A un anno dalla riapertura nella nuova sede, il ristorante di Renè Redzepi riconquista le due stelle che prese per la prima volta nel 2007. Sorprese a due stelle anche sulle Isole Faroe e a Stoccolma. Ma il Noma non meriterebbe il terzo macaron?
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Le tre stelle della Scandinavia

Prima che il Noma chiudesse per il trasloco epocale che oggi tutti abbiamo davanti agli occhi, ogni anno, alla vigilia dell’uscita della guida Michelin, in molti rivendicavano per il geniale ristorante di René Redzepi un posto nell’Olimpo tristellato. Tre stelle che erano arrivate per la prima volta a premiare la ristorazione danese nel 2016, quando il riconoscimento più ambito della Rossa era piovuto sì su Copenaghen, ma illuminando l’outsider di allora, il Geranium di Rasmus Kofoed. Un anno fa, all’indomani della riapertura del Noma, fuori tempo massimo per essere valutato, la Michelin dedicata ai Paesi Nordici spostava invece l’attenzione su Stoccolma, assegnando le prime tre stelle alla Svezia di Bjorn Frantzen, chef patron del ristorante omonimo (mentre la Norvegia è il Paese del gruppo che vanta un tristellato da più tempo, il Maaemo di Oslo). Ora, a poche settimane dal trionfo scandinavo di Lione – con il podio del Bocuse d’Or 2019 che recita appunto Danimarca, Svezia e Norvegia – la Rossa torna a premiare i ristoranti del Nord Europa con una nuova edizione della guida corale ricca di stelle: ora sono 64 le insegne premiate con uno o più macaron, tra Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

Il Noma ha di nuovo due stelle

Resta invariato il novero dei tristellati, ma l’attenzione si concentra sul Noma, di nuovo in lizza per conquistare un posto al sole. Un ritorno che non delude le aspettative, con il team di Redzepi subito in grado di riprendersi le due stelle che aveva lasciato sul molo di Copenaghen, per affiggerle all’ingresso della cittadella gastronomica ideata a Christiania. Indubbiamente una soddisfazione per un gruppo “che ha lavorato duramente” – come scrive Redzepi pubblicamente per ringraziare la sua squadra – per essere nuovamente al top nel giro di un anno. Ma pure una vittoria a metà per i sostenitori del ristorante e del lavoro di ricerca che anima il Noma, con l’auspicio che già il prossimo anno possa essere la volta buona per conquistare l’agognata terza stella.

Le altre stelle del nord

Intanto, la sorpresa dell’anno arriva dalle remote Isole Faroe – sempre danesi – dove il giovane Poul Andrias Ziska, premiato anche come Young Chef dalla Rossa, conquista la due stelle per la cucina di Koks (degustazione da circa 18 portate per tre ore d’esperienza, con prodotti quasi esclusivamente coltivati, pescati o allevati sulle isole: del resto lo chef si è formato sui principi della Nordic Cuisine al Geranium), che negli ultimi anni è diventata una meta gastronomica ambita dai viaggiatori internazionali. La terza new entry tra i bistellati, invece, riporta l’attenzione su Stoccolma, con i due macaron assegnati al ristorante Gastrologik. Al contrario, l’annata è magra per l’Islanda, che ora non ha più insegne stellate (la gloria di Dill è durata per un paio di edizioni). Mentre quattro sono i ristoranti alla prima esperienza stellata: Alouette (ancora a Copenaghen), Palace a Helsinki, Fagn e Credo in quota alla Norvegia, entrambe nella cittadina di Trondheim, che esordisce in guida con un buonissimo duplice piazzamento.

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a cura di Livia Montagnoli