Fabio Picchi lascia il Cibreo (e tutte le sue emanazioni) al figlio Giulio. Cosa cambia nella roccaforte della toscanità (che in futuro potrebbe espandersi anche all'estero)
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Fabio Picchi cede il Cibreo (e tutte le sue filiazioni) al figlio Giulio

Il tempo passa, le situazioni cambiano, i più giovani si affacciano alla ribalta … e potremmo continuare con le frasi fatte e i luoghi comuni per provare a dare spiegazione della notizia che riguarda. Fabio Picchi, eclettico chef (che ha recentemente partecipato al progetto Uffizi da Mangiare), ristoratore, animatore di un’intensa attività culturale, personaggio televisivo, scrittore e patron dell’ormai storico Cibreo e di tutte le sue filiazioni, nonché vulcanico ideatore e realizzatore di progetti quali il Teatro del Sale e il C.Bio (che sta per Cibo Buono Italiano e Onesto), cede le attività più legate alla ristorazione al figlio Giulio, già da tempo inserito a pieno titolo nella squadra che conduce i vari locali.

L’ampliamento di C.Bio

Fabio ha deciso di occuparsi solo e pienamente di C.Bio, bottega di verdura e di produzioni alimentari di qualità, panetteria (rifornisce anche alcuni punti vendita della Coop a Firenze) e fra non molto anche birrificio, di cui abbiamo seguito le sorti dalla prima progettazione alla prima realizzazione. Il marchio e le sue attività, che contano anche due banchi di macelleria e norcineria all’interno del limitrofo mercato di Sant’Ambrogio, hanno segnato un aumento di fatturato proprio durante la pandemia, al punto da mettere in cantiere un ampliamento della sede in via della Mattonaia.

Caffè Cibreo

Questa la notizia; e in questo senso si tratta quindi non tanto di un ritirarsi o lasciare, quanto di una selezione dell’impegno e di una formalizzazione di una doppia e diversificata presenza – quella sua e quella di Giulio – in quello che, dal punto di vista sostanziale, fino a ieri era un unicum. Da una parte quindi Fabio a guidare C.Bio, dall’altra Giulio a sovraintendere al Cibreo, al Cibreino, nome con il quale viene generalmente indicata la trattoria, più economica e popolare del blasonato ristorante, al frequentatissimo caffè con cucina, al Cibleo, tempio della cucina toscorientale (guai a chiamarla fusion!).

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cibleo
Cibleo

Un organismo articolato su cui ora si concentra l’impegno di Giulio, che pure non manca di guardare fuori dai confini del capoluogo toscano, tra Milano, Londra e Berlino. Ma sono idee ancora ben lontane dall’essere progetti concreti. Per ora l’impegno è tutto rivolto a consolidare la cittadella del gusto di Firenze.

Il Teatro del Sale

E poi c’è anche il Teatro del Sale, dall’inizio di questo secolo esempio riuscitissimo di felice commistione tra spettacolo e buona cucina, secondo una formula che all’inizio aveva avuto un grande successo nel far precedere un misurato intervento di cantanti, attori, musicisti da una cena a buffet ricca di sapori forti ed eccellenti. Come tutto questo proseguirà o si trasformerà è un progetto a cui si sta pensando, con il cambio insito nel passaggio di consegne da padre a figlio. Ecco cosa ci ha raccontato Giulio Picchi.

giulio e fabio picchi

Cosa succederà al Teatro del Sale?

Il Teatro del Sale è un’associazione culturale che rimane attiva, abbiamo una squadra di calcio, l’inserimento professionale di rifugiati creato insieme a Caritas e alla Fondazione Sant’Egidio, ma ha dovuto ovviamente interrompere la programmazione. L’idea è che nel futuro diventi la sede dell’Accademia Cibreo, nata per formare le persone che hanno voglia di fare questo lavoro, formate da professionisti del settore e non solo.

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Raccontaci meglio…

Vogliamo davvero che diventi l’occasione per fare cultura a tutto tondo, non solo in campo alimentare. Da qui l’idea del connubio con la Scuola del Cuoio di Stefano Bemer che prelude alla nascita di Schola, in cui le sapienze si uniscono per dare un contributo storico, artistico, culturale dell’importanza dell’artigiano in una città come Firenze.

Ci sono progetti di espansione in altre città?

Ora è il momento di concentrarsi e consolidarsi qui, ci sono 50 dipendenti che sono a casa a causa della pandemia e il progetto, nel futuro più immediato, sarà quello di ripartire in città, ora che i fiorentini ci hanno riscoperto.

Questo per il futuro prossimo, ma se guardi più lontano?

In un futuro il marchio dovrebbe essere esportato con tutte le attenzioni del caso in altre città italiane ed europee, ma per adesso meglio ripartire da quello che abbiamo creato.

Quali sono gli elementi da valorizzare?

L’esperienza Cibreo ha più di 40 anni, e oltre ad avere 4 cucine che nel futuro dovranno ancora di più distinguersi per creare un’offerta variegata pur con un filo conduttore unico, è un marchio che si applica anche alla sartoria, con una linea di vestiti e ha una sezione Eventi, che ci ha permesso di collaborare con marchi come Apple, Four Seasons, Relais et Chateaux. Questo non sapremo quando potrà essere ripreso.

Per quanto riguarda la cucina, invece?

Di certo, nella cucina la rotta non cambierà, andremo verso una cucina che si allontani sempre più dalle tentazioni gourmet e punti su piatti di spiccato sentore toscano e italiano.

Cibrèo – Firenze – Via Andrea del Verrocchio, 8r – tel. 055 2341100 – https://www.cibreo.com

Cibrèo trattoria (detta il Cibrèino) – Firenze – via de’ Macci, 122r – https://www.cibreo.com

Caffè Cibrèo – Firenze – via del Verrocchio, 5r – t055 2345853 – https://www.cibreo.com

Teatro del Sale – Firenze – Via de’ Macci, 111r – 055 2001492 – https://www.teatrodelsale.com

C.Bio – Firenze – Via della Mattonaia, 3A – 055 247 9271 – https://www.cbio.it

a cura di Leonardo Romanelli