Come titoli di Stato, ma acquistati per garantire un futuro ai propri ristoranti preferiti, scommettendo sulla loro riapertura quando la situazione lo permetterà. E anzi incentivandoli a ripartire. Con l’acquisto di un dining bond al 25% in meno del valore nominale. L’idea da New York.
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Quale futuro per l’industria della ristorazione?

L’impatto della pandemia sull’economia globale è devastante. Fin troppo chiaro rilevarlo, difficile prevedere gli scenari futuri. E se fino a qualche giorno fa la situazione di crisi aperta dallo stop obbligato di attività commerciali, aziende, viaggi, scambi sociali e professionali metteva in ginocchio principalmente l’Italia, ora il problema attanaglia tutti, indistintamente, e seguendo dinamiche fotocopia replicate di Paese in Paese. Tra i più colpiti, il settore dell’ospitalità e quello della ristorazione sono necessariamente paralizzati in attesa di sviluppi. In Italia, il decreto Cura Italia appena varato dal Consiglio dei Ministri cerca di tutelare anche chi lavora nella categoria, con misure più o meno efficaci (ma i fondi a disposizione, pur imponenti, sono limitati). Ma la riflessione degli addetti ai lavori dovrà prevedere, in molti casi, un cambio di passo, nuove soluzioni di approccio al cliente e modalità di ristorazione. Questo periodo sarà utile per ragionare a riguardo, ma è indubbio che alla riapertura si dovrà arrivare nelle condizioni utili per ripartire: un ristorante è una piccola (talvolta imponente per numeri, quando parliamo di fine dining e brigate numerose) impresa, i conti devono quadrare. Fatta eccezione per chi si è riorganizzato col food delivery – unica soluzione di somministrazione ammessa ormai in moltissimi Paesi del mondo –  tutti hanno dovuto arrendersi all’evidenza. E l’impossibilità di prevedere quando la situazione potrà tornare alla normalità abbatte gli animi e aggrava lo stato di emergenza.

Dining Bonds. Una scommessa sul futuro della ristorazione

Per aiutare i ristoratori in crisi – magari iniziando col sostenere i propri indirizzi di fiducia – i clienti possono rivelarsi un’arma vincente. Da New York – dove l’ordinanza di chiusura è scattata solo un paio di giorni fa, ma la mobilitazione è stata immediata – arriva una proposta che sarebbe opportuno copiare. In funzione di aggregatore, coordina l’operazione l’agenzia di comunicazione Hall Pr, che ha ideato la campagna Dining Bonds. Bonds come titoli, per usare una terminologia solitamente adottata in ambito finanziario (proprio di queste ore, peraltro, è la proposta formulata da Giuseppe Conte all’UE, per l’emissione di Coronavirus Bond: la dinamica è analoga, e riprende la consuetudine di emettere titoli in tempo di guerra). Di fatto, parliamo di voucher da acquistare con sconto del 25% sul valore nominale dell’offerta, che può consistere, per esempio, in un pranzo o una cena presso il ristorante su cui si decide di scommettere. E parliamo di scommessa perché il dining bond prevede una componente di rischio: l’acquisto è aperto per il prossimo mese, e il “titolo” riscattabile in un arco temporale variabile, fissato in media a 60 giorni, anche se ogni ristorante partecipante potrà dettare le sue “regole”, chiarendole al cliente in fase di sottoscrizione del bond. Però, ed è una variabile importante, il ristorante in questione potrebbe non riaprire mai. Perché, inutile girarci intorno, il momento è difficile per tutti, soprattutto per i più piccoli, come le attività a gestione familiare.

supportrestaurants.org

Ai clienti la possibilità di far ripartire i ristoranti di fiducia

Ma partecipare all’operazione significa proprio far sentire il proprio sostegno a un’attività in crisi, al di là della bella opportunità di godere di un pasto a prezzo scontato quando sarà possibile. Non è – non dovrebbe essere – dunque la convenienza economica a guidare la sottoscrizione, ma il desiderio di esprimere vicinanza e fiducia ai ristoranti che fino a qualche settimana fa ci permettevano di godere di un bel momento, coccolati dalla cucina e dall’ospitalità dello staff. Partecipare a questo investimento collettivo sul futuro dell’industria della ristorazione, però, è anche un bel modo per pensare che torneremo a uscire, a frequentare ristoranti, a ritrovarci con gli amici per un aperitivo.

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L’iniziativa Dining Bonds, partita sul territorio di New York ma già sottoscritta in altre città statunitensi, fa capo alla piattaforma online supportrestaurants.org e ha già raccolto l’adesione di numerosi ristoranti, dal fine dining alle caffetterie con cucina, elencati nella lista in continuo aggiornamento sul sito dell’iniziativa. Per le transazioni si rimanda ai singoli esercenti, che hanno la possibilità di personalizzare la propria offerta, fermo restando uno sconto in valore consigliato del 25% (con una spesa di 75 dollari, si ottiene una capacità di spesa di 100). Ai ristoranti che vogliono aderire si consiglia di fornire quante più indicazioni possibili al cliente, e accertarsi di poter gestire la transazione via web, email, telefono. Perché non organizzarlo anche in Italia?

 

a cura di Livia Montagnoli

foto di apertura di Zack DeZon (Bloomberg)

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