La Liste 2023. La nuova edizione della classifica delle classifiche

29 Nov 2022, 12:35 | a cura di Antonella De Santis
Liste 2023. La classifica basata su un algoritmo che mette in fila mille ristoranti. Primo, di nuovo, il francese Guy Savoy, pari merito con Frantzén e Le Bernardin.
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La Liste. Come funziona

Ultime settimane dell'anno, ultime classifiche, nazionali e internazionali: lasciate alle spalle 50 Best, Best Chef Awards e le mille e una edizioni della Michelin, che snocciola guide una dietro l'altra (tra le ultime l'italiana, quella della Penisola Iberica e della Thailandia, che premia come miglior giovane chef l'italiano Davide Garavaglia del Côte di Mauro Colagreco, si attende quella della California, il 5 dicembre), ci muoviamo a larghi passi verso il 2023

Ad allargare le fila delle classifiche mondiali, la graduatoria ideata da Jorg Zipprick che premia 1000 ristoranti mettendo insieme le valutazioni di guide, giornali, riviste, di settore, cartacee e online. Insomma una classifica delle classifiche, governata da un algoritmo benvisto anche dall’ente del turismo francese che nel 2015, avallò il progetto, con il sostegno del Ministero degli Esteri, per valorizzare la ristorazione di qualità nel mondo. Insomma, un endorsment niente male che – alla luce delle prime liste, visibilmente sbilanciate verso la Francia – qualcuno ha voluto leggere come una mossa per ristabilire il ruolo di primo piano dei cugini francesi in uno scacchiere internazionale che oggi ha scoperto altri centri nevralgici per l'alta cucina: Nord Europa, Spagna, Perù. Con il talento di Mauro Colagreco a tenere alta la bandiera della Francia, dopo la consacrazione del suo Mirazur a miglior ristorante al mondo nel 2021, insomma il nome più in vista del panorama francese contemporaneo è quello di un argentino di origini italiane con sede operativa a Mentone, Costa Azzurra, una manciata di chilometri dopo il confine con la Francia. E così, eccola qui La Liste, che ricalibra pesi e dona grande visibilità alla cucina francese, dentro e fuori i confini. Ma apre anche una perplessità dato che la valutazione meramente numerica mette sempre più ristoranti parimerito facendo allargare a dismisura il podio, diluendo, così, la forza delle posizioni conquistate in classifica.

Un piatto di di Björn Frantzén

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Guy Savoy, Frantzén e Le Bernardin il terzetto di testa

Affollato il gradino più alto del podio con un trio di testa che vede insieme, con un punteggio di 99.50: Frantzén di Stoccolma (salito in rampa di lancio dopo i risultati della 50 Best), il parigino Guy Savoy già diverse volte in cima alla classifica e il newyorkese, ma con cucina francese, Le Bernardin. Ancor più affollato il secondo posto, quello che conta ben 6 ristoranti a 99.00: il Cheval Blanc by Peter Knogl – Grand Hôtel Les Trois Rois di Basilea, i francesi L'Assiette Champenoise di Tinqueux in Francia, La Vague d'Or - Le Cheval Blanc di Saint-Tropez, Martín Berasategui di Lasarte-Oria, Spagna, il Restaurant de l'Hôtel de Ville di Crissier (Svizzera) e il giapponese Sushi Saito di Minato-ku.

i fratelli Alajmo

Foto: Guglielmo Alati

Gli italiani in lista

Occorre scendere al terzo livello – con un voto 98.50 - per trovare i primi due italiani: Da Vittorio a Brusaporto, dei fratelli Cerea, e Le Calandre, dei fratelli Alajmo. A 97.50 ci sono il Don Alfonso 1890 di Sant'Agata sui Due Golfi, l'Osteria Francesca di Massimo Bottura a Modena e il Reale di Niko Romito a Castel di Sangro, a 97.00 ci sono Dal Pescatore della famiglia Santini, La Pergola di Roma, Villa Crespi di Antonino Cannavacciuolo (fresco Tre Stelle) a Orta San Giulio. A 96.50 La Trota dei fratelli Serva Rivodutri, il St. Hubertus di Norbert Niederkofler a San Cassiano, a 96 Da Caino a Montemerano, La Madia di Pino Cuttaia a Licata, La Peca a Lonigo, seguiti, a 95.50 da Casa Perbellini a Verona, Casa Vissani a Baschi, Enoteca Pinchiorri a Firenze, il ristorante di Enrico Bartolini al Mudec di Milano, il Krésios di Telese Terme di Giuseppe Iannotti (appena approdato anche a Napoli alle Gallerie d'Italia), La Madonnina del Pescatore di Senigallia, Miramonti L'Altro di Concesio, Piazza Duomo di Alba. A 95 ci sono Ciccio Sultano con Il Duomo di Ragusa, Uliassi a Senigallia, dopo di loro ci sono a 94.50, Quattro Passi a Nerano e Seta di Antonio Guida al Mandarin Oriental, Milano. A 93.50 ci sono i D'O di Oldani a Cornaredo e Danì Maison di Nino Di Costanzo a Ischia. La Tana Gourmet di Asiago va a 93 come Lorenzo a Forte dei Marmi e il San Domenico di Imola; Bracali a Ghirlanda ha una valutazione di 92.50, come il Glam di Venezia (di nuovo di Enrico Bartolini), Il Luogo di Aimo e Nadia a Milano, Lido 84 di Gardone Riviera, La Torre del Saracino a Vico Equense. Lunga ancora la schiera degli italiani inseriti nella classifica.

Niko Romito

Foto: Alberto Zanetti

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I Premi Speciali

Nella lunga lista dei premi speciali - divisi in selezione francese e internazionale - due approdano in Italia. Un è quello per l'Innovazione che va a Niko Romito, merito del suo stile personalissimo di cucina ma anche della sua visione imprenditoriale, che include progetti didattici come l'Accademia o il prossimo centro di ricerca, una lista di ristoranti diversi, che declinano la sua impronta stilistica in locali di tipo e livello diverso, sempre profondamente identitari. Premiato come Gemme nascoste, riconoscimento che va a quei ristoranti per i quali "vale la pena fare un passo in più" L'Argine a Vencò di
Antonia Klugmann, a Dolegna del Collio. Fuori dai sentieri battuti, in quell'angolo d'Italia a un passo dal confine con la Slovenia, l'argine è una perla che vale la pena conoscere per l'eleganza di una cucina guidata dalle stagioni e dal territorio, e da un talento innato.

 

La classifica completa

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