Il Time dedica un numero speciale all’emergenza in atto e sceglie di mettere in copertina José Andres, ripercorrendo i suoi dieci anni di impegno umanitario con la fondazione World Central Kitchen. Un articolo da leggere.
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La copertina del Time dedicata a José Andres

Senza solidarietà, nulla può funzionare. Estrapola una delle frasi più emblematiche di una lunga intervista a José Andres il titolo di apertura del Time, che sceglie di mettere in copertina proprio il cuoco spagnolo, immortalato fiero, in divisa d’ordinanza, con un grande pentolone e un mestolo in legno, impugnati quasi fossero gli strumenti di un condottiero che si appresta ad affrontare la battaglia. Con la sua organizzazione umanitaria, lo chef è in trincea da dieci anni: la World Central Kitchen è nata proprio 10 anni fa, nel 2010, in occasione del terremoto che ha devastato Haiti, per portare conforto e generi di prima necessità alla popolazione martoriata. Da allora, il gruppo si è specializzato nella gestione di crisi umanitarie di portata globale, e oggi opera in situazioni di difficoltà in 13 Paesi del mondo, con oltre 45mila volontari dediti alla causa.

la copertina del time con Andres

World Central Kitchen. Come funziona

L’idea di partenza è semplice, pur nell’estrema complessità di essere messa in pratica: le cucine da campo di José Andres, negli ultimi anni, hanno servito più di 15 milioni di pasti, che fossero attrezzate in situazioni precarie o allestite per far fronte a problemi endemici della società americana, per sfamare le persone in difficoltà nelle grandi città, o supportare le mense scolastiche nel fornire pasti freschi e sani agli studenti. Negli Stati Uniti, il cuoco spagnolo è arrivato agli inizi degli anni Novanta, con 50 dollari in tasca e la voglia di cucinare, racconta oggi al Time. La sua ascesa imprenditoriale non ha mai conosciuto limiti: oggi lo chef, considerato uno dei principali ambasciatori della cucina spagnola nel mondo, è alla guida di un gruppo di ristorazione che conta 30 insegne, facendo capo al quartier generale di Wahsington D.C. e con progetti ambiziosi come il Mercado Little Spain di New York, che proprio in questi giorni compie un anno di attività (attualmente è chiuso, come tutti gli altri ristoranti in città).

La cucina umanitaria di José Andres

Questo però non gli ha mai impedito di dedicarsi con dedizione all’attività umanitaria, che anzi ha finito per diventare una missione da svolgere assiduamente, sfoderando grandi doti organizzative e facendo sentire la propria presenza sul campo, in prima linea per guidare le squadre al lavoro. Così José Andres è diventato paladino dell’impegno solidale (raccogliendo plauso e donazioni di numerosi filantropi, e il sostegno morale ed economico dell’ex presidente Bill Clinton, mentre è noto il suo dissenso verso Trump), fino a raggiungere, nel 2019, una candidatura al Nobel per la Pace. Ora, la copertina del Time celebra un altro passaggio fondamentale del suo impegno.

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La ristorazione come risorsa contro il Covid-19

Nella battaglia contro il Covid-19, il cuoco spagnolo (diventato cittadino americano nel 2013) si è schierato subito in prima linea. Facendosi trovare pronto a San Francisco (era il 12 marzo, ma sembra già passato un secolo, visto il rapido precipitare della situazione in America), quando si è trattato di fornire i pasti ai passeggeri della nave Grand Princess, bloccata in quarantena lungo la costa californiana. Qualche giorno più tardi, Andres ha chiuso i suoi ristoranti, trasformando i locali di Whasington D.C. in cucine di comunità, garantendo pasti gratuiti per tutta la durata dell’emergenza alle persone in difficoltà. E nelle ultime ore, in collaborazione con servizi di delivery attivi nelle diverse metropoli statunitensi, i suoi volontari hanno iniziato a preparare cibo per la consegna a domicilio ad anziani e famiglie indigenti, grazie a una rete di 160 punti di preparazione e distribuzione dei pasti organizzata in pochi giorni. L’impegno del cuoco spagnolo anche in questa contingenza è nitido: “Con la pandemia in atto la ristorazione può rivelarsi una risorsa importante per dare sostegno ai più vulnerabili”, spiegava qualche giorno fa al New York Times per perorare la causa dei ristoranti di quartiere, chiamati a fronteggiare a propria volta la più grande crisi del settore vista finora. Questo e molto altro (come l’ansia di perdere il controllo, l’ossessione di non riuscire a essere utile che assilla lo chef) nell’articolo di copertina del numero speciale del Time (Apart. Not Alone) dedicato all’emergenza Covid-19.