Alla vigilia della presentazione di Vini d’Italia 2019 abbiamo organizzato delle degustazioni molto speciali.
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Nel numero di febbraio del Gambero Rosso abbiamo messo nero su bianco le degustazioni fatte alla vigilia della presentazione di Vini d’Italia 2019, dove abbiamo coinvolto le etichette iconiche di due cantine: Masi e Ferrari. Qui trovate le note di degustazione della verticale dedicata all’Amarone della Valpolicella Cl. Campolongo di Torbe della cantina Masi.

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Perché sono nati i premi speciali

A un certo punto della nostra storia ormai più che trentennale (Vini d’Italia uscì per la prima volta nel 1988) di cronisti del vino italiano abbiamo sentito la necessità di assegnare dei premi speciali, oltre ai classici Tre Bicchieri, a quelle aziende e a quei vini che incarnassero dei contenuti di innovazione e di eccellenza, che in qualche modo riassumessero e concentrassero nei loro vini le emozioni e le impressioni di un anno di lavoro, di viaggi e di visite. Che fossero, insomma, la quintessenza delle migliaia di degustazioni che annualmente effettuiamo.

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Il primo “premio speciale” di Cantina dell’Anno

Così, accanto al Vino dell’Anno e all’Enologo dell’Anno, nell’Anno del Signore 1999 assegnammo il primo “premio speciale” di Cantina dell’Anno. A meritarlo fu la Planeta, azienda leader siciliana che allora era ancora una giovanissima realtà ma che già con i suoi vini (all’epoca, in particolare, lo Chardonnay) faceva parlare di sé in tutto il mondo. Accadeva vent’anni fa, anzi, ventuno. Da allora su quel podio sono sfilati nomi che hanno fatto la storia recente del vino italiano, in patria e nel mondo. Si tratta di nomi di prima grandezza, a rileggerli tutti oggi, che non solo ci hanno regalato – e continuano a farlo – emozioni con grandi vini frutto di ottime annate: hanno saputo fare di più.

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Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com
Critici e operatori che hanno partecipato alla degustazione

I diversi premiati nel corso degli anni

Alcuni ci hanno fatto scoprire nuovi territori, come nel caso di Benanti con l’Etna o di Marco Caprai con Montefalco e il Sagrantino, altri hanno espresso una dirompente carica innovativa che ne ha fatto delle vere e proprie “star” nel firmamento enologico, come nel caso di Angelo Gaja, dei fratelli Rivetti de La Spinetta, di Gianni Masciarelli. Alcuni di loro incarnano un ideale di classicità senza tempo, e sono icone di un territorio: è il caso, ad esempio, del Castello di Ama, di Giacosa, di Valentini. Ci sono aziende come la Cantina di San Michele Appiano, Ricasoli o Ca’ del Bosco che hanno incredibilmente alzato l’asticella della qualità nel loro terroir, e hanno saputo fare dell’innovazione tecnica e della perfezione stilistica dei loro vini un paradigma. Altre, come la Fattoria di Felsina, Sella & Mosca o Tasca d’Almerita hanno saputo esprimere nei loro vini i rispettivi terroir con un’eleganza e una profondità espressiva che ha fatto davvero scuola.

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Ed eccoci agli ultimi anni…

Leggendo i nomi in fila, un aspetto risalta immediatamente. Cos’hanno in comune Colle Massari, Sette Ponti, Allegrini, Bellavista, Masi e Ferrari? Sono tutte aziende di vertice, propongono vini di eccellenza assoluta. Ma sono anche realtà che hanno voluto cimentarsi in un’impresa più difficile, quella di esportare il livello d’eccellenza ottenuto nella “cantina madre” in altri terroir. Un’impresa rischiosa, a ben rifletterci, che molti tentano ma che sovente non porta ai risultati sperati. Le aziende che abbiamo appena nominato, invece, hanno visto i loro sforzi coronati da un grande successo. Non potevamo non premiare un’azienda come Allegrini che dalla natìa Valpolicella riesce a sfornare grandi vini anche in Toscana, o una Colle Massari che si è espansa dal Montecucco su Bolgheri e Montalcino con etichette che definire emozionati è poco… Lo stesso vale per Sette Ponti (Toscana, Sicilia) e Bellavista (Franciacorta, Toscana, Sardegna).

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

La degustazione con le etichette icona di Masi

A queste aziende abbiamo deciso di dedicare ogni anno una degustazione speciale alla vigilia della presentazione di Vini d’Italia e della premiazione dei Tre Bicchieri e degli altri premi speciali. Un evento importante, dove sono protagonisti le etichette icona delle aziende e chi le ha create. Quest’anno è toccato alla Cantina dell’Anno 2018, la Masi, con uno spettacolare Amarone Campolongo di Torbe, in undici annate dall’83 al 2012 in anteprima, raccontato da Sandro Boscaini – “Mister Amarone” – in persona. Oltre ad aver dimostrato di essere capace di produrre grandi vini non solo in Valpolicella, ma anche in Trentino e in Veneto (oltre che in Toscana e addirittura in Argentina), il Gruppo Tecnico Masi è un punto di riferimento internazionale per i suoi studi sul controllo dell’appassimento.

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com

Note di degustazione. Amarone della Valpolicella Cl. Campolongo di Torbe – Masi

1983 – 94

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Annata eccellente dal punto di vista climatico, sia al livello locale sia nazionale, che consegna un Amarone intenso nelle note di erbe secche, confettura di amarena, cacao, tabacco, grafite, con una traccia ossidativa controllata. Bocca ancora integra in cui si rincorrono le sensazioni percepite al naso, su un corpo armonico, dal tannino setoso e dal finale leggermente alcolico ma avvolgente.

1988 – 95

L’annata più calda ha creato le condizioni per una vendemmia leggermente più scarsa nelle quantità, ma con uve dalla grande concentrazione di zuccheri. Il tempo ha contribuito a mitigare queste caratteristiche e oggi, dopo trent’anni, abbiamo a che fare con una grande versione del Campolongo: profuma di china, grafite, humus, cacao, con una elegante speziatura di pepe e incenso; la bocca è densa, con una fragrante polpa di frutto, contrastata da un tannino ancora vivido.

1990 – 91

Tra quelle degli anni Novanta, questa ci è sembrata la meno convincente: il naso si muove con un po’ di difficoltà tra sensazioni di frutto nero molto maturo e cioccolato fondente da un lato, e dall’altro emergono percezioni terrose e vagamente vegetali. Migliora molto in bocca, dove risulta possente, con tannini molto fitti, e finale affidato a note tostate e di tabacco.

1993 – 95

È la prima annata di Campolongo di Torbe ad aggiudicarsi i Tre Bicchieri. Intenso, molto giovane, sembra ancora fermo su un frutto nero che non cede di un millimetro sul fronte della freschezza; poi arrivano sensazioni di liquirizia, cioccolato alla menta, fiori appassiti, una leggera vena ematica, tabacco e tè nero. In bocca è forse meno potente e denso di ’88 e ’90, ma è sicuramente più armonico, disteso, ancora succoso, senza pesantezze, profondo.

1997 – 92

Annata abbastanza calda in Valpolicella, e si percepisce già nel bouquet di questo Campolongo: sentori di frutti neri, mirtilli e amarene, maturi; poi arrivano fiori secchi, cioccolato, tabacco. La bocca è morbida e densa, con una sensazione di dolcezza diffusa, tenuta su da un equilibrato apporto tannico che armonizza il tutto.

2000 – 93

È un po’ restio a concedersi; per un po’ rimane chiuso su se stesso, quasi accartocciato. Ma pian piano iniziano a salire dal calice aromi di tabacco e terra bagnata. Continua ad aprirsi, lasciando spazio a cacao e frutti neri maturi che completano armonicamente il quadro aromatico. Avvolgente e morbido, è sorretto da una struttura tannica imponente con il finale affidato a note tostate e cioccolato fondente.

2004 – 91

La 2004 ci ha colpito per un profilo aromatico fragrante e quasi giovanile: in mezzo a dolci note boisé, emergono sentori balsamici, liquirizia, poi sentori di fiori rossi, ciliegia nera e amarena. La bocca è voluminosa e ampia, avvolgente e calda, densa, estrattiva, dal finale morbido e vellutato.

2007 – 95

Una grande annata in Valpolicella, perfetta sia in fase di maturazione e vendemmia, sia in fase di appassimento. E lo si percepisce chiaramente anche nel bicchiere, a più di dieci anni di distanza. E’ un vino intenso, con nitide note di bacche nere, china, spezie confettura di ciliege, tabacco e un leggiadro tocco fumé. In bocca si rivela potente e ricco, con polpa di frutto in primo piano e un tannino fitto ma gentile.

2009 – 90

Anche la 2009 è stata un’annata piuttosto calda, dove le uve hanno concentrato tanti zuccheri. Sentori di frutto rosso surmaturo, note boisé abbastanza in evidenza, tabacco, mora, liquirizia e un bouquet di spezie da cui emerge la cannella. Bocca di grande potenza e grande struttura, dove la fittezza del tannino predomina sull’eleganza.

2011 – 94

Davvero una bella versione questa 2011: il caldo di agosto e settembre ha costretto lo staff dell’azienda a una vendemmia anticipata, ma i tempi sono stati calcolati perfettamente con le uve che avevano già raggiunto la giusta maturazione fenolica. Pepe nero, mora e mirtilli maturi sono arricchiti da un fresco ventaglio di erbe aromatiche che rendono il bouquet sfaccettato e cangiante. Ottima prova anche al palato dove la consueta ricchezza è sostenuta da un tannino di ottima grana, mentre una piacevole nota rinfrescante trascina il sorso in profondità.

2012 (anteprima) – 93

Per chiudere la degustazione, Sandro Boscaini ha voluto proporci l’anteprima dell’annata 2012; anche in questo caso, a causa di un’estate calda e secca, la vendemmia è stata leggermente anticipata. Questa anteprima sfoggia aromi freschi e intensi, con sfumature di fiori rossi e spezie che vanno ad amalgamarsi a note di frutti neri in un quadro complesso e armonico. Composto anche il palato dove il tannino è misurato, e la dolcezza di frutto è in equilibrio con una bella vena acida. Deve ancora distendersi completamente. Ha bisogno solo di tempo…

 

a cura di Marco Sabellico

degustazioni a cura di William Pregentelli

foto di Alberto Blasetti

 

QUESTO È NULLA…

Nel numero di febbraio del Gambero Rosso, in questi giorni in edicola, trovate anche le note di degustazione del Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Non solo, nel servizio di 12 pagine trovate anche la storia della cantina Masi e le impressioni degli assaggiatori, nazionali e internazionali, che hanno partecipato alle due incredibili degustazioni. Uno speciale da collezione e utile per una spesa oculata.

Il numero lo potete trovare in edicola o in versione digitale, su App Store o Play Store

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