Dietro al progetto c’è il bando del Comune trentino di Ossona, in Val di Sole, deciso a finanziare una bottega all’avanguardia e antica insieme, dove il cliente ritrova il gusto di fare la spesa, acquistando prodotti locali e a basso impatto ambientale. La sfida l’ha raccolta Patrizia Pedergnana, giovane orticoltrice trentina.
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L’Orticoltura di Patrizia Pedergnana. Produrre ortaggi in montagna

Patrizia Pedergnana è una giovane imprenditrice trentina, poco più che trentenne. Di mestiere fa l’orticoltrice, come molti dei giovani agricoltori italiani che vi racconteremo sul numero di settembre del Gambero Rosso. In Val di Pejo, a 1000 metri d’altitudine, conduce l’azienda agricola biologica Orticoltura Pedergnana, dove produce tipicità locali – come i crauti o i carciofi di montagna – ed antiche sementi della Val di Sole (il fagiolo diavoletto viola, il mais rosso), di cui è diventata custode per salvaguardare la biodiversità agricola. Finora ha venduto i suoi ortaggi – oltre una quarantina la colture che riesce a far ruotare, più i trasformati come la crema di cavolfiore e le foglie di sedano rapa sott’olio – attraverso il canale della vendita diretta in azienda: il più utilizzato da chi guida piccole realtà agricole che vogliono essere sostenibili anche da un punto di vista economico.

L'orto di Patrizia Pedergnana con le montagne sullo sfondo

La spesa plastic free. Il nuovo agrimarket

L’ultima sfida, però, l’ha raccolta facendo rete con altri produttori locali che la pensano come lei sull’importanza di coniugare la produzione con la tutela dell’ambiente e il benessere della comunità; e con Giacomo Bertolini, giovanissimo produttore di piccoli frutti, e Marina Panizza, che raccoglie erbe spontanee e produce aceto di mele selvatiche, ha partecipato al bando promosso dal Comune di Ossana, piccolo borgo della Val di Sole, deciso a realizzare in paese un market di nuova concezione, a basso impatto ambientale. Dunque plastic free (i prodotti si vendono sfusi) e destinato alla vendita esclusiva di specialità prodotte nel raggio di 110 chilometri, per rafforzare l’economia del territorio e le filiere corte, in un contesto dove decine di piccoli agricoltori, allevatori e trasformatori faticano a far sentire la propria voce (almeno finché sono isolati). E Patrizia, col sogno di creare una agrodistretto biologico nella sua terra, si è aggiudicata la gara.

Agrimarket La Dispensa. Come funziona

Il suo market ha aperto i battenti alla metà di luglio, nell’immobile di proprietà comunale messo a disposizione dal bando, a Fucine, frazione di Ossana. Con l’obbligo di rispettare i vincoli imposti all’origine: vendere i prodotti alimentari secchi o senza confezionamento in plastica o usando vetro (per almeno il 20%); idem i prodotti liquidi (olio, vino e altre bevande) che, in più, per il 75% dovranno essere stati prodotti o trasformati entro 110 chilometri dal punto vendita. Mentre al banco frigo il 90% dei prodotti saranno sfusi o in vetro e l’80% dovrà provenire da massimo 40 chilometri di distanza. Infine ortofrutta e trasformati come salse, sughi, creme e marmellate dovranno arrivare al consumatore sfusi o in vetro, e sempre, in maggior parte, da produttori della zona. Niente buste in plastica alla cassa, ça va sans dire, ma sacchetti in carte, stoffa o altro materiale riutilizzabile. In più, il nuovo market è destinato, nelle intenzioni di Patrizia, a diventare un punto di riferimento per la comunità locale, offrendo il wi fi libero e prestando servizi di pubblica utilità, dalla prenotazione di visite specialistiche alla stampa dei referti medici, allo smistamento dei medicinali inviati dalle farmacie limitrofe. E offrirà pure il servizio di consegna della spesa a domicilio.

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Una cassetta di melanzane appena colte nell'orto di montagna

La spesa a La Dispensa. I prodotti

L’agrimarket inaugurato da Patrizia e dai suoi soci si chiama La Dispensa, in omaggio alle botteghe di una volta: 100 metri quadri in tutto, allestiti con materiali di recupero, e adibiti alla vendita di prodotti freschi – dalla carne ai formaggi, agli ortaggi e ai salumi locali, tra burro di malga, aceto di mele selvatiche, uova ed erbe aromatiche essiccate, yogurt, confetture, pane fresco e sciroppo naturali– ma anche prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa. A disposizione dei clienti anche borse in stoffa e barattoli in vetro che potranno riutilizzare ogni volta che tornano a fare la spesa: “Questo nuovo modo di concepire il punto vendita potrebbe costituire un’alternativa credibile anche per la grande distribuzione. Chissà che proprio il nostro negozio non possa essere il primo di una catena”. Anche con l’obiettivo di recuperare il rapporto diretto col consumatore, per raccontargli quello che compra e renderlo più consapevole, e autonomo (e responsabile) nelle sue scelte alimentari. Senza dimenticare che la possibilità di acquistare il prodotto sfuso offre anche un’altra grande opportunità: limitare l’acquisto alla quantità che effettivamente sarà consumata a tavola (un’abilità che si affina col tempo), evitando così di sprecare cibo in eccesso che troppo spesso finisce nel nostro frigorifero. I primi a esserne entusiasti sono gli anziani del paese, che ritrovano in questa modalità di vendita il ricordo dei tempi in cui persino le caramelle si acquistavano sfuse in bottega. Ma per tutti l’invito è lo stesso: riacquistate il piacere di fare la spesa.

Agrimarket La Dispensa – Fucine (TN) – via Bartolomeo Bezzi, 11 – Pagina Fb

 

a cura di Livia Montagnoli

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