L'Oiv certifica la crisi globale del vino: i numeri 2023 battono ogni record. Ma in negativo

25 Apr 2024, 20:01 | a cura di
L'Organizzazione internazionale della vigna e del vino ha illustrato uno dei peggiori scenari mondiali per l'industria vitivinicola. In calo consumi, scambi commerciali e produzione. C'è un surplus di oltre 15 milioni di ettolitri

L'Oiv certifica definitivamente lo stato di crisi e di difficoltà del vino mondiale. Nello scenario illustrato a Digione dal direttore generale, John Barker, i numeri sono impietosi e riescono a battere, in negativo, molti record: giù i consumi, gli scambi internazionali e, come era stato annunciato lo scorso novembre, la produzione di vino che è crollata come non si vedeva dal lontano 1961 a fronte di un vigneto mondiale con superfici sostanzialmente stabili. Dalla sua nuova sede, dopo il trasferimento da Parigi nell'anno del centenario dalla fondazione, l'Organizzazione internazionale della vigna e del vino, presieduta dall'italiano Luigi Moio, ha messo sul tavolo un durissimo elenco di dati che suona come un grido di dolore e che, allo stesso tempo, deve essere un monito per tutta l'industria ad affrontare seriamente il problema. Anzi, i problemi.

Produzione più scarsa dagli anni Sessanta

 

Oiv produzione mondiale di vino 2023

A partire da un livello produttivo raggiunto lo scorso anno che è tra i peggiori degli ultimi sessanta anni, per un mix di fattori che vanno dalle gelate alla siccità, fino alle dilaganti fitopatie, come accaduto in Italia. Gli effetti della crisi climatica, a tutte le latitudini, sono sempre più evidenti. Sono, infatti, 237 i milioni di ettolitri di vino prodotti nel 2023, con una diminuzione del 9,6% rispetto al 2022. All'appello mancano complessivamente 25 milioni di ettolitri, a causa soprattutto del forte calo dell'Italia (38,3 mln/hl con -23,2 per cento, il raccolto peggiore dal 1950) e della Spagna (28,3 mln/hl e -21 per cento con il dato peggiore dal 1995). La Francia, che ha riguadagnato il primato produttivo sull'Italia, ha portato in cantina 48 milioni di ettolitri di vino, grazie a un raccolto a +4,4 per cento sul 2022 e superiore di oltre otto punti rispetto alla media dell'ultimo quinquennio. I tre principali produttori europei valgono quasi la metà dei quantitativi mondiali. Anche se tutta l'Europa conta 144,5 milioni di ettolitri: livello molto scarso e, negli ultimi venti anni, secondo solo alla disastrosa annata del 2017. Mentre, tra gli altri Paesi, seguono gli Stati Uniti (24,3 mln/hl), il Cile (11 mln/hl con -11,4% per incendi, siccità e alluvioni), l'Australia (9,6 mln/hl a -26,2%) e il Sud Africa (9,3 mln/hl con -10% principalmente per attacchi di oidio e muffe). Da sottolineare, la parabola discendente dell'Argentina che, a causa di freddo primaverile e grandine, perde nettamente posizioni nella classifica globale a causa del suo peggiore raccolto dal 1957. Anche la Cina ha ridotto di ben 33% i volumi del 2023, ad appena 3,2 milioni di ettolitri (nel 2018 erano 9,3). L'Oiv ha diffuso anche le prime stime sulla vendemmia 2024 nell'emisfero sud del mondo: segno positivo per Australia (+21% a 11,7 mln/hl)), Argentina (+27% a 11,2 mln/hl)) e Sud Africa (+1%), in calo il Cile (-5%) e il Brasile (-5 per cento).

Terzo calo consecutivo dei consumi

Consumo vino mondiale 2000-2023

Altra grana per l'industria mondiale del vino è rappresentata dai consumi, su cui hanno influito sia l'affermarsi di nuovi stili sia un generalizzato calo del potere d'acquisto, indotto dall'aumento dei prezzi dei prodotti che le aziende hanno dovuto inevitabilmente ritoccare al rialzo, per esigenze di bilancio determinate da un incremento importante dei costi delle materie prime. Ma anche una progressiva disaffezione al vino di un gigante come la Cina, che dal 2018 ha voltato decisamente le spalle alla categoria  (allora consumava 17,6 milioni di litri di vino contro i 6,8 mln dello scorso anno). Complessivamente, nel 2023, il totale di 221 milioni di ettolitri di vino consumati nel mondo indica, secondo le stime dell'Oiv, una discesa ulteriore del 2,6 per cento, ovvero il peggiore dato dal 1996. Una quota, questa, che se rapportata ai 237 milioni di ettolitri prodotti nel 2023, sta a significare la presenza di un surplus di 16,1 milioni di ettolitri (-54% sul 2022). Considerando che ogni anno tra 25 e 35 mln/hl del vino prodotto è destinato a usi industriali (distillazione, aceto, bevande a base di vino), l'Oiv prevede che il mercato mondiale possa tornare in equilibrio.

I grandi consumatori: chi sale e chi scende

Considerando i vari mercati clienti, gli Stati Uniti restano il primo e più importante sul fronte dei consumi (33,3 mln/hl con -3%), seguiti sul podio da Francia (primo in Europa, con 24,4 mln/hl e -2,4%) e da Italia (21,8 mln/hl con -2,5%, al di sotto del 5,8% sulla media quinquennale) tutti in calo, così come la Germania (-1,6%) e il Regno Unito (mercato extra Ue a 12,8 mln/hl con -2,9%), rispettivamente a quota 19 mln/hl e 12,8 mln/hl. Tra gli altri Paesi in classifica, lieve crescita di Spagna (+1,7%) e Russia (che ritorna ai livelli pre-pandemia con un +3% a 8,6 mln/hl), e solito crollo cinese (-25%). Flessioni anche in Argentina (-6%) e Portogallo (-9% a 5,5 mln/hl). Mentre il Brasile si riposiziona ai livelli del 2020-21 grazie a una crescita dell'11,6 per cento (4 milioni di ettolitri). Sud Africa in lieve flessione ma dopo un 2022 record e Australia stabile a 5,4 milioni di ettolitri di vino consumati nel 2023.

Scambi commerciali di vino mai così male dal 2010

Non è andata meglio al commercio globale di vino che aveva già dato segni di difficoltà nel 2022 (-5%) e che nel 2023 è sceso al punto più basso da circa quindici anni, poco sotto i 100 milioni di ettolitri (-6% rispetto al 2022), per un giro d'affari che, invece, è salito a 36 miliardi di euro (secondo massimo di sempre dopo il 2022 e quasi il 30% in più sul 2020) ma principalmente per effetto dell'inflazione, come sottolineato dagli analisti dell'Oiv. Di conseguenza, il prezzo medio all'export ha toccato quota 3,62 euro per litro (+2%). Come ha evidenziato l'Organizzazione i responsabili del calo a volume degli scambi commerciali di vino nel 2023 sono stati Cile, Sud Africa, Francia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Argentina, con perdite tra 1,5 e 0,7 milioni di ettolitri. Complessivamente, l'indice di internazionalizzazione del vino (espresso dal rapporto tra export e consumi) è al 45% nel 2023. Si tratta del secondo calo consecutivo dal 2021.

Imbottigliati e vini sfusi i più penalizzati

Oiv scambi mondiali di vino - volumi e valori - 2000-2023

Guardando alle tipologie di vino commercializzate, i vini in bottiglia pesano per il 53% dei volumi scambiati nel mondo e il 67% dei valori. I dati Oiv dicono che questa voce ha perso nel 2023 il 9% in volume e il 6% in valore rispetto al 2022, con un prezzo medio salito del 3% a 4,7 euro per litro. Gli spumanti hanno perso, un po' inaspettatamente, il 4% dei volumi con un incremento dei fatturati dell'1%. La quota è rimasta invariata, con l'11% in quantità e col 25% della spesa e un prezzo medio di 8,2 euro al litro che è cresciuto del 4 per cento. Passando allo sfuso, che vale un terzo dei volumi di vino scambiati nel mondo, il 2023 ha segnato un decremento del 4% in quantità e un -10% a valore con una quota sul fatturato molto bassa, di appena il 7% sui 36 miliardi di euro di vino scambiato globalmente. Il prezzo medio dei vini sfusi è sceso del 7% a 0,7 euro per litro. Infine, la categoria del bag in box (contenitori sopra 2 litri ed entro 10 litri), protagonista di una forte ascesa nel periodo pandemico, nel 2023 occupa il 4 per cento nei volumi e il 2 per cento nei valori di vino esportato, con un prezzo medio di 1,9 euro al litro, cresciuto del 4% sul 2022 mantenendosi a un discreto livello.

Italia primo esportatore (ma solo a volume)

L'Italia resta il primo esportatore di vino al mondo in quantità (-1% a 21,4 mln/hl), precedendo la Spagna (in calo del 6,6% a 20,8 mln/hl) e la Francia (-5,8% a 12,7 mln/hl) che, però, è leader per fatturato: 11,9 miliardi di euro rispetto ai 7,7 miliardi del vino italiano. Il 2023 non è stato l'anno giusto per provare a colmare il gap. Questi tre Paesi, in ogni modo, valgono il 63% di tutto il giro d'affari mondiale all'export. L'Italia, in particolare, ha registrato l'unico incremento nel 2023 per la categoria spumanti: +3% rispetto al -1% dei rispettivi competitor. Tra gli altri grandi esportatori, va segnalata la difficile situazione del Cile che, a causa di una vendemmia 2023 molto scarsa, ha subito le conseguenze anche sulle vendite estere, con volumi giù del 18% e valori in ribasso di oltre il 22 per cento. Problemi anche per l'Australia (-10% a valore) e per il Sud Africa (-13,5% nei valori e -20,3% a volume). Male gli Stati Uniti, con cali in doppia cifra sia in quantità (-25,8%) sia nel giro d'affari (-19%) a eccezione degli sparkling. Intorno al -20% anche la performance, in entrambe le voci, dell'Argentina. E non è andata bene alla Nuova Zelanda, con perdite nel 2023 del 26% nei quantitativi di vino esportati (2 milioni di ettolitri) per un giro d'affari a 1,2 miliardi di euro (-11 per cento nel 2023).

La poca sete di vino di Usa, Uk e Germania

donna con vino rosso

Se si guarda alla sola voce import di vino, Usa, Uk e Germania si confermano i grandi acquirenti mondiali, con quote del 40% in quantità e del 37% in valore. Ma dai dati dell'Organizzazione internazionale della vigna e del vino emerge anche una diminuzione della sete di vino in tutto il 2023. La Germania, in particolare, è il maggiore acquirente di vino nel mondo: il 2023 ha totalizzato 13,6 milioni di ettolitri di vino (-0,3%) per una spesa scesa del 4,6% a 2,6 miliardi di euro. Il Regno Unito di ettolitri ne ha importati 12,3 milioni (-5,1%) spendendo 4,7 miliardi di euro (-3,3%), prevalentemente a causa di minori acquisti dall'estero di vino sfuso. Forte decremento per gli Stati Uniti, che hanno acquistato 12,3 milioni di ettolitri (-14,6% sul 2022) spendendo oltre 11% in meno (6,2 miliardi di euro) ma rimanendo il primo acquirente a valore di vino a livello globale. Un mercato che potrebbe essere decisivo per l'auspicata ripresa nel 2024-2025. Spostando lo sguardo a Oriente, sono netti i cali sia per Cina (-26% a volume e -21% a valore) sia per Giappone (-12% e -7% a 1,6 miliardi di euro). In risalita la Russia (+2% in quantità). Infine, come è andato l'import di vino dell'Italia? Con 2 milioni di ettolitri, il 2023 ha registrato un lieve incremento sul 2022 ma con una spesa cresciuta in maniera importante del 18,7% (a 0,5 miliardi di euro) soprattutto per effetto degli acquisti di vino sfuso (82%). Spostandoci al 2024 italiano, alla luce della scarsa vendemmia 2023, che già sta provocando una penuria di materia prima, nonostante non manchino le giacenze, l'industria del Belpaese sta già facendo scorte di mosti e sfusi dall'estero, come è emerso chiaramente dai primi dati Istat del mese di gennaio 2024. Come dire, la crisi c'è ma se il mercato chiede bisogna farsi trovare pronti.

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