La chiama cucina improvvisa, Francesco Berardinelli, quella del suo Barlèsh a Montevarchi. Un locale che occupa i suggestivi spazi di una vecchia filanda.
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Nel cuore di Montevarchi, negli ampi spazi una volta occupati da una filanda, ora c’è Barlèsh, un locale dalle geometrie esatte ma non algide, dominato dal rosso e dal grigio, colori che creano un facile rimando tra antico e moderno, ma soprattutto delineano un ambiente originale, pensato per un’interazione amichevole tra il patron e chef e i commensali, grazie anche alla cucina a vista e al numero limitato di tavoli. Un bel recupero di una struttura post industriale, inserito in un vicolo cieco dove i bambini giocano a pallone ma dove in estate ci sarà la possibilità di mangiare.

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Francesco Berardinelli

È questa la nuova casa di Francesco Berardinelli, non nel senso che qui ci abita, ma nel significato più nobile dell’ospitalità, cioè del ristorante costruito a misura delle proprie esperienze, aperto ad amici e a chi vorrà diventarlo, per condividere sapori e anche racconti. Francesco è nato sul Lago Maggiore da madre veneta e padre molisano – “riassumo tre terre diverse e bellissime delle quali mi porto dentro tutto senza escludere niente” dice – ma è cresciuto a Montevarchi, alla quale è profondamente legato. Ha cominciato a lavorare tra i fornelli all’Antica Osteria del Teatro di Piacenza, poi nel 1994 è la volta dell’Osteria di Rendola, il suo primo locale, un piccolo ristorante di campagna, a pochi chilometri da Montevarchi. Segue un’altra esperienza importante in Toscana, quella del Beccofino di Firenze, e poi di nuovo per il mondo: Imola, Piacenza, New York, Hong Kong, Mosca e Parigi a fianco di Alain Ducasse.

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Il ritorno in Toscana e l’apertura di Barlèsh

Per tornare ancora qui, dice lui, “per mettere le mie cose in ordine” e forse riassumere in un unico luogo tutto quello che ha visto, imparato e fatto. Ecco allora una cucina del territorio, espressione dei suoi ingredienti originali, una cucina che potremmo definire “gustosa” non tanto per il susseguirsi di sapori decisi quanto per le sensazioni che ogni ingrediente di ogni piatto riesce a dare. In due parole, accogliente e affettuosa. Una cucina che lo stesso Berardinelli definisce “improvvisa, come uno scroscio d’acqua, come la fioritura di un albero di ciliegio o l’arrivo della nuova stagione, che ci dice che tutto si ripete, ingannandoci, perché tutto nel frattempo è già cambiato”. Tavoli da forme diverse, e poi il banco con vista cucina, per interagire con lo chef mentre è tra i fornelli. Il menu cambia a cadenza settimanale, magari non completamente, stessi ingredienti combinati in maniera diversa, la stagionalità è d’obbligo. E l’ospitalità una stella polare.

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Cosa si mangia da Barlèsh

La suddivisione è tra bocconi, piatti principali e dolci, uno schema semplice che lascia libere le persone di costruirsi la successione preferita. Si può iniziare con l’hummus servito con radici d’inverno e puntarelle croccanti o i tortellacci croccanti di baccalà e patate di montagna, accompagnati da ricotta e cavolo nero. Divertente la ribollita con cardi gobbi, accompagnata da calamari spadellati. Golosi senza ritegno i ravioli di cotechino, con burro nocciola e cavolo navone, mentre si nota la tecnica precisa nel galletto ruspante al vino con cipolline.

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I dolci di Barlèsh

I dolci sono avvolgenti, adatti a chi cerca davvero il piacere, come nella torta di mele servita con lo zabaione caldo al Vin Santo, preparato al momento. La carta dei vini è ristretta ma varia, con prodotti del Valdarno, però non mancano neanche etichette francesi. In cantiere anche lezioni di cucina; eventi speciali quali la raccolta delle erbe spontanee e il loro utilizzo in cucina; appuntamenti di musica chiacchiere vino; o ancora vendita selezionata di prodotti del territorio.

Barlèsh – Montevarchi (AR) – vicolo delle Filande, 6 – 348 0010665 – www.barlesh.it

a cura di Leonardo Romanelli

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