La Doc Sicilia, il Consorzio di tutela, le prospettive future, l'export e la sostenibilità: intervista ad Antonio Rallo.
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8.354 viticoltori, 461 aziende imbottigliatrici, 90.594.310 bottiglie prodotte nel 2020: sono i numeri da capogiro messi in fila dal Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, una realtà nata nel 2012, oggi guidato da Antonio Rallo. Con lui abbiamo fatto il punto di questi quasi dieci anni di attività, tra sostenibilità, il successo all’estero e il difficile periodo della pandemia.

Antonio Rallo

Come nasce l’idea di un Consorzio per la Tutela della DOC Sicilia?

La Denominazione di Origine Controllata Sicilia viene ufficialmente riconosciuta il 22 novembre 2011. L’anno seguente, il 2012, viene fondato il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia: viticoltori, vinificatori e imbottigliatori promotori del riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata, decisero di fondare il Consorzio, una realtà che potesse dare loro una voce, e che riuscisse concretamente a valorizzare e salvaguardare la produzione vinicola dell’isola. Dalla sua creazione a oggi, il Consorzio mette in atto attività e iniziative volte a tutelare la denominazione DOC Sicilia e garantisce che tutte le fasi e le disposizioni indicate nel Disciplinare di Produzione vengano rispettate rigorosamente. Attraverso l’impegno del Consorzio, la denominazione DOC Sicilia viene riconosciuta come garanzia di qualità e come simbolo non solo della regione, ma della stessa produzione Made in Italy in Italia e all’estero.

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La Sicilia può essere considerata quasi come un micro-continente, tanti sono i territori e le diverse caratteristiche geografiche dell’isola. Allo stesso tempo ci sono tante differenze anche nelle dimensioni delle aziende, dove si va dagli artigiani a produttori da milioni di bottiglie: quanto è complesso mettere d’accordo tutte queste anime per raggiungere l’obiettivo comune?

In nove anni siamo passati da zero a 96 milioni di bottiglie. Siamo diventati il quarto Consorzio d’Italia dietro Prosecco, Pinot Grigio e Abruzzo. Il segreto di questi risultati? Pensiamo sempre in un’ottica generale che consenta a tutte le diverse realtà di riconoscersi nel progetto madre: fare sistema. Le scelte del Consiglio d’Amministrazione del Consorzio sono il frutto del confronto continuo, della capacità di ascolto di ognuno di noi. Ed è un successo propiziato anche dal costante miglioramento della qualità e dal programma di promozione della Doc Sicilia.

Nel mondo del vino, e non solo, ultimamente si fa un gran parlare di “sostenibilità”: come affronta il tema la Sicilia vinicola?

È uno dei punti di forza naturalmente insito nel vino siciliano: basti pensare che la Sicilia ha il vigneto biologico più grande d’Italia: rappresenta da sola il 34% della superficie biologica italiana, seguita dalla Puglia che si attesta al 16-17%. Inoltre, più del 75% della superficie vitata dell’isola, caratterizzata da una enorme ricchezza varietale e da un clima naturalmente vocato alla sostenibilità della produzione, viene coltivato secondo le pratiche di lotta integrata. Mosso da questa consapevolezza lo scorso anno, con la nascita della Fondazione SOStain Sicilia, il Consorzio ha avviato un progetto volto a rendere ancora più sostenibile il sistema produttivo dei vini Doc della regione.

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E questo in che modo?

Da un lato, rispetto ad altri territori, la Sicilia conta su condizioni climatiche vantaggiose, ventose e secche, che ci consentono di effettuare facilmente delle buone pratiche in vigna limitando i trattamenti. Dall’altro lato, le aziende devono raggiungere l’obiettivo di diventare più sostenibili sul fronte energetico e idrico. Andremo perciò ogni anno a misurare le prestazioni delle nostre aziende, con il supporto di un ente certificatore, per poter migliorare i processi produttivi e lasciare alle prossime generazioni un territorio più salubre. E per raggiungere questo obiettivo, ci siamo dati limiti più stringenti e ambiziosi rispetto a quelli previsti dal ministero dell’Ambiente e dal Mipaaf.

Per quanto riguarda la biodiversità, invece?

Inoltre, con l’assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana lavoreremo su tutte le oltre 70 varietà autoctone che si sono evolute in 2.500 anni di viticoltura in Sicilia e delle quali solo una decina sono quelle che oggi vengono comunemente coltivate. In primo luogo, stiamo facendo un lavoro di mantenimento della biodiversità per poi andare a valutare le caratteristiche di ciascuna varietà per selezionare dei cloni che potenzialmente possano dare dei buoni risultati qualitativi e commerciali nel futuro.

Come dicevamo sono tante le anime viticole della regione: ma se dovesse concentrarle in due vitigni quali sceglierebbe e perché?

Grillo e Nero d’Avola. Il Grillo perché è un vino che piace sempre più, i produttori siciliani sanno ormai come produrlo al meglio. Per profumi, struttura e vivacità è ormai nell’olimpo dei bianchi nazionali. Il Nero d’Avola è un prodotto di eccellenza che ha contribuito a far conoscere la Sicilia ovunque nel mondo: esprime in modo universalmente apprezzato le caratteristiche territoriali e aggiungo anche culturali della nostra isola.

Come vanno le cose sui mercati esteri per il vino siciliano?

L’export rappresenta per le aziende siciliane il 56% delle vendite della produzione annuale. Negli ultimi sei anni, utilizzando i programmi di promozione, la Doc Sicilia ha aumentato di sei volte la quantità di bottiglie esportate. Proprio a fronte di questi dati il Consorzio ha rimodulato le attività di promozione nei mercati esteri alla luce della situazione provocata dal Covid-19 e con un continuo monitoraggio dell’evoluzione di regole e comportamenti dei consumatori di vino.

E nel 2021 cosa succederà?

Abbiamo previsto investimenti in promozione per circa quattro milioni di euro sia sul mercato comunitario, in particolare in Italia e Germania, sia su quello extra Ue (Stati Uniti, Canada e Cina). In Usa, Canada e Cina sono state realizzate nel recente passato campagne pubblicitarie, iniziative di Pr e sui Social che hanno consentito di raggiungere ottimi risultati legati alla migliore conoscenza della Sicilia e della qualità dei vini delle 461 aziende che imbottigliano Doc Sicilia. Per quanto riguarda la Cina, in collaborazione con l’agenzia Ice Pechino abbiamo in programma un calendario di eventi per supportare la presenza delle nostre cantine in quel mercato e aprire la strada all’ingresso di nuove aziende. Grazie alla Camera di Commercio italiana in Giappone, ai produttori della Doc Sicilia è stata offerta infine l’opportunità di partecipare a dei webinar gratuiti per approfondire le informazioni sul mercato vitivinicolo giapponese.

Come sono andate le cose durante la pandemia? Quanto e come ha inciso la crisi?

In generale possiamo dire che le scelte strategiche prese dal Consorzio Sicilia sono state efficaci. Il 2020 si è chiuso con oltre 90 milioni di bottiglie Doc Sicilia, risultato che conferma che si è riusciti a tutelare gli interessi della filiera della denominazione. Come detto in precedenza la Doc Sicilia ha potenziato le proprie attività di promozione privilegiando in primo luogo quei Paesi dove i consumi sono rimasti stabili come gli Usa, il Canada, la Germania, e dove sono previsti margini di crescita. Dati che evidenziano la solidità del settore vinicolo siciliano, una filiera chiave per l’economia dell’isola. A seguito di un’azione di monitoraggio e di ascolto dei canali digitali nel mondo, abbiamo avuto la conferma che il vino siciliano desta molta attenzione all’estero. La priorità ora resta l’uscita dalla crisi sanitaria ed economica in corso. Sicuramente i dati produttivi dei vini Doc Sicilia confermano il trend positivo della denominazione. È il segno tangibile del grande impegno e del lavoro portato avanti dalla Doc Sicilia in termini di comunicazione e promozione, che ci fanno ben sperare per il futuro. Il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di aziende nel progetto costituirà lo step successivo per veicolare maggiormente nel mondo la denominazione Sicilia e per garantire un ritorno economico tangibile a tutti i viticoltori siciliani.