Dare la possibilità a ogni famiglia di portare in detrazione una percentuale delle spese sostenute al ristorante. Così si incentivano i consumi, si combatte l'evasione e si aiuta il lavoro nero a emergere. Un'idea che si sta facendo strada
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L’industria della ristorazione attraversa il suo più profondo momento di crisi da quando si è strutturata in quanto tale. Le questioni sul tavolo sono innumerevoli, tra queste c’è la necessità di incentivare i consumi. In un momento in cui girano pochi soldi, chi ce li ha deve farli girare e deve essere invogliato a farlo: è cruciale.

Con una soluzione semplice e con investimenti pubblici relativamente contenuti (specie se raffrontati ai miliardi che si apprestano a piovere sulla nostra economia nel tentativo di rianimarla) si possono al contempo affrontare tre faccende che costituiscono una zavorra del comparto: la propensione al consumo appunto, l’evasione fiscale, il lavoro nero. Come fare? Con uno sgravio delle spese effettuate nei servizi di ristorazione: un semplicissimo Bonus Ristorante che permetta a ogni privato di portarsi in detrazione una percentuale dei costi sostenuti per andare a pranzo e a cena fuori, qualcosa di simile al provvedimento annunciato dal governo inglese. Una famiglia spende 5000€ all’anno per andare al ristorante nell’arco di un anno? Portando ricevute e scontrini al commercialista potrà recuperare 500€ (se il Bonus Ristorante si imposterà al 10%) o 1000€ (se il Bonus ristorante sarà impostato al 20%).

La locandina dell'iniziativa Eat out to help out

Bonus Ristorante. Tre problemi in uno

Si tratta di un incentivo ulteriore a frequentare ristoranti, pizzerie, bar, e trattorie. Si tratta inoltre di una significativa arma verso l’evasione fiscale, una delle piaghe del settore e fonte di concorrenza sleale tra operatori, visto che i consumatori saranno spinti a chiedere e a conservare le fatture. Si tratta infine di uno strumento capace di far emergere lavoro nero: se finalmente spingiamo chi non fatturava a farlo, questo fatturato dovrà essere giustificato dalla presenza di personale che prima era sommerso.

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La locandina dell'iniziativa Eat out to help out

Bonus ristorante. L’impatto della ristorazione

Ma non ci sono solo questi tre punti, ce n’è anche un quarto che forse è il più importante. Perché, infatti, il Governo dovrebbe investire miliardi sul settore specifico della ristorazione? Per la consapevolezza – che deve divenire una consapevolezza diffusa – dell’ineguagliabile ruolo di ingranaggio strategico che questo settore rappresenta nei confronti del territorio, dell’allevamento, dell’agricoltura, dell’artigianato, del presidio delle aree interne e quindi del turismo di qualità, del design (si pensi al tablewear), della meccanica di precisione. Insomma 100 euro messi in un ristorante non restano nelle mani di un singolo imprenditore, non vanno a finire in qualche multinazionale che paga poche tasse in qualche paradiso fiscale: sono 100 euro che vanno a penetrare un tessuto economico vasto, articolato, profondo, autenticamente made in Italy. Quel tessuto economico che rende l’Italia unica. Chiaramente non tutti gli operatori della ristorazione lavorano in maniera sana e rispettano le filiere che abbiamo descritto sopra, ma chi ha un approccio onesto è percentualmente rilevante e questa percentuale è in crescita.

A pensarci bene solo il settore dell’edilizia riesce ad avere una capillarità raffrontabile: quando restauriamo o costruiamo un palazzo questa attività chiama in causa operai specializzati, studi di ingegneria, geometri, atelier di architetti, allestitori, impiantisti, mobilieri, designer, elettricisti, imbianchini, idraulici, vetrai, fabbri e altri artigiani… Ecco perché il governo tiene in gran conto questo comparto conferendo incentivi e sgravi che arrivano non al 20 ma perfino al 110%.

Bonus ristorante. Quanto costa?

Quanto costerebbe questo provvedimento per le casse dello stato? Occorrerebbero calcoli più accurati, ma nasometricamente possiamo dire che gli italiani spendono ogni anno una 90ina di miliardi di euro per mangiare fuori. Restituire loro il 20% significa mettere dunque tra i 15 e i 18 miliardi all’anno. Un impegno significativo. Ma sapete quanto è stimata l’evasione fiscale nel settore della ristorazione? Proprio 15 miliardi ogni 365 giorni. Non tutto potrà emergere, ma tanto si potrebbe recuperare.

Laura Castelli vice ministro dell’Economia e i ristoranti

Bonus ristorante. La proposta a Laura Castelli

Mentre una decina di giorni fa tutti la insultavano per via di un malinteso, abbiamo preferito concentrarci su cose più costruttive e abbiamo portato la proposta che avete letto alla viceministra dell’economia Laura Castelli la quale ha dimostrato interesse al punto che da un’idea che era, questo schema si sta tramutando in questi giorni in dibattito e confronto. Speriamo prestissimo, dopo gli indispensabili passaggi e le necessarie verifiche, in provvedimento e misura operativa per il 2021 assieme alle altre (affitti, burocrazia, contratti di lavoro) che saranno necessarie per salvare un settore e magari ritrovarselo più robusto una volta usciti dalla crisi.

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a cura di Massimiliano Tonelli