Siamo nella Lucchesia, in una Toscana diversa dall’immaginario da cartolina. Qui la terra parla un linguaggio peculiare che un gruppo di vignaioli appassionati ha saputo tradurre in vini unici, diversi l’uno dall’altro ma dal respiro naturale.
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Siamo nella Lucchesia, in una Toscana piuttosto diversa, a modo suo, distante dall’immaginario da cartolina. Lontana anche dalle reminiscenze dei fasti rinascimentali. Qui la terra parla un linguaggio peculiare che un gruppo di vignaioli appassionati ha saputo tradurre in vini unici, diversi l’uno dall’altro ma dal respiro naturale, dove le uve della tradizione e i lasciti degli scambi culturali internazionali della Repubblica e del Ducato sono fedeli interpreti della diversità dei suoli e dei microclimi. E figli di una comunità da sempre aperta al confronto e agli altri.

I vini lucchesi

Chiunque arrivi in Toscana, ma vale anche per chi ci vive, dovrebbe fare un patto con sé stesso. Quale patto? Ogni tanto sbagliare strada, affidarsi al caso o leggere in controluce guide e cartine, per vedere l’effetto che fa perdersi lontano dagli itinerari più ovvi. Lo stesso dovrebbe accadere parlando di vino, liberando la mente (e il calice) dall’ingombro dei celeberrimi vini-totem: il territorio delle colline lucchesi è pronto a stupire in entrambi i frangenti, bellezza paesaggistica e straordinarietà enologiche, sostenuto da un’umanità coriacea, entusiasta, con grandi valori da trasmettere.

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parole di Emiliano Gucci – scatti di Lido Vannucchi