Il futuro del rosso poliziano passa anche dal nome. Diversi gli accorgimenti – dall'eliminazione del termine "vino" all'aggiunta dell'indicazione "Toscana" – per distinguerlo dall'omonimo abruzzese e aumentare il suo appeal sul mercato.
Pubblicità

 

Il nome: Nobile di Montepulciano, senza Vino

Nel 2019, dopo molte discussioni tra i produttori poliziani, la scelta di eliminare Vino e di evidenziare Nobile di Montepulciano, avrà un sostanzioso supporto. Infatti, all’azienda Salcheto, che già dall’annata 2013 aveva scelto di etichettare con questa formula – previo l’assenso del Ministero delle politiche agricole – si aggiungeranno altre cantine. A partire da quelle aderenti all’Alleanza (associazione tra Avignonesi, Boscarelli, Dei, La Braccesca, Poliziano e Salcheto), che sin dall’inizio si sono battute per accorciare il nome della denominazione. Sempre le stesse aziende presenteranno, dopo l’Anteprima (Montepulciano 13-14 febbraio), una versione del Nobile con la nuova dicitura, che oltretutto avrà la particolarità di essere ottenuto da 100% di uve sangiovese (prugnolo).

L’altra associazione di produttori, i Vignaioli Montepulciano (ex Terra Nobile a cui aderiscono Podere Casanova, Croce di Febo, Casale Daviddi, Fassati, Metinella, Il Molinaccio, Montemercurio, Romeo, Talosa e Tiberini) per ora non effettuerà cambiamenti. “Siamo d’accordo con la contrazione del nome” ci dice il presidente Luca Tiberinima per ora sarebbe troppo oneroso per le nostre piccole aziende modificare o ristampare le etichette già in nostro possesso. Sarà possibile con le nuove annate“. Nobile di Montepulciano, più che altro, faciliterà la presentazione del vino, ma non modifica in nessun modo la Docg che manterrà la versione originaria del nome (Vino Nobile di Montepulciano), come da pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In pratica, entrambi – versione del nome più lunga e più corta – saranno presenti su etichetta e retroetichetta.

Pubblicità

Le modifiche alla Denominazione: aggiungere Toscana a Montepulciano

Ma non è l’unico cambiamento in corso. Infatti, l’assemblea dei soci del Consorzio di tutela, convocata per il prossimo 17 gennaio, dovrà approvare la richiesta di aggiungere, la specifica Toscana alla denominazione Nobile di Montepulciano, già deliberata lo scorso maggio 2018, per il Rosso di Montepulciano. “Nel caso l’assemblea dei soci convocata per il 17 gennaio desse il suo assenso all’inserimento di Toscana per il Nobile” spiega Paolo Solini, coordinatore del Consorzio “l’iter di modifica dei disciplinari delle tre Do locali – Rosso di Montepulciano, Vino Nobile di Montepulciano e Vinsanto di Montepulciano – inizierà immediatamente“.

A quel punto, quindi, la proposta sarebbe inviata al Comitato nazionale vini, l’organo del Mipaaft (Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo), che ha la competenza in materia di tutela e valorizzazione qualitativa e commerciale dei vini Dop e Igp, per un pronunciamento, però, niente affatto scontato, vista l’esistenza di due Igt, quali Toscana o Toscano e Costa Toscana e una Doc, quale Maremma Toscana, che già fanno menzione della Regione.

L’annosa questione con il Montepulciano d’Abruzzo

L’idea di aggiugere “Toscana”, nasce dalla ormai cinquantennale confusione esistente tra la città senese di Montepulciano che contribuisce al nome della denominazione Nobile e il vitigno Montepulciano da cui si ottiene il vino Montepulciano d’Abruzzo. Nonostante molti tentativi e un accordo tra le due denominazioni (2012), la confusione non è mai stata chiarita, a discapito, più che altro, del vino poliziano. Infatti, i piccoli volumi del Nobile (circa 56mila ettolitri, media delle ultime tre annate; fonte Valoritalia) non sono comparabili con la forza d’urto rappresentata da quasi 1 milione di ettolitri della denominazione abruzzese. E così l’incertezza, con il passare degli anni, si è acuita: cogliere la differenza tra un Nobile di Montepulciano e un Montepulciano d’Abruzzo, se è già difficile per un consumatore italiano, per uno straniero è quasi impossibile. Ci vorranno anni ma Nobile, con la specifica Montepulciano e Toscana, avrebbe una possibilità maggiore di distinguersi.

Il protocollo d’intesa del Montepulciano: l’accordo tra Toscana e Abruzzo

Nel marzo 2012 il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, firmarono, presso il Ministero delle politiche agricole, un protocollo d’intesa che riassumeva lo stato dell’arte dei rapporti tra le due denominazioni, sino ad allora conflittuali, per passare a una nuova fase. “…si impegnano ad intraprendere” recita il testo sottoscritto “iniziative che valorizzino la corretta identificabilità dei due vini ed in particolare dei rispettivi territori d’origine, anche con l’ausilio del Ministero, per una comunicazione e informazione corretta che vada a ben identificare i due vini“. La proposta di inserire l’indicazione geografica Toscana in etichetta del Nobile di Montepulciano, favorirebbe questo processo.

Pubblicità

Montepulciano da tutelare. I casi australiani

Una delle trovate di marketing aussie più efficaci degli ultimi tempi è stata la creazione di una linea denominata 19Crimes (www.19crimes.com) prodotta dal colosso Treasury Wine Estates. Come etichetta d’impatto una foto “segnaletica” narrante le vite di 19 condannati alla deportazione in Australia, Paese che nel XVIII secolo fungeva da colonia penale di Sua Maestà. Qualità del vino (chardonnay, cabernet sauvignon, shiraz, ecc.) medio-bassa, ma i “coatti” sono talmente piaciuti che solo nel 2017, hanno permesso di creare dal nulla un mercato da 12 milioni di bottiglie. Invece, lasciano senza parole due altre alzate d’ingegno australiane sui nomi dei vini: il primo è ‘La Cosa Nostra’ Montepulciano d’Abruzzo-Springton Hills Wines, prodotto dalla famiglia Ciccocioppo; il secondo è il First Drop ‘Minchia’ Montepulciano, Adelaide Hills. Entrambi i vini sono in vendita a 19 euro sul portale Wine Searcher.

Il Protocollo d’intesa (2012) tra Consorzio del Vino Nobile e il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo prevedeva di “operare nell’immediato e in futuro congiuntamente per la difesa del termine Montepulciano da ogni utilizzo distorto e comunque lesivo dell’immagine e della qualità dei vini tutelati dai due Consorzi. A tal fine costituiscono un Comitato paritetico permanente di monitoraggio dei mercati e della comunicazione, cartacea e telematica“. Forse, sarebbe il caso di intervenire e alla svelta: Montepulciano è un patrimonio di tutti e non si merita questo squallore.

Le divisioni interne a Montepulciano

Proprio un anno fa, avevamo raccontato della vivace dialettica in corso tra le aziende poliziane alla ricerca di un’identità in grado di coniugare sia l’innalzamento della qualità sia l’incremento di valore. Un processo, secondo molti operatori, che non decollerebbe a causa della particolarità della filiera produttiva poliziana dove, rispetto ad altre aree blasonate della Toscana, la locale cantina sociale (Vecchia Cantina) sarebbe preponderante occupando 5 posti su 12 nel consiglio di amministrazione del Consorzio e rappresentando il 30% del Vino Nobile prodotto, così come il 30% dei vigneti a Nobile. I Vignaioli Montepulciano, con il presidente Luca Tiberini, esprimono preoccupazione perché, specialmente a fronte di vendite di partite di Nobile a prezzi di realizzo, assai deprimenti per il mercato e per l’immagine stessa della denominazione, occorrerebbe rilanciare: “Bisogna intensificare gli sforzi per arrivare al più presto ad una modifica del disciplinare, che preveda una riduzione delle rese produttive e la degustazione preventiva delle partite da imbottigliare, ma anche la possibilità di produrre una sorta di supervino (Nobile Tradizione) da sole uve sangiovese. Sono tutte misure adatte ad incrementare la qualità“.

Anteprima, eventi, nuovi progetti e prossime elezioni

Max de Zarobe, patron di Avignonesi ed esponente di Alleanza, annuncia che non parteciperà nemmeno stavolta all’Anteprima – “ormai è una manifestazione superata perché troppo datata” – mentre sarà uno dei produttori che a breve presenterà un vino con la nuova dizione Nobile di Montepulciano in etichetta. Perplesso sulla capacità del Consorzio di gestire un efficace piano di promozione all’estero dichiara che “bisogna smettere di vedere il nostro territorio come l’ombelico del mondo. Il futuro del nostro vino non è nemmeno in Germania, un mercato affollato e assai poco remunerativo, ma negli Stati Uniti dove il Nobile è poco presente e ha grandi opportunità sia per la sua storia che per la qualità. E lì che dobbiamo investire”. L’Alleanza sta lavorando a un progetto specifico con l’obiettivo di coinvolgere il Consorzio e tutto il territorio per dare un segnale di discontinuità. “Stiamo andando avanti con i nostri progetti e prossimamente daremo vita ad un evento ” dice Michele Manelli di Salcheto “dove i Nobile da solo uve sangiovese, saranno al centro: grandi vini piacevoli, sostenibili e Nobili”. A marzo/aprile ci saranno le nuove elezioni del Consorzio. L’attuale presidente ed ex sindaco della città Piero Di Betto, afferma che “È necessario recuperare la nostra identità, favorendo tutte le proposte di valorizzazione del nostro vino e del nostro territorio. In questo senso mi auguro ci sia un rinnovamento generale delle politiche e delle strategie“.

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 10 gennaAbbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. È gratis, basta cliccare qui