Addio a Roberto Brovedani, patron e sommelier del Laite di Sappada insieme alla moglie e chef Fabrizia Meroi. Addio a un grande uomo di sala.
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Se ne è andato a 62 anni, Roberto Brovedani, ristoratore di razza, sommelier appassionato, uomo di sala colto ed elegantissimo che – con la moglie Fabrizia Meroi – ha dato vita a una delle tavole più brillanti delle Dolomiti gastronomiche. Laite – il prato al sole (questo il significato in dialetto) – è un tesoro conservato in un edificio di legno antico, un luogo che racconta una storia secolare sulla quale si è inserita un’altra storia, quella tessuta in 20 anni di attività dalla famiglia Brovedani.

Laite-Interno

Da Keisn a Laite

Era il 2001, infatti, quando Roberto e Fabrizia lasciano il loro primo locale – Keisn – per approdare nelle due stube tirolesi che li ospitano fino a oggi. In questi locali hanno dato forma a un’idea di ristorazione profondamente radicata nel territorio. Un posto in cui si respira, nei piatti e fuori di essi, l’atmosfera rarefatta della montagna, i suoi sapori, gli aromi, il variare delle stagioni, l’emozione del tempo che scorre cristallino come nitido e insieme potente è il pensiero di questa cucina, che sa volare alto senza mai staccarsi dalla terra che la ospita e la nutre, e indica con decisione una strada a tutto prodotto locale e stagionalità. Una stagionalità che è una religione, soprattutto in una zona come questa, dove il clima impone il suo rigore.

Laite: dalla cucina ala sala e ritorno

Un posto in cui la definizione di ristorante familiare acquisiva un nuovo significato. Familiare, sì, perché a guidare questa magnifica insegna partecipa tutta la famiglia: Roberto in sala, la moglie Fabrizia in cucina e – da qualche tempo – anche la figlia Elena ad affiancare Roberto. Ma familiare anche e soprattutto per quell’accoglienza che va oltre la semplice professionalità e sconfina nella cura affettuosa, fatta di garbo e discrezione. Con quella grazia e la semplice raffinatezza di chi sa muoversi silenzioso a passo di danza intorno a una stufa che celebra il meglio della natura circostante, selezionata, elaborata e appena sfiorata con talento e competenza da Fabrizia. Alter ego davanti ai fuochi di Roberto che in anni di appassionata ricerca ha saputo costruire una cantina personale e ricchissima, materiale vivo da cui attingere per interpretare e spesso prevenire gusti e desideri degli ospiti ricamando un servizio su misura per ognuno. Capace di slanci e originalità mai fini a se stessi, ma sempre a servizio di chi si siede alla loro tavola. Una danza, dicevamo, fatta di gesti precisi e spesso appena accennati, ritmo, armonia, un profondo amore per questo lavoro e per quel che, pezzo dopo pezzo, ha costruito con la sua famiglia. E di cui vogliamo mantenere il ricordo.

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