«I progetti non si fanno mai solo perché ci sono le idee ma perché hai la persona giusta». A parlare Enricomaria Porta, Josef Khattabi e Diego Rossi, il magic trio che ha dato vita all’Osteria Alla Concorrenza, presidio meneghino di socialità e tempo ritrovato dove girano veloci calici e piattini. I tre sono pronti a rilanciare insieme a Marco Marini, cuciniere (per sua stessa definizione) che entra da protagonista in questa nuova avventura dopo essere stato «dal giorno meno uno, prima ancora dell’apertura» alla Concorrenza di via Melzo. A un passo da Porta Venezia, la strada è oggi un distretto del buon bere e buon mangiare pieno di locali come Kanpai di Josef Khattabi, parte dell’intricata proliferazione di filiazioni e parentele ristorative messa in campo dai tre, come pure Trippa (che ha appena compiuto 10 anni) e Frangente.

Stavolta si spostano un po’, cinque minuti appena, approdando in una zona un poco più residenziale per aprire Nino Osteria con Cucina. Nino come Nino Bixio, cui è intitolata la strada. Un’insegna che risuona di spirito familiare come da imprinting dei tre, da sempre insofferenti verso inutili formalismi, concentrati invece a costruire progetti pieni di contenuto e con l’atmosfera giusta: vivace, cordiale, curata.

Qui cambiano ambientazione: il riferimento non è non più l’Italia degli anni ’50 ma la space age degli anni ’70 con una decisa impronta cromatica che si è sviluppata dalla boiserie: «che – raccontano – era una passerella di una sfilata; magari appenderemo delle foto di quella sfilata qualche parte». Una trentina di coperti, tra tavoli e sedute al grande bancone affacciato da un lato sulla cucina a vista, dall’altro su un grande mobile, «il colpo d’occhio è più quello di una libreria che di una scaffalatura da locale». Sulle mensole infatti ci sono bicchieri, vasi, giocattoli, tanti vinili – collezione di una vita di Enricomaria Porta – le casse dell’impianto stereo (ma non chiamatelo listening bar!). Oggetti che rafforzano l’idea di un ambiente intimo che racconta le storie di chi lo abita.

Stavolta aggiungono un tassello in più rispetto alla Concorrenza: una cucina vera, che potrebbe vedersi come un upgrade rispetto a quella di via Melzo. Come lì, ci saranno piatti e piattini da condividere a comporre la gran parte del menu, con una quindicina di proposte che cambiano spesso secondo estro e mercato, buone come antipasto o per accompagnare un calice, a queste si aggiungono un paio di primi (di pasta fresca e secca) e tre secondi: vegetale, di carne e di pesce, soprattutto di lago. Il riso a chiamata è il piatto in più che arriva a sorpresa, a discrezione di Marini, che lavora di concerto con Diego Rossi nella costruzione di questo menu all’impronta che racconta le sue radici e le sue esperienze nel mondo della ristorazione (tra gli altri al D’O di Davide Oldani e Arzak a San Sebastian), ma rimane ancorato allo stile italiano, alla terra e alle cucine tipiche regionali.

I valori sono quelli che abbiamo conosciuto negli altri locali di famiglia, con l’attenzione alla materia prima e ai produttori, si tratti di quel che c’è nel piatto o quel che finisce nel bicchiere. Siamo nel regno di Enricomaria Porta che ha architettato una carta da oltre mille etichette, per partire: «Nino condivide la cantina dell’Osteria, ma l’obiettivo è avere una proposta più local rispetto alla Concorrenza che in questo momento è molto focalizzata su vini francesi». Oltre al vino una pils alla spina, la Tipopils di Birrificio Italiano, e tre prebutch: Americano, Negroni e Lavorato Secco, dichiarato omaggio al Camparino (con rabarbaro Zucca), dove Marco ha fatto un passaggio. Il resto è ancora da definire: «i locali si fanno nel tempo» commenta Diego Rossi. Anche perché «tu ci metti l’80% del risultato, ma il resto lo danno i clienti».
Nino Osteria con cucina – Milano – via Nino Bixio 47 – 0287177919 – Instagram
Foto: Stefania Zanetti e Matteo Bellomo, Savour duo
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