Dove mangiare

Due fratelli hanno trasformato un antico uliveto in uno dei resort più belli della Sicilia

Tra Avola e Noto, Braccialieri unisce ospitalità, design, biodiversità e cucina. In un antico palmento ottocentesco lo chef Francesco Giura costruisce un menu che parte da un orto con oltre cento varietà di vegetali autoctoni e punta a raccontare una Sicilia autentica in ogni stagione

  • 23 Luglio, 2026
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A pochi minuti da Noto c’è un luogo che prova a raccontare un’altra idea di Sicilia. La prima cosa che colpisce è una piscina a scacchi bianchi e rossi firmata da Alessandro Enriquez. La seconda è che dietro quell’estetica pop si nasconde un progetto nato per valorizzare il territorio attraverso l’ospitalità, l’agricoltura e la cucina. Braccialieri è una tenuta ottocentesca immersa tra ulivi secolari dove resort, orto e ristorante dialogano ogni giorno con il paesaggio.

Il resort nato tra gli ulivi secolari

Un resort diffuso, composto da tre suite e sei eco-glamping perfettamente integrati nel paesaggio, nato dall’intuizione di due giovani fratelli avolesi, Tonio e Peppe Cancemi. Nessun grande gruppo alberghiero alle spalle, nessun imprenditore che arriva da oltreoceano, ma solo due ragazzi siciliani che, con le loro mogli, vogliono valorizzare la Sicilia.

La firma di Alessandro Enriquez

Il contributo di Enriquez, palermitano e da sempre innamorato di una Sicilia colorata e sentimentale, è evidente ovunque. Nei gerani rossi che accompagnano i vialetti, nei tessuti e negli arredi. La piscina, diventata ormai l’immagine simbolo del resort, omaggia la cucina della nonna reinterpretata in chiave glamour. Eppure l’estetica non prende mai il sopravvento sulla sostanza. Braccialieri è un luogo che vive di terra, di stagioni e di produzioni proprie, tanto da aver creato anche uno shop – Stipetto – dove acquistare conserve, prodotti agricoli e capi ispirati all’identità del luogo.

Dodici Zappe, il ristorante nel palmento ottocentesco

Dodici Zappe è il ristorante della tenuta, ospitato all’interno di un antico palmento ottocentesco. Il nome, che richiama un’antica unità di misura agricola utilizzata nel Siracusano, sintetizza bene la filosofia della casa. All’interno c’è ancora la grande macina che serviva a lavorare le olive e il solco scavato dal passaggio dell’asino che la faceva girare. Anche il tetto è quello originale, costruito secondo le tecniche tradizionali della zona con soli materiali naturali come fango, foglie e detriti.

Un luogo che parla di lavoro agricolo e memoria ben prima ancora che di cucina. A guidare i fornelli c’è Francesco Giura, classe 1994, originario della Basilicata. Dopo l’esperienza al Marchesino di Gualtiero Marchesi, il passaggio da Il Cambio di Torino e da Seta by Antonio Guida, il Bistrot di Forte dei Marmi,  Lago di Como, Berlino e Puglia, nel 2025 approda in Sicilia per costruire una cucina profondamente legata al territorio. «La Sicilia per molti è cassata e pasta alla Norma. Ma non è solo questo» racconta. «Sono arrivato qui per valorizzare i prodotti straordinari spesso dimenticati e recuperare le ricette perdute. Quello che vogliamo far emergere è l’ingrediente, niente spume, arie o cose così». E proprio l’ingrediente nasce spesso a pochi metri dalla cucina. L’orto biologico Pizzuta — come la celebre mandorla di Avola — custodisce ben 97 erbe aromatiche e 108 varietà di vegetali autoctoni siciliani. È una vera banca della biodiversità che alimenta il ristorante ma anche il bar del resort, dove i cocktail serviti a bordo piscina vengono completati con fiori eduli ed erbe appena raccolte. All’ora di pranzo il light lunch racconta una Sicilia più immediata e divertente con la parmigiana, leggerissima e costruita per stratificazioni cromatiche oltre che di sapore, così come con lo spaghettone con pane atturrato, pinoli e sarde.


La sera il racconto si fa più articolato. Il menu degustazione da sei portate è il luogo in cui Giura esprime con maggiore libertà la propria visione. Foglia Sicula – l’amuse-bouche che apre il percorso – usa il tenerume come ingrediente simbolo di una cucina rurale e mediterranea, e lo accompagna a tonno conservato in olio, cucuzza, limone salato ed estratto di pomodoro. Poi arrivano piatti come Umami e ceci neri, omaggio al brodo concentrato che preparava la nonna dello chef o i Bottoni di bieta ripieni di tartare di cavallo. Cruciale il coniglio che riprende l’antica usanza delle verdure stimpirate e ne fa un goloso ripieno. Il vegetale infatti è onnipresente, così come la frutta che conquista anche il capitolo piccola pasticceria. Sicilia autentica insomma, ma soprattutto Sicilia destagionalizzata. Ed è questo il vero grande sogno dei fratelli Cancemi.

Info: Contrada Seggio Snc, 96012-Avola (Siracusa); [email protected]; Tel: +39 376 2682730; Instagram

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