Comunicazione, monitoraggio e aggregazione: ecco alcuni dei punti chiave del nuovo Piano green presentato dalla Commissione europea, il cui obiettivo è raggiungere il 25% della superficie certificata entro il 2030.
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Sono 23 i punti appena presentati dalla Commissione Ue nel Piano d’azione per il futuro della produzione biologica nell’Unione europea, 2021-2027. L’obiettivo? Raggiungere il 25% di superficie agricola bio entro il 2030, partendo da una media attuale dell’8% (l’Italia è già oltre il 15% della superficie nazionale). Obiettivo ambizioso, quindi, che alza di parecchio l’asticella rispetto al precedente piano. Per perseguirlo, però, sarà necessario agire su diversi fattori: dalla riduzione dei pesticidi al continuo monitoraggio dei dati, dalla creazione dei distretti biologici alla maggiore sensibilizzazione dei consumatori, financo all’istituzione di una “Giornata annuale del biologico”. E adesso, tocca ai singoli Stati recepire queste linee, poiché dal Piano europeo e dalle raccomandazioni presentate, ognuno dovrà elaborare le proprie strategie nazionali.

Quali risorse per il settore?

Ma un nodo resta centrale ed è quello delle risorse economiche destinate al settore. Perché una cosa è certa: l’agricoltura biologica è più costosa per chi la fa (pur utilizzando meno prodotti, si hanno rese notevolmente minori) e per chi “la consuma”.

Tra le iniziative suggerite dalla Commissione Ue c’è abbassare i prezzi al consumo, ma con la leva fiscale e l’Iva ridotta sui prodotti bio, più che col taglio della remunerazione dell’agricoltore.

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Secondo quanto riportato da Federbio, inoltre, tra i punti chiave del Piano d’azione vi è la destinazione per il biologico del 30% dei fondi previsti nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della valorizzazione delle zone rurali da Horizon Europe 2021-2027, il programma europeo per il finanziamento di progetti di ricerca e innovazione. Si prevedono, inoltre, investimenti per stimolare il consumo di alimenti biologici nell’ambito delle politiche di promozione, a partire da uno stanziamento di 49 milioni di euro per il 2021, e l’istituzione di “appalti pubblici green”, che prevedano l’integrazione dei prodotti biologici nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili. Perché, se da una parte c’è bisogno di più finanziamenti, dall’altro resta importante inculcare la cultura del biologico nei consumatori: non a caso la leva della comunicazione è il primo punto citato dal Piano europeo.

L’importanza della comunicazione

Per comunicazione, si intende sia quella verso i consumatori, sia verso gli agricoltori, migliorando anche l’uso dei social media e misurando la consapevolezza verso il logo biologico. Non da meno, la Commissione Ue dà grande importanza ai programmi scolastici e anche alla diffusione dei prodotti biologici nelle mense pubbliche. Direttamente legato alla comunicazione c’è, poi, il tema della tracciabilità attraverso le nuove tecnologie (che aiuterebbe, tra le alte cose, anche la lotta alla frode). Tra queste, il documento cita la blockchain e l’adozione di passaporti digitali per il tracciamento dei prodotti, a partire di una grande banca dati europea che metta insieme tutti gli operatori del settore. Altro impegno della Commissione Ue è la pubblicazione periodica sulla produzione biologica nell’Ue sulla base dei dati Eurostat e sulle importazioni di prodotti biologici da Paesi terzi.

L’aggregazione e il modello italiano dei biodistretti

C’è, poi, un punto che risulta molto interessante all’interno del Piano europeo: il riferimento all’aggregazione (anche in termini di certificazioni bio di gruppo per le piccole aziende) e ai biodistretti, in particolare a quelli italiani. “I distretti biologici hanno dimostrato la loro efficacia nell’integrare l’agricoltura biologica e le altre attività locali per migliorare il turismo, anche in zone fuori dal percorso turistico tradizionale”, si legge nel testo che, poi, specifica: “l’obiettivo è massimizzare l’economia e il potenziale socioculturale del territorio. Ogni biodistretto include stile di vita, alimentazione, relazioni umane e considerazioni sulla natura. Ciò si traduce in una produzione agricola locale, che è apprezzata dai consumatori e, quindi, ha un valore di mercato più elevato”.

Il riferimento, come si legge nella nota, è proprio al modello dei biodistretti italiani istituito nel 2009 dall’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica. Oggi sono 27 i bio-distretti Aiab attivi in Italia (21 sono in fase di formazione) distribuiti in 18 regioni. Tra questi, c’è anche quello del Chianti, quasi prettamente vitivinicolo, che è anche l’unico italiano a essere diventato caso di studio del progetto di ricerca triennale europeo Uniseco, (Understanding and Improving the Sustainability of Agro-ecological Farming Systems in the Eu) i cui risultati finali forniranno le raccomandazioni per l’attuazione della strategia europea From Farm to Fork, della Strategia per la biodiversità per il 2030 e dei piani strategici nazionali della Pac post 2022.

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Ora pressing sull’Italia per la legge del bio

Il Piano presentato dalla Commissione Europea è stato accolto con favore dalle associazioni di settore che, adesso, però chiedono un passo in più all’Italia. A partire da Federbio: “Ci auguriamo che questa ulteriore spinta dell’Europa verso il biologico” dice la presidente Maria Grazia Mammuccini “favorisca la veloce e definitiva approvazione della legge nazionale sull’agricoltura biologica e l’inserimento nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza d’investimenti adeguati per la promozione di distretti biologici e di filiere di Made in Italy Bio”.

Sulla stessa posizione Anabio, l’Associazione per il biologico di Cia-Agricoltori Italiani: “Dall’Europa arrivano stimoli e incentivi importanti da cogliere come opportunità decisiva. Il Governo italiano aggiorni al più presto la strategia nazionale sul biologico per essere all’altezza del Green Deal Ue e tutelare la leadership del settore Made in Italy nel mondo”.

L’Europa nel biologico ci crede e sta mettendo a disposizione una serie di strumenti per incentivare produttori e consumatori, esprimendo una profonda consapevolezza delle diversità tra gli Stati” è la posizione di Aiab “ma quelle dell’Europa sono linee guida, non vincolanti, saranno i singoli Stati a decidere se e come attuare le misure. Ci si aspetta dunque da loro Piani ambiziosi (PSN e Piani nazionali sul Bio). L’Italia, attualmente leader del settore, deve giocare un ruolo di primo piano e se non deciderà di fare scelte politiche e strategiche più coraggiose sarà presto annichilita dall’agricoltura europea”. Secondo l’associazione, infatti, mentre l’Ue chiede di destinare al nostro settore almeno il 30% dei fondi per la ricerca, il Pnrr (Piano Nazionale per la Rinascita e resilienza) dimentica il bio per parlare solo di bioenergia. Da qui l’appello al ministro Patuanelli “affinché il biologico non sia solo una citazione nel Psn ma ne sia la cornice di lavoro. L’agricoltura biologica non può continuare a essere la cenerentola dell’agricoltura ma deve essere il pilastro della transizione agroecologica”.

Le 23 azioni della Commissione UE

  1. più attenzione sul piano dell’informazione e della comunicazione
  2. garantire un ambizioso budget nella politica di promozione per incrementare il consumo di prodotti biologici
  3. stimolare la diffusione di tali prodotti nelle mense pubbliche
  4. aumentare la distribuzione di prodotti biologici nei programmi scolastici
  5. aumentare la lotta contro la frode
  6. sviluppare una banca dati dei certificati di tutti gli operatori dell’Ue
  7. sviluppare strumenti come i passaporti digitali e la blockchain per il tracciamento dei prodotti
  8. sostenere e incrementare distribuzione e vendita di prodotti biologici
  9. incoraggiare la conversione e gli investimenti
  10. sviluppare la analisi di settore su produzione e commercio
  11. intensificare la raccolta dati e ampliare le analisi degli osservatori del mercato dell’Ue
  12. favorire l’adesione dei singoli produttori a organizzazioni, stanziando anche dei fondi a tale scopo
  13. fornire informazioni sulla “certificazione di gruppo”, consentendo a piccole aziende agricole di condividere i costi e gli oneri amministrativi della certificazione
  14. favorire le aggregazioni locali e i distretti biologici (viene citato il modello italiano)
  15. promuovere l’uguaglianza di genere e l’occupazione giovanile
  16. migliorare la nutrizione animale secondo le regole biologiche
  17. rafforzare l’acquacoltura biologica
  18. creare una rete pilota sul clima
  19. favorire la biodiversità
  20. destinare fondi per approcci alternativi, con particolare attenzione al rame e ad altre sostanze simili
  21. migliorare ulteriormente il benessere degli animali nella produzione biologica
  22. adottare un Framework sulla plastica bio-based, compostabile e biodegradabile
  23. promuovere un uso più efficiente e sostenibile dell’acqua e un maggiore utilizzo di energie rinnovabili e trasporti puliti

a cura di Loredana Sottile