Una vallata di una quarantina di chilometri, che da Nova Gorica scende verso sud-est. È la Vipava Valley in Slovenia. Siamo andati a scoprire i suoi vini.
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Gli anni del regime socialista jugoslavo sono stati duri, ma alla fine hanno anche permesso la sopravvivenza di una viticoltura piccola ma molto interessante, salvaguardando almeno due dei vitigni autoctoni di questa valle che si snoda lungo il fiume Vipava, dall’altra parte del Collio e del Carso. Vini freschi e di carattere, spesso realizzati in biodinamica e con macerazione sulle bucce o in anfora. Nel mensile di dicembre del Gambero Rosso siamo andati alla scoperta della Vipava Valley in Slovenia.

Slovenia vino
Foto di Alen Milavec

La Vipava Valley in Slovenia

Dopo aver abbandonato le verdi colline della Goriška Brda e attraversato le acque smeraldo dell’Isonzo, lo sguardo si apre all’ampio orizzonte della Vipavska Dolina, la Vipava Valley. Una vallata di una quarantina di chilometri, che da Nova Gorica scende verso sud-est, protetta da rilievi montuosi che corrono paralleli fino a stringersi e sfiorarsi verso Podbreg. Sul lato sud-ovest la terra s’increspa e sale verso i primi contrafforti dell’altopiano del Carso. Dalla parte opposta si stagliano le alture della Selva di Trnovo e la massiccia sagoma calcarea del Monte Nanos, con le sue ripide pareti rocciose. Al centro della Valle scorre il fiume Vipava (Vipacco in italiano).

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Il corso d’acqua nasce da sorgenti che affiorano nell’omonimo borgo, per poi confluire nella Soča (ovvero Isonzo). Il clima della Valle è una fusione d’influssi mediterranei, continentali e alpini, che creano condizioni molto particolari. Le estati sono calde e secche e gli inverni, miti nel fondovalle, ma con abbondanti nevicate sui vicini rilievi. I versanti coltivati a vigneto sono sempre ben soleggiati e costantemente battuti dai venti. Le fredde raffiche di Bora soffiano da nord-est scendendo veementi dai monti fino a raggiunge i 200 chilometri orari. Nei rari momenti di tregua, da sud-ovest risale il Mornik, un vento caldo che contribuisce a rendere il clima mite e temperato. La Vipava Valley è una vera culla naturale per la vite, che anche grazie a escursioni termiche tra il giorno e la notte, porta a maturazione grappoli dagli aromi intensi.

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Viticoltura e vini

La Vipavska Dolina, insieme a Goriška Brda, Kras e Slovenska Istra, è una delle quattro aree vitivinicole della regione slovena della Primórska. Nella Valle della Vipava la viticoltura ha origini antichissime, che risalgono alla dominazione romana e forse addirittura ai tempi dei Celti. Il primo trattato sul vino in lingua slovena è stato scritto nel 1844 proprio da un sacerdote della Vipava: Matija Vertovc. Quasi tutti i viticoltori ne conservano gelosamente una copia, come fosse una bibbia del vino. Nel 1873 a Slap è stata creata la prima scuola di viticoltura e nel 1894 è nata la Cantina Cooperativa di Vipava: il tessuto produttivo è costituito da piccole aziende familiari con pochi ettari di vigna, eredità delle vecchie fattorie rurali della Jugoslavia di Tito. In Slovenia le cantine indipendenti hanno una storia recente, che risale alla fine egli anni ’80. Durante il regime socialista, le uve erano conferite alle cantine sociali o vinificate in proprio per produrre vino sfuso a uso familiare.

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Ma è Klemen Mlečnik, uno dei più appassionati viticoltori della zona, a raccontarci questa storia: “Lo stato non vietava espressamente d’imbottigliare il vino, ma chiedeva a chi volesse farlo di seguire un corso per ottenere l’autorizzazione. Questo fantomatico corso però, non è mai stato fatto”. L’organizzazione statale, che considerava le fattorie come piccole aziende agricole autosufficienti, ha preservato il territorio da uno sfruttamento intensivo e da un’agricoltura basata sulla monocultura. I 2.265 ettari di vigne della Vipavska Dolina occupano solo le migliori esposizioni collinari e sono circondate da ampie aree boschive. Non è un caso che molte aziende lavorino in regime di agricoltura biologica o biodinamica, approfittando di un contesto ambientale incontaminato e ricco di naturale biodiversità. Le viti sono coltivate su ripidi terrazzamenti e affondano le radici in terre pietrose, costituite dal classico flysch di marne e arenarie.

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I vitigni storicamente più diffusi

La zona è particolarmente vocata per le uve a bacca bianca, che ancora oggi rappresentano la percentuale più alta e qualitativamente più interessante della produzione. I vitigni storicamente più diffusi sono ribolla gialla, malvasia, zelèn, pinela, e gli internazionali sauvignon blanc, chardonnay, riesling italico e pinot grigio.

I vitigni a bacca rossa sono stati introdotti nel corso nel Novecento e tranne rare eccezioni, non raggiungono il livello dei bianchi. Tra i rossi, si coltivano prevalentemente merlot, cabernet sauvignon e barbera. La barbera, piantata per la sua produttività, viene vinificata in taglio insieme al merlot, creando un blend piuttosto insolito e non particolarmente elegante. Negli ultimi anni alcune aziende si sono lanciate nella coltivazione del pinot nero, con esiti piuttosto altalenanti. Oggi prevale la moderna tendenza della vinificazione in purezza, ma il vino tradizionale del territorio è un uvaggio bianco. Il Vipavec Belo è realizzato con una breve macerazione sulle bucce, utilizzando un assemblaggio di ribolla, malvasia, zelèn, pinela e riesling italico.

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Zelèn e pinela, i vitigni autoctoni

La Valle della Vipava ha conservato gelosamente alcune rare varietà autoctone, che conferiscono ai vini una particolare tipicità territoriale. Molti vitigni storici della Vipava sono descritti nel già citato libro di Matija Vertovc: zelèn, pinela, klarnica, pikolit, poljšakica, vitovska grganja e glera. Oggi molte varietà sono state abbandonate, ma nonostante l’introduzione delle più famose uve internazionali, i viticoltori hanno preservato alcune vigne di zelèn e pinela, frutto di selezioni massali da vecchie viti.

Oggi la superficie vitata per ciascuno di questi due vitigni non supera i 60 ettari. Lo zelèn produce un vino semplice e armonioso con un bouquet connotato da profumi del mondo vegetale. Esprime soprattutto aromi di erbe della macchia mediterranea, note di rosmarino e freschi cenni balsamici. Ha un sorso armonioso, di media persistenza e con un’acidità equilibrata. I vini a base di pinela colpiscono per una freschezza vibrante, un sorso verticale di buona intensità aromatica, con note di agrumi, frutta bianca, pesca e cenni tropicali. La sua spiccata acidità la rende adatta anche alla spumantizzazione con il Metodo Classico. Prima dell’avvento delle varietà internazionali, il vitigno largamente più diffuso nella valle era la ribolla gialla, seguito dalla malvasia. In passato erano molti anche gli ettari vitati con il riesling italico, che veniva utilizzato negli assemblaggi per il suo profilo sostanzialmente neutro e delicato.

Nel mensile di dicembre del Gambero Rosso trovate il racconto completo con il tour tra i produttori.

a cura di Alessio Turazza

QUESTO È NULLA…

Nel mensile di dicembre del Gambero Rosso trovate il tour tra i produttori. Da Marinko Pintar, che gestisce anche una ditta di autotrasporti, alla famiglia Mlečnik che da oltre due secoli coltiva questa terra. Da Franc Vodopivec, titolare della cantina Slavček, a Kristina Mervič della piccola azienda JNK (ma la lista dei produttori è decisamente più ampia). Un servizio di 13 pagine che include anche un utile glossarietto per comprendere meglio l’argomento, i 7 prodotti gastronomici tipici da provare, i nostri 10 migliori assaggi, gli indirizzi dove dormire tra cantine e natura e i ristoranti da non perdere. In più una pratica mappa by Alessandro Naldi per orientarsi nella Vipava Valley.

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