"La burocrazia uccide il made in Italy". Intervista all’imprenditore Riccardo Illy (che sogna una nuova caramella)

11 Feb 2024, 17:21 | a cura di Michela Becchi
Una lunga intervista con Riccardo Illy, brillante imprenditore con un passato in politica che sogna una burocrazia più snella, una caramella sana e tanta distruzione creativa

«Il negozio che non c’era». Recita così lo slogan di Incantalia, una delle ultime creature di Riccardo Illy, imprenditore, giornalista, ex sindaco di Trieste e deputato del Parlamento. Ha vissuto mille vite, tutte votate all’eccellenza, e di idee in cantiere ne ha ancora moltissime: il prossimo passo? «Una caramella rivoluzionaria». Che sarà in vendita sempre nei negozi multimarca targati Incantalia.

Riccardo Illy, l'imprenditore del gusto

Di cariche, l’imprenditore, ne ha ricoperte parecchie. La strada fatta, dal suo ingresso nell’azienda di famiglia, la illycaffè, a oggi, è costellata di soddisfazioni, e anche di gran fatica. Cuore e mente ora appartengono al Polo del Gusto, la holding che riunisce marchi enogastronomici d’eccellenza, di cui è presidente dal 2019. I tè di Damman Frères, il cioccolato Domori, i dolci di Pintaudi, i succhi di frutta di Achillea Bio: sono questi i prodotti del polo, «che detiene anche un 40% di Agrimontana».

I numeri sono positivi e i progetti per ogni azienda moltissimi; Riccardo Illy ha le idee ben chiare, sia sulla sua impresa che sul mondo gastronomico. Il futuro? «La distruzione creativa».

Come avete chiuso l’anno passato?

Bene per tutti, tranne che per Domori. Il 2023 è stato un anno travagliato, la materia prima è aumentata quasi del 30%, abbiamo dovuto rinunciare a delle vendite, ma nei prossimi tre anni contiamo di recuperare con nuovi impianti per consentire l’aumento della capacità di produttiva e l’automazione della produzione.

E le altre aziende?

Tutte molto bene. Damman Frères ha chiuso il 2023 con una crescita del fatturato del 10%, siamo oltre i 40 milioni di euro e stiamo avviando la costruzione di un nuovo stabilimento. Anche Achillea ha chiuso secondo le aspettative, con 3 milioni di euro; bilancio positivo pure per Pintaudi, per cui acquisteremo un altro stabilimento.

I negozi Incantalia saranno solo in Italia?

No, l’obiettivo è di approdare all’estero. Intanto, il nuovo negozio di Trieste sta andando bene, meglio della sede romana in via dei Due Macelli: d’altronde, sono sempre stati pensati per città di medie dimensioni. Puntiamo poi ai luoghi di transito come aeroporti e stazioni.

Incantalia, foto di Fabio Danese

Nessun prodotto nuovo in arrivo?

Sogno una nuova caramella. Abbiamo già individuato l’azienda giusta: entro la fine del 2024, se tutto va bene, la cosa dovrebbe andare in porto.

Che tipo di caramella?

Vorremmo sviluppare nuovi dolciumi nel campo della nutraceutica, e poi studiare quelle che io chiamo caramelle 100% naturali: senza saccarosio, dolcificate con frutta concentrata o comunque zuccheri derivati dalla frutta. Insomma, caramelle sane, oltre che gustose.

Il suo impegno in politica è stato notevole. Cosa dovrebbe fare il governo per l’agroalimentare?

Il problema è la complessità normativa. Continuiamo a produrre norme su norme, ne abbiamo tante di più rispetto ad altri paesi europei. Senza contare che tendiamo a interpretare le direttive europee in modo restrittivo. Questa complessità rende difficile la vita all’interno, è una delle principali lamentele degli agricoltori, e ci rende anche meno competitivi all’estero. Maggiore è la burocrazia che dobbiamo affrontare qui, maggiore sarà il costo dei prodotti che vogliamo esportare.

Che difficoltà incontrate con l'export?

Molti paesi usano le norme di sicurezza alimentare come strumento protezionistico. Credo che la Commissione Europea dovrebbe portare il tema alla World Trade Organization (l'organizzazione internazionale del commercio, ndr): la sicurezza non può diventare una scusa per bloccare o limitare le importazioni.

Carne coltivata, sì o no?

Sono sempre aperto all’innovazione. Gli allevamenti contribuiscono in maniera massiccia alle emissioni di CO2, la carne coltivata potrebbe ridurre drasticamente questi problemi, non è una proposta che può essere bocciata in maniera così netta. Capisco, poi, la posizione degli allevatori: un eventuale cambiamento dovrà tenere conto delle loro esigenze.

Sì, ma ogni evoluzione comporta la perdita di un mestiere. Ne nascono di nuovi.

Vero, basti pensare al passaggio dalle carrozze a cavalli ai treni a vapore, sembrava dovesse cadere il mondo… è la distruzione creativa di Schumpeter, economista austriaco che ha coniato il termine. Si distrugge il vecchio in favore del nuovo, a ogni rivoluzione. Tra l’altro, dovremo prendere sempre più confidenza con questo concetto, dato che siamo nel bel mezzo di una rivoluzione energetica.

Viva l’elettrico!

È il futuro. Ci scalderemo, rinfrescheremo, muoveremo con l’elettricità, e soprattutto non sarà più una scelta politica o ideologica, ma economica: arriverà un giorno in cui l’elettrico costerà meno di qualsiasi altra opzione.

Torniamo al cibo. Com’è l’offerta gastronomica della sua Trieste?

È una città in forte sviluppo. Il turismo sta diventano il principale polo di crescita, hanno aperto molti hotel, caffetterie, tante strutture si sono rinnovate. L’offerta media è di qualità, la ristorazione è migliorata rispetto a una decina di anni fa, poi si tratta comunque di una città a dimensione d’uomo che non può ospitare troppi turisti. E poi, il triestino non è mai contento.

Per lavoro viaggia in continuazione. Quale paese l’ha sorpresa di più?

Il Sudafrica. Mia nonna paterna, per una serie di coincidenze, nacque a Johannesburg e ho sempre avuto la curiosità di visitarla. Città del Capo, poi, è meravigliosa e ha un livello di ospitalità notevole. In generale, l’Africa sta crescendo molto anche se non se ne parla mai, se non per dare cattive notizie. Non sono mai stato in Botswana ma so che hanno un’organizzazione turistica eccellente.

Intanto, dal Regno Unito, è arrivata l’onorificenza della Casa Reale.

Nel 2020 abbiamo ricevuto il Royal Warrant per Prestat, lo storico marchio di cioccolato acquisito da Domori nel 2019. C’era ancora la Regina, dopo la sua scomparsa i riconoscimenti valgono due anni, ora stiamo in fase di rinnovo con Re Carlo.

E Re Carlo l’ha conosciuto?

Sì, ho avuto l’occasione di incontrarlo alcuni anni fa, durante un evento organizzato da un’associazione di beneficenza legata alla Royal Warrant. Lui è molto impegnato nella beneficenza, abbiamo trascorso insieme alcuni giorni in una struttura dove si erano insediate delle scuole di formazione per lavori artigianali, tra cui anche la ristorazione. E ha voluto realizzare un documentario di produzione del cacao Domori.

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