quasi una settimana lavorativa, insomma, ma non più di tante persone. Quanto ti hanno cambiata i social?

Mi hanno cambiato la vita completamente. All’inizio, quando ti affacci, la sensazione è straniante. Sei davanti allo schermo e sai che ti stanno ascoltando tante persone. Parli di temi delicati, di prevenzione o salute, e mentre racconti anche esperienze personali ti dimentichi quanti ti guardano. Poi arrivano le visualizzazioni e i commenti, lì ne hai la piena percezione. La sensazione diventa bella, stimolante, un confronto continuo. Sì, i social sono il mio lavoro a tempo pieno.

E il passaggio dai social alla televisione?

È stato molto più naturale di quanto pensassi. Ho imparato tantissimo sul set, grazie a un team pazzesco. E poi sono sempre stata una fruitrice del Gambero Rosso, guardavo tutti i programmi, sono cresciuta con Giorgione e Jamie Oliver. Andare in onda sullo stesso canale è una soddisfazione enorme.

Un aneddoto durante le riprese?

Mi sono divertita tanto con Stefano Pinciaroli, che mi ha preparato il lampredotto, non l’avevo mai mangiato. Soprattutto mi sono innamorata alla follia della sua salsa demi-glace. Ha preparato un fondo bruno, brodo di ossa tostate al forno (vitello, manzo e pollo) fatto cuocere per giorni, super ristretto, dalla consistenza quasi gelatinosa. Semplicemente devastante!

E poi?

Ho riso non poco quando ho dovuto sfilacciare per la prima volta un piccione con Filippo Saporito, in ogni puntata rubavo informazioni con gli occhi. Proprio Filippo ha migliorato il mio risotto con la zucca e l’amaretto che poi ho riproposto per cena all’intera troupe. Hanno apprezzato.

Com’è nata l’idea del programma? E gli abbinamenti?

Tutto nasce dal libro di Domenico Monteforte, io ho scelto i piatti da preparare e da lì siamo partiti con la selezione degli chef. Proponevo un ingrediente e con il team autoriale andavamo alla ricerca di collegamenti, li abbiamo scelti per vicinanza geografica ma non solo. Abbiamo trovato fili rossi da assaggiare e raccontare.

In ogni puntata c’è un cuoco, una cantina e un artista. Come ti sei mossa con quest’ultimi?

Beh, se con gli chef sono entrata anche a gamba tesa, con gli artisti mi sono messa molto più in ascolto per poi decidere come muovermi. È un mondo che conosco meno, è stato molto stimolante, come conoscere Flavia Robalo e mettermi a scolpire con lei una tavola di legno. Dietro ci sono sempre storie particolari, ho grande ammirazione per persone che vivono così intensamente la loro passione, che amano e mettono tutto se stessi nel mestiere che fanno. Proprio come gli chef.

E il vino?

Il vino è un mondo che devo ancora scoprire per bene. Per ora mi piacciono i vini rossi corposi, strutturati. Ho assaggiato ottime etichette nelle puntate, il vino è uno dei protagonisti del programma: c’è sempre l’assaggio con l’artista, l’abbinamento con il piatto, si beve in cucina, a volte tra uno stacco e l’altro. Beh, puoi immaginare come si arrivi a fine giornata.

Ti ritrovi nell’etichetta di influencer?

Non so chi ha inventato il termine, di sicuro ha portato al settore uno svantaggio incredibile. Chi non è capace di influenzare gli altri? Tutte le persone che hanno visibilità, in tv, alla radio o al cinema o sul web, influenzano qualcuno. Il discorso è più ampio e la parola sicuramente limitante.

Quale è il tuo modo?

Quello che faccio io? Lavoro con un diario pubblico, parlo delle mie giornate, racconto le mie passioni sui social. E, avendo un seguito, lavoro con la pubblicità come fanno tutti gli altri strumenti.

Ma il confine della privacy? Non senti qualche intrusione?

Il limite lo stabilisci tu. Hai il potere di raccontare quello che vuoi. Se non vuoi parlarne, non tratterai quel tema e il pubblico non ne sarà mai a conoscenza. Sono molti di più gli aspetti positivi di questo lavoro rispetto ai risvolti negativi. Hai la responsabilità di parlare a tante persone, ma è anche molto soddisfacente, penso alla campagna sulle donazioni degli organi e ai suoi effetti. Il potere dei social è enorme e il risultato immediato, lo vedi subito.

What’s next?

Finire di registrare le puntate che mancano e vederle in onda da un comodo divano. E poi, chissà, la seconda stagione. Non vedo l’ora di godermi questa serie dopo tanti mesi di lavoro.

 

L’Arte in Cucina – Gambero Rosso HD, canale 132 e 412 di Sky – dal 19 aprile, alle 21.30

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