Nel solo mese di dicembre, l’industria della ristorazione statunitense ha perso 370mila posti di lavoro. La situazione è drammatica e il nuovo presidente ha già promesso aiuti concreti per sostenere il settore, a partire dalle piccole imprese. Tra le proposte l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora.
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Nella giornata dell’atteso insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, i ristoranti di Washington D.C. resteranno chiusi (ma potranno operare outdoor) per espressa delibera del sindaco della capitale statunitense, nel timore che si ripetano disordini scatenati dai sostenitori di Trump in città. Non una buona notizia per le attività interessate, abituate a fatturare molto nel periodo del passaggio di consegne presidenziale. Ma è l’intero comparto della ristorazione americana ad auspicare che Joe Biden, 46esimo presidente eletto degli Stati Uniti, possa sin dai primi giorni di mandato spendersi per arginare la crisi profonda che ha colpito nell’ultimo anno un’industria che è sempre stata motore importante dell’economia nazionale.

Il programma di Biden per aiutare la ristorazione

L’ultimo piano di stanziamenti per la ripartenza dell’economia statunitense porta la firma del presidente uscente, ma nei giorni scorsi Biden ha già condiviso il suo programma, che mette sul piatto 1,9 trilioni di dollari. Una spesa ingente che si propone, tra le altre priorità, di restituire fiducia nel futuro all’industria della ristorazione, che nel solo mese di dicembre 2020 ha denunciato la perdita di oltre 370mila posti di lavoro (“più di 110mila tra ristoranti e bar non hanno avuto altra scelta che chiudere del tutto da marzo 2020”, specifica l’ultimo rapporto del Bureau of Labor Statistics). Il pacchetto di aiuti dovrebbe garantire l’emissione di un contributo di 1400 dollari per molti americani, incrementare il fondo a sostegno della disoccupazione (per arrivare a un’indennità settimanale – oggi ferma a 100 dollari – di 400 dollari, corrisposta fino al mese di settembre 2021) e tutelare con i sussidi anche chi è impiegato nelle consegne a domicilio nel settore della ristorazione.

L’aumento del salario minimo e l’abolizione del sistema delle mance

Inoltre, tra i buoni propositi, l’idea è quella di aumentare il salario minimo a 15 dollari l’ora (battaglia ingaggiata da tempo dal neo Segretario del lavoro, Marty Walsh, già sindaco di Boston; dal 2009 il compenso orario minimo è fermo a poco più di 7 dollari), eliminando al contempo il cosiddetto “tipped minimum wage”, parametro salariale che fa affidamento sulle mance corrisposte dai clienti, dunque spesso precario e discriminante. Inoltre l’amministrazione Biden si impegnerebbe a garantire un sostegno economico per il pagamento dei canoni d’affitto dei locali commerciali. Mentre sembra passare in secondo piano il cosiddetto Restaurants Act, pacchetto da 120 miliardi di dollari solo parzialmente approvato lo scorso autunno per tutelare le imprese della ristorazione: accolto alla Camera dei Rappresentanti, il testo è stato rigettato dal Senato, e il piano anticipato da Biden non sembra riabilitarlo.

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Il sostegno alle piccole imprese, oltre le discriminazioni

In realtà il neopresidente ha già dichiarato l’intenzione di non abbandonare la categoria, impegnandosi a lavorare con il Congresso per garantire a bar e ristoranti di restare a galla, abbattendo barriere di ogni sorta, perché tutti – a partire dai più piccoli, e da chi ha scontato in passato discriminazioni sociali, razziali, di genere – possano avere accesso agli aiuti. Nello specifico, le sovvenzioni per le piccole imprese – circa un milione di attività, tra cui moltissime insegne di ristorazione indipendente – dovrebbero ammontare a un totale di 15 miliardi di dollari, anche se il piano dell’amministrazione a riguardo è ancora vago. E dovrà comunque ricevere la fiducia del Congresso prima di trovare esecuzione, mentre diverse associazioni di categoria chiedono che sia riconsiderato il Restaurants Act.

Nel frattempo, si esaminano pro e contro del programma di Biden, che, da un lato, si dice pronto a istituire un fondo di sostegno per i lavoratori “essenziali” a rischio (da chi lavora nella filiera della distribuzione alimentare ai cassieri dei supermercati), dall’altro non sembra aver previsto aiuti per i lavoratori irregolari, che pure costituiscono una fetta significativa degli occupati nel settore della ristorazione. Di certo il nuovo presidente degli Stati Uniti ha intenzione di marcare la differenza con la precedente amministrazione anche sul terreno del sostegno alle piccole imprese. Seguiremo sviluppi (qui gli altri punti del programma di Biden a proposito di agricoltura e diritto al cibo, che pure sembrano in contraddizione con la nomina all’Agricoltura di Tom Vilsack, alias Mr. Monsanto per la sua esplicita vicinanza alle lobby dell’agricoltura statunitense, già in carica con Obama).

a cura di Livia Montagnoli