Oltre alla sua cucina tipica protetta dal marchio “Cuisine Nissarde”, Nizza ha anche il suo vino. Il Bellet è una delle più piccole denominazioni protette francesi (A.O.P.) quanto a superficie, una cinquantina di ettari complessivamente; ma anche una delle più antiche di Francia, avendo ottenuto il riconoscimento già nel 1941.
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Quest’anno si festeggiano dunque gli 80 anni della doc di un vino che viene prodotto sulle colline a Est di Nizza, affacciate sulla valle del fiume Var, fra i 100 e i 350 metri di altitudine. Si tratta di terreni piuttosto poveri composti di sabbie chiare con vene argillose e grandi ciottoli. Terra povera ma profonda che permette alle radici delle vigne di andare in profondità. Dal punto di vista ambientale, i terrazzamenti su cui sono impiantate le viti, spesso non più larghi di 70 centimetri, offrono un panorama davvero unico. Verso Sud lo sguardo incontra il blu intenso del Mediterraneo e il litorale urbanizzato della Costa Azzurra, mentre alle spalle, nemmeno troppo lontane, fanno da cornice le cime alpine del Parco Nazionale del Mercantour che superano spesso i 3000 metri e sono innevate per molti mesi l’anno.

Lo Château de Bellet

Un domaine storico è lo Château de Bellet, 13 ettari vitati coltivati con criteri biologici (come praticamente tutti i produttori) che ha dato il nome alla AOP. È stata la famiglia dei discendenti dei baroni di Bellet, titolo ricevuto nel 1777 dal Re di Sardegna a cui apparteneva allora la Contea di Nizza, a impiantare le viti, in un’area dove peraltro la tradizione vitivinicola risale all’epoca Romana. In tempi più recenti, il vino prodotto nello château si è tolto delle belle soddisfazioni ed è stato presente sulle tavole dei vertici internazionali di Versailles (1982), di Nizza (2000) e in occasione del matrimonio del principe Alberto di Monaco con Charlène.

Dunque, nonostante le sole 120 mila bottiglie che costituiscono la produzione media annuale dei nove produttori, il vino di Bellet qualche volta esce dai confini comunali e dipartimentali. Ma è cosa piuttosto rara perché le bottiglie commercializzate hanno come sbocco prevalentemente l’area di Nizza e i suoi immediati dintorni. Siamo d’altra parte in una zona turistica fra le più frequentate del mondo e Nizza stessa, per popolazione, è la quinta città di Francia.

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Nizza. Château de Crémat

Lo Château de Crémat

Per scoprire qualche altro segreto dell’unico vino AOP prodotto interamente all’interno di un territorio metropolitano, saliamo allo Château de Crémat, luogo emblematico per la storia del vin de Bellet. È qui che nel 1941 Pierre Tomé, il proprietario dell’epoca nonché presidente del Syndacat des Vignerons, prese l’iniziativa per avere riconosciuta la denominazione protetta. In realtà la storia del domaine è ben più antica. La costruzione del castello nelle fattezze neo-medioevali in cui appare ancora oggi si deve ad Antoine Mari, commerciante nizzardo che volle ripiantare le vigne dopo il passaggio della fillossera sul terreno che i suoi avi chiamavano “Li Plana di Mari”. Era il 1906. Nel 1923 , la prima svolta e al castello arriva Irène Bretz che era già proprietaria del mitico Hotel Negresco di Nizza. Sono gli anni folli e fra i tanti ospiti che frequentano lo Château de Crémat durante i ricevimenti c’è anche Coco Chanel.

La leggenda di Coco Chanel

Qui bisogna raccontare una storia curiosa. Sembra che la famosa stilista abbia preso spunto dalla doppia “C” (una rovesciata) del marchio dello Château de Crémat per creare il suo famosissimo logo. Gli ultimi proprietari, se ne sono succeduti diversi negli ultimi anni, per strizzare l’occhio a questa vicenda hanno creato uno spazio dedicato a Coco interamente arredato con i mobili della suite che la ospitava al Ritz di Parigi. I mobili del mitico albergo parigino, comprati all’asta, arredano anche altre sale storiche del castello che oggi servono da spazi di rappresentanza o per eventi.

Quanto al vino, partendo dai circa 8 ettari attualmente coltivati (ma sono stati acquistati terreni per nuovi impianti) si è cercato di dare un’impronta moderna alla vinificazione per arrivare a prodotti che possano andare oltre i confini regionali. Le uve coltivate sono quelle tipiche delle tre colline – St. Saveur, Crémat, Saquier – del Bellet: Rolle (Vermentino), componente principale dei bianchi con una leggera aggiunta di Chardonnay consentito dal disciplinare. I rossi, che maturano 12 mesi in legno, nascono da un assemblaggio di Folle Noire e Grenache. Altri vitigni coltivati sul territorio dell’AOP e che sono utilizzati con percentuali variabili sono la Clairette per i bianchi, il Brachet o Braquet per i rosé, Cinsault per i rossi.

Nizza. Château de Crémat

Il Domaine de Toasc

Poco più a sud il Domaine de Toasc è il più vicino in linea d’aria al litorale e per questo motivo gode di maggiori brezze marine che favoriscono la maturazione delle uve. Peraltro la buona ventilazione sia quella dal mare sia quella più fresca dalla montagna, è presente su tutto il territorio di Bellet. Creata dalla famiglia Nicoletti (il capostipite Joseph era nato a Città di Castello in Umbria) questa azienda con circa 8 ettari di vigneti si affida per la commercializzazione dei vini allo Château de Crémat. La produzione limitata e la forte richiesta di mercato tendono a mantenere abbastanza alti i prezzi delle bottiglie che nelle enoteche in centro a Nizza raggiungono facilmente i 35-40 €. Una selezione di vini di Bellet si trova presso Alziari, storico marchio di produzione di olio di oliva, che ha il suo negozio in rue St. François de Paule. A poche centinaia di metri di distanza, sempre nel cuore della vecchia Nizza, le Caves Bianchi, in rue Raoul Bosio sono un’istituzione fin dal 1860. È uno degli indirizzi più affascinanti della città per gli appassionati di enologia e anche per i cinefili, perché qui Woody Allen ha girato parecchie scene del film Magic in the Moonlight.

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a cura di Dario Bragaglia