A Milano, una nuova cena-evento dedicata al lambrusco, un “Giro d’Italia” con 5 grandi chef. Per raccontare l'identità di un vino in grande ascesa e del suo territorio.
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La nebbia non c’è più. Il lambrusco di nuovo protagonista

La nebbia non c’è più!”, ride Carlo Piccinini, vicepresidente della Cantina Sociale di Carpi e Sorbara, mentre viaggiamo sotto l’argine del Secchia tra filari di sorbara e salamino. Non è del tutto vero, ma le leggendarie nebbie della “bassa”, quelle che avvolgevano i filari fino a farli scomparire, quelle non ci sono più. Carlo continua: “Sarà per quello che oggi ci possono vedere tutti!”. È una battuta, ma racconta bene il momento straordinario del lambrusco, che è ritornato protagonista nella ristorazione italiana. Ed è proprio la ristorazione a celebrarlo, con una cena-evento a Milano organizzata da Gambero Rosso l’11 novembre 2019, che schiera cinque autentici fuoriclasse: Pietro Vergano del Consorzio di Torino, Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna, Giuseppe Gasperoni del Povero Diavolo di Torriana di Rimini, Sebastiano Caridi di Caridi Pasticceria Faenza, Eugenio Boer di Bu:r Milano.

Un piatto di tortellini e un bicchiere di lambrusco

Giro d’Italia con il lambrusco. La cena

I cinque presenteranno un menu dedicato al lambrusco e a ogni piatto sarà abbinata una tipologia: Sorbara, Salamino di S. Croce, Grasparossa di Castelvetro, Colli di Scandiano e Canossa Lambrusco, Reggiano Lambrusco. Un viaggio attraverso i territori del lambrusco e attraverso la cucina italiana, dalla grande classicità della mano di Minarelli, alla creatività della nuova generazione rappresentata dal talento di Giuseppe Gasperoni. È una celebrazione della capacità di questo vino di conciliare tutto, classicità e modernità, anima popolare e contenuti alti. “Il lambrusco è il vino italiano più versatile a tavola”, racconta Angela Giacobazzi che da anni viaggia in Oriente per sviluppare il mercato dei vini di famiglia. “Può accompagnare cucine che hanno un repertorio lontano dalla classicità italiana come la cucina cinese. Non a caso resta il vino italiano più conosciuto all’estero.

Lambrusco versato in calice dalla bottiglia

Come cambia il lambrusco

La nuova stagione del lambrusco è anche questo, una nuova generazione di produttori e tanta voglia di conquistare la ristorazione di tutto il mondo. “Sì, è vero”, commenta Davide Frascari presidente della cooperativa reggiana Emilia Wine, “È tutto cambiato, ci sono straordinari piccoli artigiani e cooperative che hanno cominciato a imbottigliare le loro migliori produzioni. Il lambrusco non è mai stato un vino così territoriale. E non è mai stato così buono.” E la conquista parte proprio dall’Italia come sottolinea Anselmo Chiarli. “Dobbiamo tornare protagonisti delle carte dei vini del nostro paese. Profeti in patria? Si può, eccome se si può. E si deve!” Che in Emilia ci sia in questi anni una grande energia lo testimoniano alcuni grandi personaggi come Massimo Bottura e Massimo Spigaroli, lo testimonia la forza di quella che è ormai comunemente chiamata “motor valley”, e anche l’esplosione qualitativa di una filiera che non ha paragoni e che mette in fila prodotti straordinari come prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, Mortadella di Bologna, Aceto Balsamico Tradizionale e Cotechino di Modena.

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L’identità dell’Emilia

Adesso dobbiamo portare le persone in Emilia, renderle partecipi di un’esperienza unica che comincia dal carattere e dalla generosità della gente. Un vino senza un territorio visibile e conosciuto non vale nulla. Per troppo tempo ci siamo nascosti dietro a un nome, lambrusco, oggi dobbiamo accompagnare chi beve i nostri vini a conoscerci e ad apprezzarci. È un racconto che va completato.” Le parole sono di Alberto Medici, che insieme alla famiglia ha cominciato per primo ad accogliere i turisti e i viaggiatori nella tenuta di famiglia “La Rampata” sulle prime colline reggiane. “Abbiamo cominciato molti anni fa, oggi i numeri sono incredibili, impensabili anni addietro”.

Un momento positivo, con una filiera che si rinnova in fretta incalzata da un mercato che chiede valore aggiunto, ovvero identità e riconoscibilità, e non semplicemente prodotto. È un passaggio culturale e la ristorazione è la tappa più importante di questo cambiamento, l’esame più difficile da superare. Il lambrusco accetta la sfida, a cominciare dall’evento di Milano dove la migliore ristorazione italiana incontrerà la nuova stagione di questo grande vino italiano. E dove ci sarà da stupirsi, lo spettacolo è garantito.

Il menu della cena e le informazioni sull’evento

 

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a cura di Giorgio Melandri

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