Alla scoperta della cooperativa Produttori di Manduria. Per noi la merita il Premio Vitivinicoltura Sostenibile.
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Premio Viticoltura Sostenibile 2020

Il primo gruppo di produttori si è riunito 90 anni fa, e dopo qualche anno è nata la cantina: era il 1932 quando la cooperativa Produttori di Manduria ha visto la luce. Per anni la produzione è stata relegata a vini sfusi e da taglio, poi verso la metà degli anni ’90, le cose sono cambiate.

Oggi è la realtà vitivinicola più importante della Manduria, con 400 soci che conferiscono uve da un totale di 1000 ettari di vigneto. E un impegno costante nei confronti dell’ambiente, quello naturale e quello sociale. La sostenibilità è infatti vista nel suo complesso, e porta a scelte etiche, sociali ed economiche, oltre che in ambito di tutela della natura e di contenimento dell’impatto ambientale. Dunque l’adozione di comportamenti virtuosi, la riduzione dei consumi energetici e degli scarti, l’uso di energia da fonti rinnovabili sono un tutt’uno con la scelte di pratiche agricole in armonia con la natura. Motivi per cui quest’anno il premio per la Vitivinicoltura è stato assegnato alla cantina Produttori di Manduria. Ne parliamo con il direttore generale Vittorio Moscogiuri.

Quando nasce la Produttori di Manduria e come si è sviluppata negli anni?

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Questa è la cooperativa più antica di Puglia, e tra le prime in Italia. Siamo nati nel 1932 sulle fondamenta di un gruppo di produttori che si erano uniti nel 1929, inizialmente unendo solo la commercializzazione, per poi fondare una cantina comune.

Perché proprio Manduria?

La scelta è stata quasi ovvia: la cittadina era al centro delle regioni produttive salentine e soprattutto era collegata con la rete ferroviaria, cosa fino a tutti gli anni ’60 necessaria per ottimizzare la commercializzazione, tanto che tutte le aziende erano situate lungo la tratta ferroviaria. La nostra cantina era addirittura collegata alla ferrovia con un tunnel che passava sotto la circonvallazione Taranto – Lecce.

I primi anni il lavoro era diverso da quella attuale

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Per tanti anni la produzione è stata centrata sul vino sfuso e da taglio. Il primitivo più o meno fino agli anni ’90 è stato principalmente un vino da taglio, utilizzato cioè per tagliare, migliorare i vini del centro-nord della penisola. Era un prodotto ideale per questo scopo, di qualità superiore per colore, gradazione alcolica e struttura, ma con poca identità, perché la lavorazione tradizionale comportava una fermentazione molto veloce e con temperature superiori a 40 gradi, bruciando così i profumi e i sapori tipici del vitigno e del territorio.

Quando avviene il cambio di passo e di obiettivo?

Nel 1995 viene eletto il nostro attuale presidente Fulvio Filo Schiavoni, e proprio alla metà degli anni ’90 abbiamo deciso di investire in strumenti di cantina per migliorare il prodotto, in particolare per controllare la temperatura. Allo stesso tempo abbiamo operato per costituire il consorzio di tutela del Primitivo di Manduria. I nostri primi vini di alta qualità sono del 1996, e ricordo ancora con orgoglio e un po’ di tenerezza che venimmo subito premiati a Torgiano nel 1997. Può sembrare una piccola cosa, ma è stata la conferma che avevamo imboccato la strada giusta.

Qual è la realtà odierna della Produttori di Manduria e il suo ruolo nel territorio?

Certamente possiamo definirla un punto di riferimento, e per varie ragioni. Siamo passati da un’azienda con 4 dipendenti, 50 fatture all’anno e una vendita legata principalmente al prodotto sfuso ad avere 50 dipendenti e 400 soci che conferiscono da circa 1000 ettari. Siamo la realtà vitivinicola più importante di Manduria. Basta considerare che Manduria ha trentamila abitanti e che 450 famiglie lavorano direttamente con noi. Si può dire che circa il 25% dell’economia di Manduria è legata alla nostra attività. Un esempio dell’attenzione al territorio è stata la creazione, in una struttura del XIX secolo in azienda, del Museo Civiltà del Vino, che conta su un piano superiore di mille metri quadrati in cui sono esposte le grandi attrezzature utilizzate nel secolo scorso per i lavori agricoli, e su uno inferiore in cui abbiamo trasformato 32 vecchie cisterne vinarie in altrettanti spazi espositivi.

Biologico e sostenibilità: quando avete deciso di intraprendere questa strada?

Siamo un’azienda che ha sempre cercato di anticipare i tempi. Dal 1999 siamo certificati ISO 14001 e dal 2001 ISO 9001. Certo, lavorare in regime biologico in una cantina cooperativa di circa 1000 ettari per 400 soci è quasi impossibile. Abbiamo soci che coltivano 2 o 3 ettari, e praticamente nessuno supera i 10-15 ettari. Si può certificare bio un vigneto, ma se non ha una superficie elevata con cuscinetti che facciano da filtro rispetto ai vicini è un po’ un parlare a vuoto. Potremmo fare vini certificati biologici, visto che alcuni soci lavorano a conduzione biologica, ma non li rivendichiamo.

Cosa significa per voi la sostenibilità e come si manifesta in azienda?

Per noi la sostenibilità è un concetto molto ampio, che interessa non solo il rapporto con l’ambiente ma anche la dimensione etica, sociale ed economica. Un primo passo fondamentale è il rispetto per i dipendenti e per i soci, i primi tutti con regolari contratti di lavoro, i secondi pagati il giusto per potergli permettere di sviluppare la loro attività.

Poi c’è l’aspetto ambientale…

Stiamo elaborando una nuova impiantistica, abbiamo portato a 130 Kw la produzione di energia pulita dai nostri impianti di pannelli fotovoltaici e fatto un contratto di fornitura elettrica proveniente al 100% da fonti di energia rinnovabile. Ma questo non è sufficiente se non ci sono dei comportamenti virtuosi. Ecco allora un controllo spasmodico sui consumi e sul loro impatto sull’ambiente, quindi minore consumo di energia elettrica, attraverso il progressivo cambio di tutta l’illuminazione in azienda, e la manutenzione tesa a evitare consumi energetici ingiustificati, come il cambio di un trasformatore che non lavorava bene o una maggiore attenzione al consumo dell’acqua durante le nostre lavorazioni, un fattore che incide enormemente sull’ambiente.

L’esempio più significativo è forse quello che abbiamo fatto per lo smaltimento dei graspi: lo scarico dei graspi era molto rumoroso e infastidiva il vicinato, si formava un fastidioso pulviscolo ed eravamo costretti a usare molti camion per portarli via. Abbiamo acquistato una trituratrice sotterranea che riduce il rumore, elimina il pulviscolo nell’aria e riduce anche la carbon footprint, perché il volume si è ridotto di sei volte rispetto a prima e quindi usiamo un sesto dei camion per trasportarlo rispetto a prima. Una spesa importante e dall’ammortamento certo non immediato, ma decisiva per diminuire l’inquinamento ambientale.

Pare non vogliate fermarvi più

Ormai è diventata quasi una mania: in giugno abbiamo montato un rifornitore di auto elettriche per ricaricare gratuitamente le auto dei nostri clienti (anche se in questo caso c’è anche un vantaggio immediato: la ricarica dell’auto dura tra i 40 e i 60 minuti e quindi spesso chi si ferma visita il museo, assaggia i vini e acquista delle bottiglie).

Quali sono i progetti per il futuro?

A partire da maggio abbiamo iniziato l’iter per certificare come prodotto sostenibile due Primitivo di Manduria Riserva, Sonetto ed Elegia, che arriveranno sul mercato tra un paio d’anni, e dal prossimo anno arriverà anche un Fiano.

Abbiamo scelto per produrre questi vini i vigneti in regime di aridocultura, per ridurre al massimo l’uso dell’acqua. Che la strada scelta sia quella giusta ce lo confermano proprio i soci che forniscono le uve per queste etichette, che sono stati entusiasti di aderire agli standard di sostenibilità imposti dalla cantina.

Produttori di Manduria – Manduria (TA) – via Fabio Massimo, 19 – +39 099 9735332 – www.produttorivinimanduria.it

a cura di Paolo Zaccaria

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