Amata dai puristi del Sangiovese, Radda in Chianti è un spartiacque centrale per il Chianti Classico. Il nostro reportage
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Spartiacque tra le province di Firenze e Siena, Radda è una sottozona centrale per il Chianti Classico, sempre più amata dai puristi del sangiovese. Attraverso l’analisi della sua storia, del suo terroir e di venti e più etichette, vi abbiamo raccontato perché… nel mensile di Febbraio del mensile del Gambero Rosso.

Esistesse una borsa valori delle sottozone del Chianti Classico, il titolo di Radda rischierebbe di essere sospeso per eccesso di rialzo. Attenzione, non stiamo parlando di un posto qualunque della denominazione: Radda è sempre stata focale nella scena chiantigiana, a cominciare dal piano politico – amministrativo; era fissato qui il capoluogo della Lega del Chianti e dalla fine del XIII secolo divenne sede del podestà nominato dalla Repubblica Fiorentina. Le vicende legate al vino non sono meno significative, premessa e conseguenza di una centralità che in questa zona non ha mai trascurato l’argomento.

Una grandezza che viene (non solo) dal passato

Allora perché sorprendersi? Non è forse normale vedere i vini di Radda ai vertici della denominazione? Per rispondere non basta guardare al passato più remoto, né è sufficiente fissare lo sguardo sulla stringente attualità. Quello di terroir è un concetto dinamico, costretto a fare i conti con la storia, il tempo, le tendenze. E qualche contraddizione.

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Intanto la centralità amministrativa di Radda non ha mai fatto uscire la zona dalla sua orbita periferica, specie dal punto di vista logistico. Nel 1773, il Granduca Pietro Leopoldo la visitò, trovandola “lontana da tutto”, avviando alcune opere volte a migliorare le strade che, tuttavia, contribuirono solo in minima parte a far uscire il territorio dal suo isolamento e dalla conseguente povertà.

Radda in Chianti: Monteraponi
Monteraponi

Una terra che rinuncia alla terra

La storia ha tuttavia percorsi curiosi: a volte custodisce gelosamente quello che ha di più prezioso, nascondendolo per mostrarlo al momento giusto. Radda e i sui vini sembrano tra questi tesori, generati da una terra che, oggi più che mai, svela al mondo la sua grandezza.

Terra che quasi rinuncia alla terra, nel senso letterale del termine. Qui è il gioco di incastri tra galestro e alberese a colorare i suoli, disegnando un territorio variegato e facendo squillare i vini in maniera diversa, seppure in un’onda continua e definita. Sasso e roccia calcarea: “dura come la testa dei raddesi”, dice qualcuno. Di certo la ricchezza di scheletro caratterizza tutta la zona e garantisce vibrazioni, tensioni e, nei casi migliori, finezza.

Spartiacque della denominazione

Una prima divisone dell’areale, seguendo la mappa di Alessandro Masnaghetti e i preziosi approfondimenti dell’agronomo Andrea Frassineti, ci fa tracciare una linea che separa la parte nord da quella meridionale del comune. Radda è infatti un vero spartiacque della denominazione, diviso a sua volta in due areali: quello del torrente Pesa, che scorre verso Firenze, e quello del fiume Arbia, che procede in direzione Siena. La parte settentrionale è la più rilevante, in termini di superficie vitata e densità di cantine, maggiormente caratterizzata da macigno e sabbie arenarie; quello sud più frastagliato, ad esclusione della sezione a ridosso del paese, segnata da una grande presenza boschiva, oltre che da suoli di rilevante matrice calcarea.

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Radda in Chianti

Le altimetrie della zona

Altra questione fondamentale per comprendere i vini della zona è quella delle altimetrie. Le punte non mancano in nessun quadrante ma, in generale, le vigne più in alto si trovano a nord, superando in certi casi gli 800 metri. Questo dato, immediatamente capace di evocare filari scoscesi e pendenze fuori scala, climi continentali e clamorose escursioni termiche, incrociato a quello di terreni poveri, ci consegna un quadro ormai chiaro e fa comprendere come, da questi contesti, il sangiovese possa dare il meglio di sé in termini di finezza e profondità.

Facile dirlo oggi, meno scontata questa lettura in anni passati.

Una tendenza… controtendenza

Radda è in cima ai pensieri degli amanti dei sangiovese più autentici, affilati e nervosi, magari con qualche spigolo e rusticità ma mai in difetto di acidità, sapore e longevità. Caratteri positivi per molti, oramai, ma affatto condivisi negli anni del così detto “rinascimento enologico italiano” (tra la fine degli ’80 e i primi Duemila), epoca in cui dominava un modello fatto di estrazione, rotondità, esaltazione del frutto e dei richiami tostati.

Altra questione da considerare è quella dei cambiamenti climatici in corso, capaci di rendere una zona piena di incertezze, tra cui quelle relative alla perfetta maturazione delle uve, mai semplice o scontata, in una culla più benevola e confortevole. Da questo punto di vista, anche grazie a una viticoltura certamente più moderna e precisa, le cose sono cambiate radicalmente rispetto al passato, con le ovvie conseguenze nei vini prodotti.

Radda in Chianti degustazione annata 2016

Il fattore umano

Infine il dato più squisitamente “umano”: è raro trovare un territorio con tante realtà brillanti e produttori eccellenti come a Radda, capaci peraltro di creare una “comunità del vino” che dialoga, ragiona, si confronta e collabora in maniera sostanziale. Un dato fondamentale, senza il quale il concetto di terroir sarebbe monco e la zona incapace di realizzare così tanti grandi vini; ma soprattutto di avere l’identità, la riconoscibilità e lo straordinario carattere che la distingue.

a cura di Antonio Boco

Il racconto continua nel mensile di Febbraio del mensile del Gambero Rosso con il racconto di questo mosaico di terreni diversi, dove tanti produttori si sono uniti nell’Associazione Vignaioli di Radda, con la grande degustazione esclusiva che si è tenuta presso le sale di Casa Chianti Classico, con l’assaggio della straordinaria annata 2016, un’annata magica, capace di regalare vini golosi nel breve periodo quanto di garantire bottiglie dal passo lungo.

QUESTO È NULLA…

Nel mensile di Febbraio del mensile del Gambero Rosso trovate il racconto completo con in più i contributi di Valentino Tesi – miglior sommelier itaiano Ais 2019 – il critico e scrittore di vini Giampaolo Gravina, Bill Nesto, Master of Wine, Master Lecturer at Boston University e coautore con Frances Di Savino di Chianti Classico, e Davide Bonucci, il fondatore dell’Enoclub di Siena. Non solo: troverete le preziose carte geografiche e altimetriche del territorio, la piantina con tutte le cantine e gli indirizzi imperdibili. Senza scordare l’abbinamento perfetto, con 5 piatti di tradizione suggeriti da Andrea Gori della trattoria Da Burde, gli indirizzi dove mangiare, dormire e far food shopping in zona.

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