Nel 1950 la Francia rurale contava 600mila bistrot e troquet (i piccoli caffè di paese). Oggi sono circa 34mila, e il numero è destinato a scendere, perché nei piccoli Comuni c'è poco interesse e convenienza a mantenerli. Ma così la comunità perde un ritrovo, e la Francia un'icona di socialità. Si muovono il governo e le associazioni.
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Il bistrot è un servizio pubblico? Può sembrare una provocazione, ma in Francia il dibattito sta coinvolgendo anche figure istituzionali di primo piano, a cominciare dal premier Edouard Philippe. Perché, soprattutto nelle zone rurali del Paese, il bistrot incarna i valori di una socialità d’altri tempi, quando la comunità si ritrovava quotidianamente per bere un bicchiere di vino e scambiare due chiacchiere con i compaesani davanti al piatto del giorno. E oggi, di fronte al dilagare di quella che gli esperti definiscono desertificazione rurale, la Francia cerca di aggrapparsi ai suoi simboli. Così non stupisce l’appello lanciato ai piccoli Comuni (quelli che contano meno di 3500 abitanti) dall’associazione nazionale SOS, che entro il 2021 si propone di prendere in carico l’apertura (o la riapertura) di almeno 1000 bistrot e cafè de village, sollecitando i sindaci a fare richiesta per accedere al progetto.

Un piatto con filetto di manzo e purè in un bistrot francese di Pau

In difesa del bistrot. L’iniziativa 1000 cafés

L’iniziativa ha dalla sua dati sconfortanti – senza meno comuni ad altri Paesi, Italia compresa – sulla scomparsa delle piccole attività commerciali nelle zone rurali: in Francia, oltre il 50% dei Comuni con meno di 3500 abitanti ha visto chiudere negozi di prossimità, botteghe, bar e locali tradizionali. E dunque sono oltre 30mila le amministrazioni comunali che nelle scorse settimane hanno ricevuto via email la sollecitazione di SOS, gruppo guidato da Jean Marc Borello, sodale di Emmanuel Macron, fortemente intenzionato a ricostruire una rete capillare di bistrot sul territorio francese. Nei prossimi mesi l’associazione raccoglierà le candidature, selezionando i profili più idonei a essere incubati: sul piatto ci sono 200 milioni di euro, già raccolti per sostenere l’acquisto delle licenze e garantire il salario minimo ai gestori che assumeranno il rischio d’impresa consapevoli di poter contare su un paracadute nella fase di avviamento del locale.

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Il governo francese in difesa del bistrot. Più licenze e sgravi fiscali

Ma all’iniziativa popolare, risponde l’ufficialità dell’agenda di governo in materia di sviluppo rurale, presentata qualche giorno fa del Primo Ministro Philippe. Un piano di lavoro che si muove esplicitamente nella stessa direzione, per promuovere il rilancio dei bistrot ancora in attività e sostenere l’apertura di nuovi locali “popolari”. A rivendicare il merito di questa rinnovata attenzione per il destino dei bistrot – che, già nel 2018, erano stati al centro di un dibattito culturale nato a Parigi, per promuoverne la candidatura Unesco – è pure Vanick Berberien, portavoce dell’associazione dei Comuni rurali e sindaco di un piccolo paese nella regione della Loira, motivato a “salvaguardare l’anima popolare e più autentica della Francia”… A partire dai bistrot! Proprio prendendo la parola al congresso dell’associazione, il Primo Ministro ha ribadito la volontà di raccogliere la sfida. Cominciando dalla concessione di nuove licenze per la vendita di alcolici (oggi concentrate nelle grandi città), nota dolente di un sistema sempre più ostile ai potenziali gestori di bistrot che non possono sostenere le spese esorbitanti per assicurarsi o mantenere una licenza. Così, pure sgravi fiscali e sostegno agli investimenti sono due misure che il governo ha intenzione di spendere in aiuto dell’iniziativa privata dei futuri gestori.

Finte escargot di sfoglia sulla tavola di un bistrot di Villecroze

Il bistrot francese come la trattoria italiana?

Di fatto, il tentativo istituzionale di appellarsi a un simbolo che metta tutti d’accordo sembra figlio della crisi trasversale aperta dal movimento dei gilet gialli, che tra i capisaldi della sua sbandierata iconografia popolare fa rientrare anche i bistrot e i piccoli caffè di paese (troquets sono chiamati in gergo), baluardo di una socialità perduta. Ma un fondo di ragione c’è: negli ultimi 50 anni il numero dei bistrot, in Francia, si è ridotto drasticamente, passando da 600mila attività alle 34mila odierne.

Volendo azzardare un parallelo, anche l’Italia è fatta di piccoli paesi che lottano per restare in vita di fronte allo spopolamento delle aree rurali e alla crisi dell’economia di prossimità. Trattorie, osterie e bar di paese – come del resto un movimento agricolo in netta ripresa – possono contribuire alla causa. Che l’iniziativa francese possa essere d’esempio per garantire la sopravvivenza delle attività storiche e sostenere la nascita di nuovi progetti? Il momento, considerando il ritrovato interesse (oltre le mode) di tanti giovani cuochi per le radici della cucina popolare regionale, sembra proficuo.

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a cura di Livia Montagnoli