I danni maggiori si contano nella regione occidentale dell’Eifel, nella valle del fiume Ahr, dove l’alluvione ha avuto conseguenze disastrose sui vigneti. Per questo l’Istituto del vino tedesco sta raccogliendo fondi per ripartire al più presto.
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L’alluvione in Europa e le conseguenze in Germania

Due mesi di precipitazioni concentrate in appena 24 ore, come certificato dal servizio meteorologico nazionale tedesco. Nelle regioni centro europee comprese tra Germania, Belgio e Olanda non si era mai vista tanta pioggia. La conta delle vittime di quella che è stata definita, dati alla mano, l’alluvione del secolo è ancora in corso e
si cercano centinaia di dispersi nei vari comuni interessati. Le piogge torrenziali, che hanno fatto crollare ponti, saltare i collegamenti, cancellato le strade e ridisegnato il paesaggio, hanno colpito diversi centri che sono anche comuni vitivinicoli ed enoturistici, soprattutto in Germania.

I danni dell’alluvione per i viticoltori dell’Ahr

I danni si contano nella regione occidentale dell’Eifel, in particolare nella rigogliosa valle del fiume Ahr, affluente del Reno, dove sono 563 gli ettari vitati (una delle più piccole aree tedesche). Qui, l’ultima grande alluvione è datata 1910. Ma, seppure scarsamente popolata, quest’area, dove il Pinot nero è tra le eccellenze vitivinicole, è nota per la grande capacità di rialzarsi di fronte alle difficoltà. A fronte di cantine ed enoteche allagate, uffici spazzati dall’acqua, sono già iniziate le raccolte di fondi e le gare di solidarietà per la ricostruzione. I viticoltori, da queste parti, conoscono bene gli effetti delle alluvioni e sono abituati a correre ai ripari. La differenza, stavolta, l’hanno fatta la velocità e la violenza dell’evento.

Come sostenere i viticoltori tedeschi

I media locali hanno raccolto decine di testimonianze di produttori, come in Renania- Palatinato, dove Michaela Wolff, che gestisce con la famiglia la Weingut Sonnenberg, nel comune di Bad Neuenahr-Ahrweiler, ha parlato di un “effetto bomba” provocato dalle piogge. Nella cantina Selbach-Oster, sfiorata dalla Mosella, Johannes Selbach e suo figlio Sebastian hanno salvato la produzione nuotando nell’acqua tra le botti, come raccontato da Wine spectator. In generale, in molte delle aree colpite (da Mayschoss a Dernau), non c’è stato modo di mettere in sicurezza i macchinari da lavoro e, oltre alle perdite umane, a mancare sono trattori e presse. Le uve continuano a crescere e la vendemmia sarà un rito da compiere, comunque e a qualunque costo, anche se – come riferiscono le testate locali – sono poche le cantine pronte a portare a casa il raccolto nei prossimi mesi. Per ripartire al più presto, c’è bisogno di attrezzature e soprattutto di manodopera. La volontà non manca di certo.

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Intanto, l’Istituto del vino tedesco sta raccogliendo sul suo sito le donazioni e le offerte di aiuto: deutscheweine.de/

Questo articolo è stato pubblicato sul settimanale Tre Bicchieri del 22 luglio 2021.

a cura di Gianluca Atzeni