Non accenna a diminuire l'ondata di maltempo, mettendo in seria difficoltà i vigneti. Ecco la situazione a fine maggio.
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Dopo le piogge e il gran freddo di queste settimane, c’è preoccupazione per i possibili effetti del maltempo sulla crescita delle uve, mentre da Nord a Sud si allunga la conta dei danni. Come far fronte ai cambiamenti climatici in corso? In anteprima le prime proiezioni Ibimet-Cnr per la primavera-estate.

Cartina con le preciptaioni dell'invern 2018-2019
Precipitaizoni nell’inverno 2018-2019

 

Un maggio straordinariamente freddo e piovoso sta mettendo a dura prova il settore vitivinicolo, così come quello frutticolo, come già abbiamo visto per le ciliegie. Grandine, allagamenti, temperature sotto la media, venti forti e una scarsa percentuale di soleggiamento sono le costanti di questa seconda parte di primavera, che si sta rivelando un avversario, e non certo un alleato, dei viticoltori. È vero che l’agricoltura è un’industria a cielo aperto e che queste situazioni si mettono a bilancio, ma è anche vero che dal territorio arrivano segnali fortemente anomali. Monferrato, colline del Prosecco, Romagna, Salento stanno facendo i conti con una situazione generale complicata.

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Immagine notturna dei vigneti dell'abbazia di Novacella con candele antigelo - credits Werner Waldboth
Candele antigelo all’Abbazia di Novacella. Foto: Werner Waldboth

Meteo 2019 per il vino

Dopo un inverno con precipitazioni scarse e temperature non rigide, a partire da fine aprile e, soprattutto, dai primi giorni di maggio una sorta di autostrada del freddo si è aperta un grosso varco che dall’Artide ha portato correnti fredde verso il centro del Mar Mediterraneo e che ha investito anche l’Italia.

Le immagini inedite (per molti in Italia) delle candele antigelo tra i filari della Valle Isarco, i vigneti innevati a 800 metri d’altezza a Maso Michei, in Trentino, gli allagamenti nelle campagne attorno al fiume Savio, tra Forlì e Cesena, la grandine violenta che ha cambiato i connotati al paesaggio nei comuni di Salice Salentino e Campi, sono solo alcuni esempi degli effetti concreti di un clima imprevedibile di questo maggio 2019, preceduto da tre mesi molto asciutti, come febbraio, marzo e in parte aprile (almeno prima della Pasqua).

Grafico del Veneto - piogge cumulate al 19 maggio
Veneto – piogge cumulate al 19 maggio

Il ritardo dei vigneti

Lo sviluppo vegetativo delle piante è molto indietro rispetto alle medie: dallo stivale, si segnalano ritardi medi tra 10 e 15 giorni, con condizioni che si sono complicate a causa della carenza di minerali, necessari al nutrimento. Un bollettino di guerra quello di Veneto Agricoltura: le temperature medie sono le più basse almeno dal 1992 (fonte Arpav), e in 20 giorni sono caduti ben 160 millimetri di pioggia (+30%) contro una media di 120 mm nel 1994-2018, e tra le Prealpi e la pianura settentrionale sono caduti dai 200 ai 360 millimetri. Una combinazione di fattori che potrebbe presentare il conto in fase di raccolta, con una minore quantità di uve. Lo stato fenologico delle viti è in ritardo anche di 18 giorni sulla data di germogliamento, l’apparato radicale è quasi ovunque ancora inattivo per il terreno troppo umido. Le grandi colture, come il frumento, sono in ritardo, il mais stenta a crescere e potrebbe essere necessario riseminare. Saltata la semina della soia. Nell’ortofrutta, ciliegie rovinate dalle malattie fungine e dalla grandine (Marostica). Semine in ritardo anche per gli ortaggi in pieno campo.

Maltempo: danni a Conegliano Valdobbiadene

I primi a fare la conta dei danni sono i produttori aderenti al Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore Docg dove, tra 26 aprile e 3 maggio, grandine e pioggia hanno colpito i territori di Vidor, Valdobbiadene, Farra di Soligo, Miane, Follina, Cison di Valmarino e Tarzo. La mappatura dei tecnici della Regione Veneto ha stimato in 800 ettari l’area interessata, che rappresenta circa il 10% del vigneto a Docg.

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Il presidente del consorzio, Innocente Nardi, parla di un danno equivalente a 35 mila ettolitri di prodotto: “Considerato che la nostra produzione si aggira sui 780 mila ettolitri, riteniamo che il quantitativo sia contenuto. Ma soprattutto” sottolinea “non ci saranno grandi effetti sulla qualità finale”. Alcuni vigneti hanno subìto l’asportazione dei grappoli e per far sì che rientrino nel disciplinare della Dop ci sarà una richiesta di riduzione delle rese per le cantine delle aree più colpite. Anche l’evento “Vite in campo”, previsto per il 24 maggio a Susegana (Treviso) si farà a luglio per impraticabilità dei vigneti.

Maltempo: danni a Soave

A Soave, nel Veronese, circa 200 ettari vitati hanno subito danni per il vento e la grandine, principalmente nelle sottozone Costeggiola, Foscarino e Campagnola. Il Consorzio vini Soave (che da un punto di vista economico ha visto risalire del 20% i prezzi di mercato) è prudente nelle stime e rimarca come l’uva Garganega colpita, essendo tardiva e in una stagione in ritardo, abbia ottime probabilità di scampare il pericolo.

Maltempo: danni in Romagna

In Romagna, nei vigneti gestiti dai soci del Consorzio vini di Romagna, l’inattesa esondazione del fiume Savio e di alcuni torrenti nelle aree tra Faenza e Forlì ha fatto finire sott’acqua i vigneti: “A Villafranca di Forlì” racconta il presidente del consorzio, Giordano Zinzani, “l’acqua si è ritirata dopo alcuni giorni senza provocare dei particolari danni ma, considerando le temperature così basse di maggio e la forte umidità dei terreni, siamo molto preoccupati per eventuali attacchi di peronospora. Dovremo fare diversi trattamenti e ci vorrà la massima attenzione da parte dei viticoltori”.

Maltempo: danni in Puglia

Il 12 maggio è una data da ricordare per gli areali del Barese e del Salento. In particolare, nei comuni di Salice e Campi, in provincia di Lecce, le piogge, la grandine e gli sbalzi termici non hanno fatto dormire sonni tranquilli alle aziende della Dop Salice Salentino. Già a settembre 2018 una tromba d’aria colpì il territorio. Damiano Reale, presidente del consorzio di tutela, parla di situazione che sta costringendo agli straordinari le imprese. Molti viticoltori, impossibilitati a entrare in vigna coi mezzi, stanno effettuando trattamenti manuali e in modo particolare nei terreni pianeggianti, dove cresce il Negroamaro e dove l’acqua fatica a defluire. Un po’ come accadeva diversi decenni fa. “Gli effetti della grandine” aggiunge “possono emergere anche negli anni successivi, determinando, nei legni colpiti, una lignificazione e una fruttificazione non corrette”.

Maltempo: danni in Piemonte

Più a Nord, in Piemonte, nell’area del Monferrato, il problema principale è rappresentato dal freddo: “Abbiamo avuto un episodio grandinigeno molto intenso, ma fortunatamente si è trattato di chicchi molto piccoli. C’è stata tanta acqua” racconta Filippo Mobrici, alla guida del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato “e in appena due giorni sono caduti quasi 100 millimetri, rispetto ai 650/700 millimetri di media annua. Le temperature sono troppo basse e questa difformità generale ci sta preoccupando e sta mettendo in crisi la vite, che è in ritardo di oltre dieci giorni”.

Grappoli danneggiati dalla grandine
Grappoli danneggiati dalla grandine

 

Le stime dei danni del maltempo

Per tutta l’agricoltura, la Coldiretti ha stimato un danno da maltempo superiore a 10 milioni di euro da inizio anno, mentre il Mipaaft ha appena approvato il Dl emergenze che contiene, a seconda dei comparti, oltre 350 milioni per le colture colpite dal 2018. Certamente, il settore vitivinicolo è ben consapevole del cambiamento climatico in atto e ha capito che va considerato una variabile dei bilanci. Il concetto è stato ribadito anche al recente Vinexpo di Bordeaux, dove sono risuonate forti le parole di Patricia Espinosa, segretario esecutivo della convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici: “La superficie a disposizione della viticoltura mondiale potrebbe ridursi tra 62% e, nella peggiore delle ipotesi, del 73%”.

Come rispondere al cambiamento climatico?

Aziende, enti universitari, enologi, agronomi stanno facendo i conti con questa realtà da diversi anni. I consorzi di tutela studiano come affrontarla. A Valdobbiadene, il percorso verso il riconoscimento Unesco, atteso dopo il 30 giugno nella sessione in Azerbaigian, sconsiglia per esigenze paesaggistiche l’uso massiccio delle reti antigrandine, giudicate troppo impattanti: “Per noi la difesa attiva è un po’ più complicata” spiega il presidente Innocente Nardi “l’uso dei cannoni antigrandine non è molto diffuso e non sempre si dimostra efficace. Il nostro distretto, per affrontare questa nuova situazione, sta lavorando non solo sulla selezione dei cloni assieme al Crea di Conegliano, ma anche sulla cultura del verde, sugli aspetti legati alla gestione della chioma delle viti, con specifici corsi di formazione”.

Le reti anti grandine, in viticoltura, sono molto usate in Germania e molto diffuse nel Nord Europa, per proteggere la frutta nei campi. In Francia, l’Inao (istituto nazionale per tutela i prodotti a denominazione) solo a partire dal giugno 2018, e dopo una sperimentazione di alcuni anni, ha consentito l’uso in vigna di questa tipologia di rete per le uve a Dop. Coperture posizionate direttamente sui ceppi a gyuot, solo nella parte della pianta da proteggere, e che vengono distese rapidamente grazie a una manovella.

Assicurazioni e strategie a difesa dei vigneti

Alla luce di quanto le cronache registrano, le polizze assicurative sembrano indispensabili. Nell’area della Dop Salice Salentino, come spiega il presidente Damiano Reale, il Consorzio da cinque anni è promotore del dialogo tra compagnie assicurative e imprese, e incentiva anche i più piccoli viticoltori.

Dal canto suo, Filippo Mobrici spiega come “Il Consorzio della Barbera d’Asti suggerisce ai soci di assicurare i vigneti, non li obbliga, e suggerisce anche l’uso delle reti. È vero” continua “che siamo di fronte a un clima diverso, ma non dimentichiamo che da sempre il Piemonte ha coltivato in collina e solo in certi particolari versanti, che non bisogna impiantare sui versanti sbagliati, nei fondovalle a causa delle gelate. Sfruttiamo queste conoscenze storiche per studiare le strategie più opportune. Non possiamo perdere un’annata a causa del clima, perché in mercati concorrenziali il nostro prodotto rischia di venire sostituito da altri”. Il Consorzio lavorerà con la Regione Piemonte, prossima al rinnovo dei vertici, per capire come utilizzare l’irrigazione di soccorso, finora non consentita: “Si dovrà mettere mano ai disciplinari, per evitare che la siccità determini vini troppo alcolici”.

progetto Soave - foto credits L.Reuter
progetto Soave – foto credits L.Reuter

Il ritorno della pergola in Soave e l’apporto della tecnologia

A Soave il clima caldo di questi decenni, soprattutto l’annata 2003, ha indotto l’ente di tutela a ripensare l’obbligo dell’allevamento a guyot per il Soave Docg. Il nuovo disciplinare lascerà liberi i produttori di reintrodurre la classica forma a pergola, considerata in passato inadatta ai vini di qualità ma più capace di proteggere le uve dal caldo. Inoltre il consorzio, con un finanziamento di 400 mila euro per il triennio 2019-21, ha dato il via a un programma (Soilution system) che punta a ridurre il rischio erosivo dei vigneti di collina e montagna. Il professor Paolo Tarolli (Università di Padova), responsabile del progetto, spiega che saranno utilizzati droni per identificare le aree, mezzi meccanici a basso impatto ambientale con analisi di dettaglio sull’erosione, si studieranno soluzioni per inerbire i vigneti e mantenere la biodiversità, sfruttando un innovativo modello di simulazione in 3D.

Maltempo: il parere dell’agronomo

L’eccesso di freddo a maggio sta fermando il normale sviluppo delle viti in campo. La pianta ha quasi bloccato la fase di sviluppo, dopo essere partita con un germogliamento anticipato a fine marzo. Iniziano a vedersi carenze di azoto e potassio nelle foglie e non c’è quel bel verde caratteristico di metà maggio. In questi casi, si interviene con biostimolanti fogliari a base di alghe, oppure con dei fertilizzanti. C’è una generale carenza di attività di fotosintesi e un momento come questo può determinare un calo produttivo: siccome si entra in una fase di fioritura, in assenza di condizioni climatiche ideali, la fecondazione degli acini sarà limitata e pertanto il loro numero potrà essere inferiore al normale.

Considerando l’attuale fase fenologica di germogliamento e fioritura, una leggera grandinata non incide sulla produttività della pianta. In casi estremi, invece, la produzione si perde e si interviene eliminando il tralcio ferito. L’esperienza del 2017 ci dice che dalle gemme di corona ne crescerà uno nuovo che, a fine estate, sarà maturo e pronto per l’anno successivo. Nei casi di gelate, se l’intero germoglio è stato devitalizzato è possibile che si aprano delle gemme latenti, a seconda del tipo di vitigno. Nel 2017, la pianta è rimasta bloccata per 20 giorni, poi è ripartita producendo fiori più piccoli e grappoli meno pesanti (dal 50% al 70% in meno). Renzo Caobelli (agronomo del Consorzio vini Valpolicella).

Cartina delle Precipitazioni in Europa inverno 2018-2019
Precipitazioni in Europa inverno 2018-2019

Maltempo: il parere del climatologo

Nel mese di maggio, finora, la rottura del vortice polare che consente all’aria fredda di restare posizionata intorno ai 60 gradi di latitudine nord, ha fatto sì che l’Italia e il centro del Mediterraneo siano stati investiti da correnti artiche. Mentre a est e a ovest, nella Penisola Iberica e nei Balcani, le temperature sono superiori anche di 10 gradi rispetto alle medie. Le proiezioni per inizio giugno in Italia registrano ancora instabilità, con l’ingresso di perturbazioni atlantiche. Gli indici atmosferici principali, come il Nino (il riscaldamento delle acque tropicali del Pacifico), stanno dando segnali molto deboli e non dovrebbero avere un impatto decisivo sul Mediterraneo. Le piogge di giugno dovrebbero risultare sopra la media, soprattutto al centro sud (Puglia, Calabria e Sicilia). Sul fronte temperature, è previsto un rientro nelle medie del periodo. Infine, per luglio e agosto, le precipitazioni saranno nella media; mentre le temperature estive saranno più alte, con possibili incursioni di aria calda di matrice africana. Marina Baldi (climatologo Istituto di biometeorologia del Cnr)

 

a cura di Gianluca Atzeni

foto in apertura: Hofstatter

 

Articolo uscito  sul numero di Tre Bicchieri uscito il 23 maggio.

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