Con 20mila cotolette consegnate tra l’Italia e l’Europa negli ultimi otto mesi, il progetto delivery sviluppato dalla catena milanese Anche si è rivelato un successo inaspettato. Il segreto? La cotoletta inventata da Matteo Stefani è “sbagliata”.
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Come nasce la cotoletta “sbagliata”

Sul libretto delle giustificazioni, le prime righe “confessano” lo sbaglio che è valso a Matteo Stefani la conquista del mercato italiano ed europeo del food delivery. Anche il packaging studiato per recapitare a domicilio la cotoletta “sbagliata”, infatti, cavalca il tormentone che ha reso celebre a Milano il brand Anche, micro-catena d ristorazione presente con tre locali in città, nei quartieri di Isola, NoLo e Porta Vittoria. L’invenzione nasce dieci anni fa, quasi per caso: il macellaio di fiducia di Stefani ha ricevuto una partita in eccesso di braciole di maiale, e chiede aiuto al ristoratore perché non vadano sprecate. Sebbene la tradizione meneghina parli chiaro, la cucina di Anche si mobilita per risolvere la situazione. Così il maiale si sostituisce alla carne di vitello, l’arancia al limone; e la panatura homemade integra panko e scaglie di mandorle. Una cotoletta “sbagliata”, per l’appunto, che grazie a una sapiente operazione di marketing (e la “leggenda” del macellaio si presta perfettamente al gioco) diventa signature dish della catena, assicurandole lunga vita e prosperità.

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Il packaging della cotoletta sbagliata

Da Milano all’Europa. Il delivery

Per il 2020, prima che la pandemia arrivasse a stravolgere tutti i piani, Stefani progettava la prima espansione dell’attività all’estero, in Cina, in un mall vicino a Shangai. Ma le carte in tavola cambiano in modo repentino, e, nuovamente, la cotoletta sbagliata arriva in soccorso, trasformandosi nel cavallo di battaglia di un’offerta di food delivery pratica, efficace, golosa, che sembra mettere tutti d’accordo. Nella start up, Stefani investe i fondi inizialmente destinati al progetto cinese, proponendosi di consegnare cotolette sottovuoto in tutto il mondo, o quasi. Dopo i primi test in città – con il sostegno della clientela abituale – a settembre 2020 il progetto decolla: in otto mesi, Anche spedisce 20mila cotolette sbagliate in tutta Italia, ma anche a Londra, Parigi e Portogallo. Dietro al successo dell’operazione c’è la capacità di coniugare la ricerca accurata sul prodotto con un approccio comunicativo fresco e coinvolgente: si punta innanzitutto sul made in Italy, senza tralasciare la componente del gioco, tutta incentrata sul valore degli “sbagli” che si rivelano intuizioni geniali. Ecco perché insieme alla cotoletta il cliente riceve un simpatico libretto delle giustificazioni esemplato sul famigerato libretto scolastico, da completare a piacimento; e il racconto, in poche righe, di come tutto è nato.

Cotoletta con lime

La ricerca sul prodotto

Quel che conta, però, è il prodotto: confezionata sottovuoto e spedita in confezione refrigerata, la cotoletta si conserva per sei giorni in frigorifero. Già fritta per immersione nel burro, a casa è sufficiente riscaldarla per cinque minuti nel forno ben caldo, o passarla in padella – da entrambi i lati – per qualche minuto. Disponibile nella versione “originale”, con panatura alle mandorle (24 euro per la box da due cotoletta, 400 grammi l’una), la cotoletta sbagliata oggi è in realtà proposta in più varianti, con pistacchi e lime, noci e limone, persino nell’alternativa vegetariana, che alla carne sostituisce le melanzane. Insomma, ancora una volta, la soluzione studiata per superare una difficoltà (e non di poco conto) si rivela un progetto da cavalcare con forza. Ecco perché ora – in attesa che i locali milanesi possano riprendere pieno servizio – già si lavora per potenziare il segmento del digital marketing, anche coinvolgendo nuovi soci, con l’obiettivo di raggiungere i 3 milioni di euro di fatturato nel 2022, e veleggiare verso i 5 milioni entro la fine del 2024. Ma, in parallelo, non cade l’intenzione di espandere l’attività con locali fisici, in Cina e negli Stati Uniti. Sul fronte della ricerca e sviluppo, invece, fondamentale sarà perfezionare e “allungare” la vita del prodotto (surgelamento e confezionamento in atmosfera modificata sono le alternative al vaglio rispetto al sottovuoto attualmente utilizzato, che penalizza leggermente la croccantezza della panatura). “In questo momento siamo in grado di portare la nostra cotoletta sbagliata in tutti i paesi europei entro le 48 ore lasciando quindi ai clienti che la ricevono, 4 giorni per consumarla”, spiega Stefani anticipando la volontà di fare ancora meglio. Per quel che riguarda la ricerca di nuovi partner disposti a investire sul progetto, invece, l’obiettivo è principalmente quello di razionalizzare e potenziare la logistica e la distribuzione, per raggiungere in tempi rapidi un numero sempre maggiore di Paesi. Sempre con un occhio di riguardo a Stati Uniti e Cina.

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